
Il Noisy Naples Fest 2026 ha regalato a Napoli due serate dal respiro internazionale, confermandosi tra gli appuntamenti musicali più importanti dell’estate napoletana. Sul palco si sono alternati artisti di assoluto livello, capaci di trasformare la Mostra d’Oltremare in un grande spettacolo dal sapore rock: dai Kasabian ai Franz Ferdinand (sono volate in aria tutte le birre pagate 10 euro, ve lo giuriamo!), passando per gli Skunk Anansie (show di Skin, vera cantante del popolo che scende dal palco per raggiungere la red e la green zone) fino al ritorno dei Bluvertigo, i mitici Planet Funk e l’energia dei Subsonica.

Un day one speciale quello di giovedì 23 luglio, iniziato nel pomeriggio con i set di Addolorata, Groove e Yum-Yab Killers. Con i Bluvertigo è stato come riaprire di colpo una porta sugli anni novanta, ritrovandoli però ancora vivi, irriverenti e sorprendentemente attuali. La band milanese ha giocato con il pubblico tra elettronica e ironia. Un tour che sta facendo ben sperare: più che una reunion, il loro è sembrato il ritorno consapevole di una band che ha ancora qualcosa da dire.
Quando Skin è salita sul palco, quest’ultimo ha cambiato immediatamente temperatura. La cantante degli Skunk Anansie ha cantato – mamma mia che voce, ragazzi! – ha corso e attraversato la folla con una forza quasi incontenibile, alternando rabbia, fragilità e impegno civile. Gli Skunk Anansie hanno ricordato a tutti cosa significhi davvero vivere un concerto rock.


Ad un certo punto, non sentivamo più la stanchezza. Dopo che Ringo ha praticamente regalato mezzo merchandising di Virgin Radio alla folla lanciando magliette dal palco, ecco Alex Kapranos e i suoi Franz Ferdinand – prima volta a Napoli, dai ma come si fa? – che hanno trascinato il Noisy in un ballo collettivo fatto di chitarre, salti e ritornelli urlati. La loro prima volta in città è stata teatrale, rumorosa e irresistibile. Quando è partita ‘Take Me Out’, la Mostra d’Oltremare è diventata un’unica, enorme dancefloor. La festa è finita poi all’Arena Flegrea col dj set di San Juno con Russell Leetch e Elliott Williams degli Editors.


Karlove, Pellegrino e Curcio hanno iniziato le danze per dare la staffetta ai Planet Funk: il loro set con i successi che hanno segnato la dance elettronica italiana e i brani del nuovo album ‘Bloom’, sono stati apprezzati. Si tratta di un ritorno a Napoli, città centrale nella storia e nelle produzioni della band.
Giuseppe Fava ha accompagnato il cambio palco dopo i Planet Funk senza interrompere il ritmo della festa. Un passaggio musicale breve ma utile a preparare l’arrivo dei Subsonica.
La band torinese ha festeggiato trent’anni di attività intrecciando brani storici, nuove sperimentazioni e omaggi a Franco Battiato. Samuel ha ricordato il forte legame con Napoli e l’amicizia nata agli esordi con i 99 Posse. A Obbi è spettato il compito di tenere viva la pista nell’attesa dei Kasabian. Il suo DJ set ha traghettato il pubblico verso il momento conclusivo della programmazione sul palco principale. I Kasabian hanno chiuso i concerti con un’esibizione potente, costruita su oltre vent’anni di indie ed electro-rock.


Dopo la chiusura dei Kasabian, il produttore francese MYD ha spostato la festa nel foyer dell’Arena Flegrea. Il suo DJ set ha prolungato la notte con sonorità elettroniche, house e french touch. Soul Express Soundsystem ha completato l’aftershow riportando al centro groove, contaminazioni funk e spirito da club. Una conclusione affidata al ballo, per accompagnare il pubblico fino a tarda notte.

Noi di Informare abbiamo avuto il privilegio di seguire il festival da vicino (zona pit gold). Un’opportunità che ci ha permesso di raccontare al meglio uno spettacolo che difficilmente dimenticheremo. Proprio per questo, nel rispetto del lavoro svolto da chi ha reso possibile l’evento, riteniamo corretto evidenziare anche alcuni aspetti che potrebbero rappresentare spunti di miglioramento per le prossime edizioni.
La suddivisione del pubblico tra Pit Gold, Green Zone e Red Zone, pur rispondendo con ogni probabilità a esigenze organizzative, di sicurezza e di gestione dei flussi, ha inevitabilmente creato una certa distanza tra una parte degli spettatori e il palco. In particolare, chi si trovava nelle aree Green e Red ha dovuto fare i conti non solo con la maggiore lontananza dagli artisti (c’erano due maxi schermi laterali al palco che permettevano di vedere gli artisti sul palco) ma anche con la presenza della regia audio e luci, posizionata al centro dell’area che limitava sensibilmente la visuale. Da quelle zone, il pubblico si è giustamente lamentato: non si sentiva e vedeva nulla. Questi aspetti dovrebbero essere oggetto di riflessione in futuro per rendere l’esperienza ancora più coinvolgente proprio per tutti.
Un’altra considerazione riguarda il sistema dei token utilizzato per l’acquisto di cibo e bevande. I prezzi, come un drink acquistabile con tre token (pari a 10 euro) o una bottiglietta d’acqua a 2 euro (come al solito, acqua portata da casa vietata) rientrano ormai negli standard dei grandi festival italiani e internazionali. Non si tratta quindi di una peculiarità del Noisy, ma di una dinamica ormai diffusa nel settore degli eventi live. Resta comunque un aspetto che incide sull’esperienza del pubblico e che, come cronisti, riteniamo giusto segnalare.
Al netto di queste osservazioni, il bilancio della due giorni resta estremamente positivo. Circa 10 mila persone a serata, la qualità delle esibizioni, il livello della produzione e la capacità di portare a Napoli alcuni dei nomi più prestigiosi della scena rock internazionale hanno dato vita a un festival di altissimo profilo. Un’esperienza che ha confermato il valore del Noisy Naples Fest e che noi di Informare siamo stati felici di avervi raccontato, con lo sguardo di chi apprezza ciò che funziona ma non rinuncia a proporre, con spirito costruttivo, spunti utili per rendere un grande evento ancora migliore.
Si ringrazia per le foto: 21aKa12 e Bruno Mottola
Reportage a cura di: Gianrenzo Orbassano, Luca De Matteis, Alessandro Terracciano e Carmen Diana.
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