
Revenge porn: violenza online tramite immagini. Un crimine d’odio che è parte di un più ampio fenomeno: la pornografia non consensuale. Si tratta di foto e video inviati al partner e poi diffusi illegalmente, ma anche di immagini riprese senza il consenso della diretta interessata e poi messe online. Non bisogna girarci intorno ed è necessario spiegare concretamente la gravità della questione. Certo, oggi se ne parla di più a fronte di numerosi casi di cronaca (ultimo Morgan denunciato per stalking e revenge porn da Angelica Schiatti, in Italia), ma non è sempre chiaro cosa si possa fare nel concreto per tutelare le immagini intime online. Purtroppo la violenza tramite immagine prende inesorabilmente forme più subdole. E ancora una volta tutto questo dovrebbe far riflettere.
Oggi in Italia sono circa 2 milioni le vittime di diffusione non consensuale di materiale intimo, mentre più del doppio delle persone conoscono qualcuno che ne è stata vittima. Sono circa 14 milioni gli account italiani che hanno visualizzato immagini online carpite o diffuse senza consenso. Cifre altissime che dovrebbero allarmare. Il reato di revenge porn è previsto all’art. 612-ter del Codice penale italiano, reato che punisce chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate.
La pena prevista è la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5mila a 15mila euro. Nei casi più gravi non sono escluse misure quali gli arresti domiciliari o la custodia cautelare in carcere.
Aumentano le segnalazioni a dismisura. Nel nostro paese, il fenomeno del revenge porn, purtroppo, colpisce come una scheggia. “Sono 299 le segnalazioni di persone che temono la diffusione di foto e video a contenuto sessualmente esplicito, raddoppiate rispetto allo scorso anno”. Questo è quanto segnala l’Autorità garante per la protezione dei dati personali nella Relazione al Parlamento, presentata lo scorso 3 luglio nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio.
Le donne che spesso denunciano si sentono dire che “potevano evitare di mandare la foto” perché in Italia, a livello di campagne di comunicazione, questo è ancora il messaggio che si evince. Cosa servirebbe? Sicuramente maggiore sensibilizzazione ed educazione sul tema. La prima cosa da fare, quando si è vittima di pornografia non consensuale, è contattare subito la Polizia Postale, per sporgere querela, o il Garante per la protezione dei dati personali, che mette a disposizione sul proprio sito una procedura volta a impedire l’ulteriore diffusione non consensuale dei materiali.
Non è mai troppo tardi per difendersi.
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