
Scrivere per ricordare, scrivere per ripercorrere la superficialità dei fatti. Sono questi gli obiettivi di “Apri gli occhi – Storia di padre Giuseppe Rassello, un prete scomodo alla Sanità”, libro scritto da Giuliana Covella, giornalista de Il Mattino, edito da Guida Editori, che sviscera la storia e le vicende giudiziarie che portarono all’arresto del sacerdote arrivato nel Rione Sanità di Napoli alla fine degli anni Ottanta. Covella vuole restituire dignità ad un uomo che si spese molto per uno dei quartieri a quei tempi maggiormente degradati, arrestato con l’accusa di aver abusato sessualmente di un ragazzino di 14 anni.

Potrebbe sembrare un’impresa titanica, ma la giornalista ci riesce benissimo, raccontando le opere positive di Padre Rassello nel quartiere e ponendo l’accento sul fatto che a volte la giustizia può lavorare in modo non imparziale. Padre Rassello era, così come oggi, molto amato alla Sanità: a lui si devono la valorizzazione delle Catacombe di San Gennaro, San Gaudioso e San Severo e la volontà di offrire un’alternativa ai giovani che molto spesso erano reclutati dalla camorra.
Il riconoscimento della rilevanza storica e giudiziaria della vicenda è sancito anche nella prefazione di Roberto Saviano, che invita i lettori ad “entrare nelle pagine del libro per voler arrivare a comprendere come è nata e come è finita questa storia”.
Originaria del quartiere Sanità, anche per l’autrice il ricordo di don Giuseppe Rassello è ancora impresso nella mente: «La sua memoria è ancora viva tra la gente perché ha lasciato il segno. I cittadini riconoscono il grande lavoro che ha fatto con giovani e adolescenti, vittime di un’eroina che allora impazzava. Padre Rassello ha combattuto contro chi spacciava morte. Le persone raccontano che di notte andava a raccogliere i ragazzi abbandonati a sé stessi fuori ai palazzi. Era proprio il classico prete di strada: veniva infatti chiamato il prete in jeans».
Il 2 giugno del 1990 fu arrestato sul sagrato della basilica di Santa Maria della Sanità. La notizia fece scalpore. All’interno del libro Covella prova a riflettere sulle indagini che portarono alle sentenze definitive: «Quando ho letto le carte per la prima volta ho cominciato a capire che c’era qualcosa che non tornava, c’erano testimonianze che si contraddicevano. Le stesse parole dei giudici risultavano ambivalenti: Padre Rassello era stato arrestato soltanto dopo aver ascoltato la testimonianza della presunta vittima. Nella perizia però emerse che il ragazzino non aveva subìto alcuna violenza, come riscontrato anche dai medici. Tutto questo è stato messo nero su bianco nelle carte processuali, eppure fu condannato».
L’autrice riesce a far emergere in modo sottile quella che potrebbe essere l’ipotesi, o solamente un caso, che condusse all’arresto del sacerdote: «Nemmeno due mesi prima, davanti alle telecamere di Samarcanda e intervistato da Michele Santoro su emittente nazionale, aveva denunciato le connivenze tra mafia e politica, gli affari illeciti tra camorra e istituzioni e i rapporti tra la criminalità locale e quello stesso Stato al quale arrivò a chiudere le porte della sua chiesa, impedendo lo svolgimento di un comizio della Democrazia Cristiana in vista delle imminenti elezioni». Le finalità di un libro possono essere molteplici, e in questo caso sono nobili. «I libri e le inchieste devono svolgere una funzione civica e sociale e possono far emergere la verità effettiva, che può non corrispondere necessariamente alla verità sancita dai giudici, che va comunque rispettata. L’obiettivo del mio lavoro è puntare ad una revisione del processo, seppur Padre Rassello non ci sia più, morto nel 2000. Mi piacerebbe poter restituire nuovamente dignità alla sua figura» conclude Covella.
di Donato Di Stasio e Piercarmine Cecere
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