
Dai lavori della nuova linea ferroviaria AV/AC Napoli-Bari sono emersi dei reperti archeologici di inestimabile valore. Si tratta di: un tratto di basolato dell’antica via Appia rinvenuto a Maddaloni; un santuario di epoca ellenistico-romana ricco di materiale votivo, a Ponte; e, infine, un villaggio dell’età del Rame in località Gaudello (Acerra).
I reperti archeologici sono stati presentati lo scorso 4 febbraio, nel corso di una conferenza stampa di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) nella sala Claudia Sottile della stazione di Napoli Afragola. Non erano gli unici reperti presenti: è stata esposta anche una villa romana riemersa nella sua interezza dal comune di Solopaca e numerosissime sepolture con ricchi corredi funerari. Tra i presenti, oltre ai rappresentanti del Gruppo FS, anche le Soprintendenze dell’area metropolitana di Napoli e quelle delle province di Caserta e Benevento. Il Gruppo FS, in un comunicato stampa, si dichiara inoltre: “costantemente impegnato nella promozione dell’archeologia preventiva per garantire che la realizzazione di nuove linee ferroviarie avvenga in modo sostenibile, senza compromettere la ricchezza storica dei territori attraversati”. Non solo, si dicono attenti anche nelle fasi successive al ritrovamento con la valorizzazione dei contesti archeologici e la realizzazione di studi territoriali. Tutto ciò sarebbe garantito anche dalla collaborazione di RFI, Italferr e Anas con Archeolog. Questo ente del Terzo settore lavora in sinergia con le Soprintendenze del Ministero della Cultura, contribuisce significativamente al lavoro di conservazione e valorizzazione dei preziosi ritrovamenti rinvenuti dalla realizzazione e dalla manutenzione di infrastrutture stradali e ferroviarie.



Il ritrovamento di questi reperti ci invita a una riflessione: se ogni volta si scopre qualcosa, perché non avviare una strategia di scavi sistematici? Se, ipoteticamente, il tracciato della linea Napoli-Bari fosse stato diverso, questi reperti sarebbero rimasti sepolti per sempre. Perché, allora, non pianificare interventi archeologici mirati nelle aree in cui la presenza di antichi insediamenti è già accertata? Non è una novità che Maddaloni ospitasse il villaggio di Calatia. Per non parlare di Acerra che ha sempre nascosto dei tesori al di sotto della sua superficie. La zona, di fatti, non è nuova a ritrovamenti del genere. Già dieci anni fa, con i saggi dei cantieri appena aperti, vennero rinvenute 3 necropoli (circa 9500 tombe) nel territorio tra Acerra, Afragola e Casalnuovo. Non solo, persino un villaggio preistorico quasi intero, con costruzioni su eruzioni storiche, e ben 8 ville romane. Eppure, finora non si è mai investito in scavi sistematici, anche perché avrebbero potuto richiedere espropri e costi significativi per lo Stato.
A questo punto, quindi, sorge un’altra domanda: quanto siamo disposti a pagare per la nostra cultura? Quanto vale la nostra storia? L’arte antica viene spesso definita di “valore inestimabile”, ma per molti sembra esserlo solo sulla carta. Accogliamo con entusiasmo la riscoperta del nostro passato, ma solo quando c’è un binario da costruire sopra.
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