Ultimo Magazine
Magazine di Settembre - Arcangelo
Magazine Settembre 2026

Magazine di Settembre - Arcangelo

Sfoglia ora
Informare Online

Home
La Redazione
  • Speciali
Officina Volturno
  • Storia di Napoli a fumetti
  • Premio "città di Castel Volturno"
  • Informare con l'Arte
  • PCTO nelle scuole
  • Lavoro e Servizi
Inchieste
Video
Sostienici
  • I nostri sostenitori
AttualitàAmbientePoliticaCulturaSpettacoloSocialeSportCastel VolturnoComunicati StampaPubblicazioni Scientifiche
Logo Informare Online

Magazine di promozione culturale, periodico mensile gratuito, che nasce nel 2002 a Castel Volturno, fondato da Tommaso Morlando, in concomitanza con una forte attività associazionistica praticata dal Centro Studi Officina Volturno sul territorio, in termini di salvaguardia ambientale e testimonianza contro la criminalità organizzata.

Magazine del mese

Magazine di Settembre - Arcangelo
Magazine Settembre 2026Sfoglia ora

Link Utili

  • Home
  • Contatti
  • La redazione
  • Punti di Distribuzione
  • Sostienici
  • I Nostri Sostenitori
  • Archivio Magazine

Categorie

  • Attualità
  • Ambiente
  • Politica
  • Cultura
  • Spettacolo
  • Sociale
  • Sport
  • Castel Volturno
  • Comunicati Stampa
  • Pubblicazioni Scientifiche

Seguici su

Scarica l'App

© 2026 Informare Online. Tutti i diritti riservati.

Testata giornalistica reg. Tribunale di S. M. Capua Vetere N° 678 del 03/04/2007
Home
La Redazione
Officina Volturno
Inchieste
Video
Sostienici
ApprofondimentiAttualitàEVIDENZA

Ricercatori precari: 30mila cervelli senza futuro e tutele

Cristina Siciliano
Cristina SicilianoRedazione Informare
14 novembre 20254 min di lettura

Condividi su

WhatsAppFacebookX (Twitter)Telegram
Ricercatori precari: 30mila cervelli senza futuro e tutele

Indice (4)

  • 1Cosa sta succedendo
  • 2Una generazione cancellata
  • 3Il paradosso del PNRR
  • 4Quando chi custodisce il sapere fugge

Trentamila. Sono tanti i ricercatori precari che oggi tengono in piedi università e centri di ricerca italiani. Trenta­mila cervelli, trentamila biografie sospese, stipendi da 1.630 euro al mese, nessuna garanzia, nessun futuro. L’86% di loro vedrà scadere il proprio contratto entro luglio 2026. E quando il PNRR finirà, come tutto lascia prevedere, due su tre saranno espulsi dal sistema. Qualche giorno fa hanno manifestato davanti al ministero dell’Università e della Ricerca, nelle piazze e nei cortili degli atenei. Ma le telecamere non ci sono, e la politica ormai guarda altrove. Il loro grido si perde nel brusio di una campagna elettorale permanente, dove la parola “ricerca” entra solo nei comunicati stampa. “Ci sono i soldi per le armi, ma non per le nostre vite, sono scelte politiche. Chiediamo alla ministra dell’Università e della ricerca Anna Maria Bernini e al governo di mantenere le promesse e di stanziare i fondi per le nostre assunzioni”, rivendicano dalla Cgil.

Cosa sta succedendo

Negli ultimi dieci anni i ricercatori precari sono esplosi: otto volte in più. Nel 2023 il 77% del personale di ricerca lavora con contratti a tempo determinato, nel 2013 erano meno del 10%. Durata media: sotto i dodici mesi. Quasi la metà dei contratti finanziati con fondi Prin o Pon non supera l’anno. Retribuzioni ferme a meno di 1.700 euro mensili, carriere senza sbocchi, prospettive azzerate. È così che intere generazioni di studiosi fanno le valigie. Restano circa 30 mila post-doc e 40 mila dottorandi, molti impegnati in didattica e attività strutturali, ma senza le tutele di chi insegna davvero. Si tratta di una precarietà che ormai è diventata norma, un’emergenza che si è fatta sistema: la ricerca va avanti, ma chi la fa sopravvive. Il paradosso è tutto qui: si celebra il “merito”, si invoca l’“eccellenza”, ma si alimenta l’insicurezza come modello. Ogni anno l’Italia forma ricercatori che altri Paesi assumono. Germania, Francia, Spagna: stipendi più alti del 40 per cento, carriere definite, riconoscimento professionale. Da noi, invece, retribuzioni d’ingresso tra le più basse d’Europa e investimenti pubblici fermi all’1,5 per cento del Pil.
Il risultato è un Paese che predica competitività mentre svuota le proprie università. Una fuga silenziosa, ma costante, di cervelli e speranze.

Una generazione cancellata

Dietro le cifre ci sono vite dei ricercatori precari. Giovani (e non più giovani) che hanno passato anni tra borse, assegni, contratti annuali, progetti a tempo determinato. Una carriera costruita sul nulla: ogni rinnovo come una roulette, ogni concorso una lotteria. Il 50% dichiara di soffrire di depressione o ansia cronica. Ma questa non è debolezza, è esaurimento da precarietà. Questa è la fatica di chi lavora per la conoscenza ma non riesce a pagarsi l’affitto. Nel frattempo, l’età media dei professori di ruolo continua a salire, le università perdono competitività, e le menti migliori partono per Berlino, Parigi, Boston. A ogni volo, un pezzo di futuro si stacca dal Paese.

Il paradosso del PNRR

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) doveva essere il motore della rinascita. Ha invece creato un’illusione di stabilità: migliaia di contratti legati a progetti che ora si spengono con la stessa rapidità con cui erano stati accesi. I rettori invocano nuove risorse, i sindacati parlano di “emergenza nazionale”, ma il governo risponde con numeri e decreti, non con visione. La ricerca, in Italia, non è mai stata una priorità politica. È un costo, non un investimento. Eppure senza chi studia, sperimenta, insegna, un Paese non innova. Senza ricerca non c’è scuola, non c’è industria, non c’è futuro. Solo stagnazione e oblio. “Basta appena per 180 persone e il percorso di stabilizzazione si sta avviando soltanto ora, a fatica. Ma serve un intervento strutturale per tutti”, sottolinea Antonio Sanguineti, membro del coordinamento dei precari uniti del Cnr. E numeri molto alti si registrano anche all’Istituto nazionale di fisica nucleare, così come e a quello di Astrofisica: “Insieme al Cnr, questi tre enti fanno circa 4.400 precari”.

Quando chi custodisce il sapere fugge

C’è un filo rosso che lega la fuga dei ricercatori alla crisi culturale italiana. Quando il sapere non ha cittadinanza, la democrazia si impoverisce. Oggi, davanti al Ministero, tra cartelli e voci spezzate, si sente una frase che suona come un epitaffio: “Quando chi custodisce il sapere fugge, un Paese muore“. E se continuiamo a voltare lo sguardo, il silenzio sarà la nostra eredità.

Leggi anche: La ricerca scientifica e i bassi stipendi dei ricercatori

Tags
  • #pnrr
  • #precari
  • #precarietà
Cristina Siciliano
Redazione Informare

Cristina Siciliano

Articoli Autore
Ti è piaciuto questo articolo?Condividilo con i tuoi contatti
WhatsAppFacebookX (Twitter)Telegram

Potrebbero interessarti anche

•
•
•
•

Magazine di Settembre - Arcangelo
Magazine Settembre 2026

Magazine di Settembre - Arcangelo

Sfoglia ora

Home
La Redazione
Speciali
Officina Volturno
Storia di Napoli a fumettiPremio "città di Castel Volturno"Informare con l'ArtePCTO nelle scuoleLavoro e Servizi
Inchieste
Video
Sostienici
I nostri sostenitori

Categorie

AttualitàAmbientePoliticaCulturaSpettacoloSocialeSportCastel VolturnoComunicati StampaPubblicazioni Scientifiche

Segnalazioni WhatsApp

Hai qualcosa da segnalarci?

Scrivici su WhatsApp. Tuteliamo l'anonimato e la riservatezza delle fonti.

Scrivici su WhatsApp

Seguici su:
Torna dopo 25 anni di stop il Giro di Campania: la presentazione a Palazzo Santa Lucia
  • APPROFONDIMENTI•
  • ATTUALITÀ

Torna dopo 25 anni di stop il Giro di Campania: la presentazione a Palazzo Santa Lucia

A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...

Davide Puzone•18/09/2026
Costiera Amalfitana in fiamme: gli incendi sono stati appiccati con ordigni
  • APPROFONDIMENTI•
  • ATTUALITÀ

Costiera Amalfitana in fiamme: gli incendi sono stati appiccati con ordigni

La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...

Ilaria Morlando•18/09/2026
Il Santo Patrono restituito alla città di Napoli: ultimato il restauro dell'edicola di San Gennaro
  • APPROFONDIMENTI•
  • ATTUALITÀ

Il Santo Patrono restituito alla città di Napoli: ultimato il restauro dell'edicola di San Gennaro

Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...

Mariafrancesca Cafarelli•18/09/2026
RUBRICA. Leggere che passione!
  • APPROFONDIMENTI•
  • CULTURA•
  • MAGAZINE SETTEMBRE 2026

RUBRICA. Leggere che passione!

Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...

Redazione Informare•18/09/2026