
Se per anni i siriani hanno occupato il primo posto nelle classifiche delle nazionalità che ricevevano lo statuto di rifugiati in Italia, le cose stanno iniziando a cambiare negli ultimi giorni. Di fatti, dopo la caduta di Assad, gli stati europei hanno iniziato a negare l’asilo ai siriani.
“Oggi siamo al fianco di tutti i siriani, nel Paese e nella diaspora, che sono pieni di speranza ma anche di coloro che temono un futuro incerto”. Questo è quanto i paesi dell’UE avevano dichiarato l’8 dicembre attraverso l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri, a poche ore dalla caduta di Damasco. Nei giorni successivi poi, vari paesi, ricorrendo a vari metodi, hanno iniziato a tirarsi indietro rispetto al complesso quadro di protezione internazionali a cui ricorrono migliaia di cittadini siriani. Per ora, l’Austria evoca le “espulsioni” mentre il Belgio assicura che chi si è “integrato” potrà restare.
Resta da capire cosa si intenda per “integrazione” e come si valuti. Queste scelte si inseriscono nella cornice di un progetto portato avanti nell’ultimo anno. Molti stati, infatti, si erano espressi a favore di una normalizzazione dei rapporti con Damasco, anche per agevolare il rientro dei rifugiati in certe parti del Paese, considerate ormai abbastanza stabili (mossa che aveva trovato poi lo sfavore di ONG e agenzie internazionali per la sua avventatezza).

Subito dopo la caduta di Assad, la premier Meloni ha convocato una riunione sulla situazione in Siria, insieme ai ministri competenti e i vertici dell’intelligence. “In un momento in cui i combattimenti ancora proseguono in alcune regioni della Siria, abbiamo ribadito l’assoluta priorità attribuita all’incolumità dei civili e alla necessità di assicurare una transizione pacifica e inclusiva”, è quanto si comunica da Palazzo Chigi, per annunciare la sospensione delle richieste di asilo “analogamente a quanto fatto da altri partner europei”.
Nel 2023, su 63mila rifugiati ospitati dall’Italia, 12mila erano siriani, la seconda nazionalità subito dietro il Bangladesh. Che fare dunque con la sospensione? Filippo Grandi, commissario dell’Unhcr, ha avvertito dal canto suo che “saranno necessarie pazienza e vigilanza” prima che si possa arrivare a “ritorni volontari, sicuri e sostenibili”.
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