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Respinta la richiesta di Israele di archiviare l'accusa di genocidio

Camilla Esposito Alaia
Camilla Esposito AlaiaRedazione Informare
29 gennaio 20246 min di lettura

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Respinta la richiesta di Israele di archiviare l'accusa di genocidio

Indice (3)

  • 1La Corte dell’Aja sul caso di genocidio Israele-Palestina
  • 2La Corte dell’Aja quindi ha condannato Israele per genocidio?
  • 3Nove paesi hanno sospeso i finanziamenti per gli aiuti umanitari a Gaza: tra questi anche l’Italia

Sono state due settimane di tensione da quando c’è stata la prima udienza della Corte dell’Aja nel caso Israele-Palestina. Precisamente l’11 ed il 12 gennaio, Israele si è dovuta presentare davanti alla Corte Internazionale di giustizia per l’accusa di genocidio ai danni dei palestinesi. Accusa mossa dal Sudafrica. La richiesta di quest’ultimo, era una richiesta che prevedesse una sentenza provvisoria, di conseguenza non impossibile da attuare in tempi brevi. Nello specifico la sentenza provvisoria riguardava un cessate il fuoco temporaneo, che però non è stato concesso.

Altro fattore importante da tenere bene a mente, è che le sentenze della Corte sono sì vincolanti, ma non vi è una regolamentazione che organizzi i metodi attraverso i quali si dovrebbero raggiungere gli obiettivi prestabiliti dalla Corte dell’Aja. Questo rende poi la riuscita e la reale messa in atto di queste sentenze, difficile da attuare. Come dicevamo, la Corte internazionale di giustizia non ha preso provvedimenti su un vero e proprio stop ai bombardamenti. Ha invece riconosciuto la situazione umanitaria catastrofica a Gaza ed ha di conseguenza chiesto ad Israele di non intralciare la consegna di aiuti nella Striscia di Gaza. Ha poi ordinato ad Israele di adottare misure utili ad evitare un genocidio e di punire chiunque incitasse a compierne uno. Infine ha richiesto che venissero rilasciati gli ostaggi detenuti da Hamas.

Insomma, come avevo già anticipato nel mio articolo precedente, questo non è il primo caso di guerra ingiusta ed impari presentato davanti alla Corte Internazionale di giustizia. E questa non è la prima sentenza ad essere più che una risoluzione vera e propria, un mero gesto simbolico.

La Corte dell’Aja sul caso di genocidio Israele-Palestina

La reazione di Israele alla sentenza della Corte Internazionale di giustizia, non poteva essere altro che imbarazzante. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha usato la parola “oltraggiosa” per definire l’accusa di genocidio. In più ha sottolineato che Israele farà tutto per difendersi ed ha sottolineato che: “Come ogni paese, Israele ha il diritto intrinseco di difendersi. Il vile tentativo di negare ad Israele questo diritto fondamentale è una palese discriminazione contro lo stato ebraico, ed è stato giustamente respinto”.

Parole forti quelle del primo ministro, parole forti ed imbarazzanti. Ogni paese ha il diritto intrinseco di difendersi, ma non si può parlare di difesa quando il numero di vittime innocenti va oltre le 25.000 persone. Non quando quasi 3/4 della popolazione della Striscia di Gaza sono costretti ad abbandonare la propria casa. Non è difesa quando una delle principali cause di morte a Gaza, dopo i bombardamenti, è la fame. Fame causata dalla situazione catastrofica che ha raso un intero paese al suolo. Non è difesa quando muoiono bambini ogni giorno, più di 10.000 fra le vittime che si contano oggi. Non è difesa quando oltre la fame, la sete ed il dolore delle perdite, queste persone devono anche patire la preoccupazione che gli aiuti umanitari non arrivino. Patire la paura di essere sparati mentre cercano da mangiare per i propri figli. Questa non è difesa, questa è follia, questo è un vero e proprio genocidio e chi difende questo, difende l’immoralità ed il punto più basso che possa raggiungere un essere umano. La storia si ripete, sempre, è inevitabile, e noi non impariamo, mai e questo potrebbe essere del tutto evitabile.

La Corte dell’Aja quindi ha condannato Israele per genocidio?

La risposta è no. Nonostante la richiesta respinta di Israele di archiviare l’accusa di genocidi, la Corte Internazionale di giustizia non ha definito genocidio quello che sta succedendo a Gaza. Ha però riconosciuto che vi sia l’esistenza di prove sufficienti per procedere con la verifica del caso. Infatti come dicevamo, le sentenze emanate al momento dalla Corte dell’Aja, sono solo sentenze provvisorie. Il fatto che poi siano vincolanti e non ci sono strumenti però per renderle tali, diventa un problema dato che Israele potrebbe semplicemente decidere di ignorare queste sentenze. In questo caso, Israele ha un mese per dimostrare che ha messo in atto le disposizioni rilasciate dalla Corte dell’Aja.

La reazione israeliana però, non lascia spazio alla speranza. Nel caso in cui Israele decidesse di ignorare tali disposizioni, potrebbe intervenire il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con un voto che imporrebbe ad Israele di rispettare le sentenze della Corte dell’Aja. E nel caso in cui gli Stati Uniti non intervenissero con un veto, lo stato ebraico potrebbe risentire di sanzioni economiche e commerciali.

Nove paesi hanno sospeso i finanziamenti per gli aiuti umanitari a Gaza: tra questi anche l’Italia

Come tutti sappiamo, l’ONU è un’organizzazione intergovernativa internazionale. In caso di conflitto, è quest’ultima a dover garantire gli aiuti umanitari necessari. Nel caso della Palestina, si muove attraverso l’organo UNRWA. Quest’ultimo è separato dall’UNHCR, che si occupa sempre di rifugiati ed aiuti umanitari, ma nel resto del mondo. L’UNRWA, invece, è l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel vicino oriente. Questa è un’agenzia di soccorso istituita già nel 1949 e fornisce assistenza ai palestinesi che si trovano nel loro territorio o nei paesi vicini. Ad oggi sono quasi 6 milioni i palestinesi registrati come profughi presso l’UNRWA, di cui 1,7 milioni solo nella Striscia di Gaza (su una popolazione di due milioni). I finanziamenti dei paesi stranieri sono la principale fonte di sostegno di questa agenzia, ecco perchè la situazione è preoccupante.

Sono nove i paesi che hanno sospeso i finanziamenti all’UNRWA, ovvero: Regno Unito, Australia, Canada, Finlandia, Germania, Paesi Bassi, Svizzera ed ovviamente gli Stati Uniti seguiti dall’Italia. Secondo Israele, alcuni dipendenti dell’agenzia delle nazioni unite avrebbero preso parte agli attacchi di Hamas del 7 ottobre, motivo sufficiente per gli Stati Uniti per interrompere i finanziamenti. Le accuse riguardo i dipendenti coinvolti con Hamas, sono state mosse da Mark Regev, uno dei consiglieri del primo ministro israeliano. Il Regno Unito sospenderà i finanziamenti finchè non ci sarà “chiarezza” sulle prove di queste accuse. Ciliegina sulla torta, l’Italia. Il Ministro Tajani si è vantato dicendo che l’Italia non dava già molto a questa agenzia per cui ha sempre nutrito molta preoccupazione.

Philippe Lazzarini, direttore dell’UNRWA, ha definito questa reazione scioccante, soprattutto se si considera che queste accuse riguardano solo un piccolo gruppo dei dipendenti. L’ONU è terrorizzata da questa minaccia al loro lavoro umanitario. E dovremmo esserlo anche noi.

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  • #corte dell'aja
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  • #palestina
  • #UNRWA
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