
Prende vita l’ambizioso piano di monitoraggio sulla presenza dei rifiuti agricoli sul territorio delle province di Napoli e Caserta, includendo un totale di 90 comuni campani. Il fine dell’operazione è quello di censire, tramite sopralluoghi operativi, la quantità (relativa al peso e al volume), la categoria merceologica e la pericolosità, dei rifiuti in questione. L’obiettivo dell’iniziativa, che vede come motore dell’operazione Coldiretti Napoli e Caserta, è quello di combattere l’abbandono illegale dei rifiuti nella cosiddetta Terra dei Fuochi, oltre che a prevenire l’utilizzo illecito ed improprio dei rifiuti residui.
Allargando lo sguardo al contesto generale, occorre introdurre il tema della gestione dei rifiuti agricoli per comprendere la necessità dell’attuazione di tale operazione. Ad oggi, in Italia, le regole del meccanismo sono a grandi linee le seguenti: i rifiuti agricoli, come coperture per serre, teli di pacciamature e tanto altro, vengono depositati ai margini dei campi, nell’attesa di essere smaltiti secondo le norme previste, che riguardano sia i limiti temporali che quelli quantitativi. Non si tratta dunque di discariche abusive, bensì di stoccaggi temporanei. Tuttavia, per essere considerati come tali, devono essere rispettate una serie di condizioni. Ad esempio, nel caso di rifiuti pericolosi, quest’ultimi devono essere protetti in modo da evitare che i residui chimici filtrino nel terreno sottostante.
L’obiettivo della mappatura è dunque quello di avviare un vero e proprio “censimento dei rifiuti”, distinguendo le aziende agricole che lavorano in maniera corretta da quelle che invece abbandonano i materiali residui contribuendo notevolmente ai danni ambientali nella regione. Mappare i rifiuti equivale a conoscere la loro posizione, potendo controllarne lo smaltimento.
“Va precisato che i rifiuti non sono abbandonati dagli agricoltori ma sono stoccati per essere smaltiti, però è proprio in questa fase che possono essere oggetto di utilizzo illecito”. È con queste parole che la Coldiretti sottolinea come il fine della maxi-operazione, oltre a prevenire il reato di danno ambientale, voglia contrastare il fenomeno delle ecomafie. Tramite la mappatura, infatti, si può porre fine, almeno in parte, alla piaga dei roghi tossici.
Le ecomafie utilizzano i cumuli dei rifiuti agricoli, che sono costituiti per lo più da plastica e che spettano di essere smaltiti correttamente, per bruciare a costo zero, materiali altamente tossici, eliminando ogni traccia di possibili codici identificativi. Riuscendo invece a mappare e ad accelerare le tempistiche di smaltimento dei rifiuti, le ecomafie si ritroveranno senza la possibilità concreta di innescare i roghi. Inoltre, di primaria importanza è anche la lotta al contrasto del traffico illecito dei rifiuti. Infatti, tramite la mappatura, si avrà la possibilità di seguire per intero il percorso dei rifiuti, con l’obiettivo di indirizzarli in circuiti legali e tracciati, indebolendo le filiere illegali che raccolgono la plastica agricola, per poi rivenderla a impianti di riciclo compiacenti o all’estero.
L’iniziativa, fortemente sostenuta dal Commissario Unico per la bonifica delle discariche abusive, vede come protagonisti, oltre che agli operatori di Coldiretti Napoli e Caserta, anche le Prefetture di Napoli e Caserta, il Ministero dell’Ambiente, il Consorzio PolieCo e il Comando Regionale dei Carabinieri Forestali. Come già scritto precedentemente, 90 sono i comuni coinvolti nella mappatura dei rifiuti agricoli: di questi 34 appartenenti alla provincia di Caserta, mentre i restanti 56 alla provincia di Napoli.
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