
Nella giornata del 6 giugno il quartiere di San Giovanni a Teduccio è stato teatro di una manifestazione di protesta organizzata dall’associazione Rete Napoli est, in una mobilitazione di realtà civiche e attivisti contro la cattiva gestione delle bonifiche e degli impianti industriali nocivi presenti nella periferia napoletana orientale. Una zona che solo negli ultimi anni è diventata oggetto di attenzione e interventi concreti da parte delle amministrazioni, ma che resta vittima non giustamente risarcita della violenza ambientale indiscriminata causata dalle politiche inquinanti che hanno segnato la zona impunemente nel corso del secolo scorso.
La manifestazione contro il degrado ambientale ha avuto inizio presso la spiaggia di San Giovanni a Teduccio, proseguendo con l’assemblea pubblica dell’associazione presso il parco Troisi nel pomeriggio. Al centro delle polemiche da parte di Rete Napoli Est c’è il mai risolto degrado ambientale del territorio di Napoli est. La legge 9 dicembre del 1998 lo ha inquadrato come SIN, sito di interesse nazionale, per le condizioni critiche di inquinamento che coinvolgono i quartieri che lo compongono, tra cui San Giovanni appunto, Poggioreale, Gianturco e Ponticelli.
Dopo 28 anni da questa individuazione, il prezzo da pagare resta alto. Indagini sia da parte di enti statali che di soggetti privati hanno constatato negli scorsi anni condizioni di contaminazione, legate alle attività industriali, al di fuori dei limiti della legge, come riportato anche dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica. In particolare si rilevano concentrazioni di metalli pesanti e di idrocarburi, nel suolo superficiale e profondo, superiori alle Concentrazioni Soglia di Contaminazione, e composti anche cancerogeni nelle falde acquifere, nonché la presenza di ferro e manganese.
Rete Napoli Est, così come altre associazioni ambientaliste, denuncia da anni l’intervento poco concreto, seppur promesso, da parte delle istituzioni nelle bonifiche del territorio (secondo associazioni quali Legambiente, ad oggi le amministrazioni avrebbero portato a termine meno del 5% di quelle previste), oltre alla presenza di industrie insalubri, depositi di idrocarburi a rischio esplosione, depuratori e discariche abusive. Il documento che attualmente disciplina gli interventi di messa in sicurezza e bonifica del SIN di Napoli est è il Nuovo Accordo di Programma del 2022 (che ha aggiornato il precedente che risaliva al 2007), stipulato tra il Ministero della Transizione Ecologica e la Regione Campania, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale e il Comune di Napoli, quest’ultimo individuato come responsabile unico dell’attuazione.
L’accordo, di carattere programmatico finanziario, ha stanziato circa 35 milioni di euro finalizzati ad attività di vario tipo, tra cui indagine e monitoraggio, bonifica delle falde e caratterizzazione dell’area. Va rilevato, comunque, che gli interventi non coprono le aree private, in cui sorge la maggior parte delle ex industrie dimesse e degli impianti petrolchimici. Queste costituiscono in realtà la maggior parte dell’aree SIN: 446 private su 749 totali.
Nel dettaglio, nel mirino della mobilitazione contro il degrado ambientale ci sono strutture industriali in fase di progettazione di cui si denuncia la dubbia sostenibilità ecologica. Tra queste l’impianto di digestione anaerobica dei rifiuti in Via di Roberto nel quartiere di Ponticelli, la cui costruzione dovrebbe cominciare nel 2027. L’impianto prevede un trattamento alternativo dei rifiuti organici ottenuti dalla raccolta differenziata, la cui energia biochimica si trasformerebbe in biometano, un biogas da immettere nella rete energetica nazionale. Sebbene rappresenti un’alternativa più ecologica alla produzione energetica tradizionale, i comitati territoriali contestano la creazione di un ulteriore impianto di smaltimento di rifiuti che, nonostante la portata innovativa rispetto ai tradizionali sistemi di Compostaggio, determinerà in ogni caso un ulteriore impatto ambientale in una zona già selvaggiamente industrializzata.
Discorso analogo per il litorale di San Giovanni a Teduccio: oggetto di riqualifica ambientale, ma contraddittoriamente ancora scena di produzione cantieristica. Recentemente il Comune ha portato a termine la bonifica della spiaggia grande, la più estesa di Napoli, con certifica dell’ARPAC, permettendo attualmente attività ricreative ed elioterapia anche se non ancora è possibile la balneazione, a differenza della spiaggia di Pietrarsa. Intanto la Darsena orientale è da anni interessata da un progetto di cantieri per estendere l’area portuale verso la periferia est, destinata a diventare un hub di container del porto, il che continua a destare ulteriori perplessità. Un’altra infrastruttura critica è l’ex depuratore, che divide il litorale napoletano da quello porticese, la cui riqualificazione è volta al trattamento delle acque reflue del napoletano.
Al confine con San Giovanni ma appartenente al comune di San Giorgio a Cremano è legata invece la questione dell’inceneritore di carcasse di animali in via Cupa Mannini, che continua a operare nonostante l’attività sia classificata come industria insalubre di primo livello e si collochi in un centro densamente abitato.
Sono questi solo alcuni degli esempi di infrastrutture che, in fase di costruzione o già operanti, evidenziano una problematica dalla portata decennale. La questione si lega con un filo rosso alle polemiche inerenti all’area di Bagnoli, all’altro estremo di Napoli, dove ugualmente le associazioni ambientaliste e i comitati denunciano la cantieristica legata all’America’s Cup e il mancato rispetto dell’integrità del territorio. Il futuro della periferia orientale di Napoli dipende necessariamente dalla postura che le istituzioni decideranno di adottare per risolvere sostanzialmente una questione le cui conseguenze si sono sempre riversate direttamente sulla qualità di vita e la salute dei cittadini, esposti ai materiali inquinanti. Nonostante i passi avanti degli ultimi tempi (si pensi alla bonifica della spiaggia grande), va perseguito un intervento massiccio e sostanziale, prioritizzando l’interesse pubblico e di chi vive nel territorio.
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