
In Italia, la rappresentanza femminile nei ruoli di vertice accademico è ancora molto limitata. Attualmente, solo 17 su 97 università sono guidate da rettrici, il che corrisponde a una percentuale di 17,5%. Questo dato evidenzia un significativo gender gap nel settore universitario, come dimostrano anche i numeri del recente report ANVUR «Analisi di Genere».
L’ambiente universitario è ancora pregno di un’ideologia misogina che associa gli uomini alla cultura e alla responsabilità, molto di più di quanto non valuti le donne altrettanto capaci. È chiaro che lo stigma ormai, nella consapevolezza comune, sia stato superato. Tuttavia, come per ogni preconcetto, c’è un sostrato di tendenze, meccanismi automatici e bias cognitivi duro a morire e di cui è più complicato accorgersi. In questo ci aiutano i dati. Le studentesse sono il 57% dei laureati ma sono il 42% dei professori associati e solo il 27% dei professori ordinari. La situazione è ancor più critica nelle discipline STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), dove la presenza femminile è notevolmente inferiore. Inoltre le donne costituiscono il 46% dei ricercatori nelle università italiane, ma questa percentuale diminuisce significativamente nei livelli superiori della carriera accademica. Tutto ciò evidenzia che la difficoltà non sta tanto nell’associare le donne allo studio quanto al potere. Basta considerare che le rettrici in Italia siano solo 17 su 97 atenei.
Per quanto il cammino sia lungo, è giusto evidenziare che i numeri siano comunque in crescita. Giovanna Iannantuoni, presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (Crui), ha dichiarato: «C’è stata una presa di coscienza collettiva del fatto che posizioni di leadership come quella di un rettorato possono essere tranquillamente ben rette anche da una donna. Anzi, noi donne sappiamo conciliare l’ambizione con la cura e con la generosità di mettere a disposizione degli altri i traguardi che raggiungiamo». Nel 2022 erano solo 12 le rettrici donne, che è comunque un considerevole incremento, poiché nel 2012 la percentuale era solo del 7,5%. Le donne affrontano barriere invisibili che ostacolano la loro progressione nelle carriere accademiche, un fenomeno noto come “glass ceiling”. Tuttavia la leadership femminile risulta spesso vincente, poichè promuove un ambiente lavorativo più empatico, collaborativo e innovativo, senza però risultare manchevole di fermezza. Anche l’Unione Europea è impegnata in merito, con una campagna che ha come obiettivo quello di abbattere gli stereotipi di genere, sia in generale che in campo lavorativo.
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