
200 mila metri cubi di rifiuti speciali pericolosi in 10 mila mq di terreno nei pressi dell’Oasi delle Soglitelle. Così gli ecocriminali stanno distruggendo il litorale domitio.
Il sequestro del terreno è avvenuto a seguito di un’indagine avviata dal Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale (NIPAAF) di Caserta, su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli Nord, e formalizzata l’8 ottobre.
Le indagini sono iniziate dopo che i militari hanno notato un escavatore in azione nella zona, impegnato in lavori di livellamento per la costruzione di un impianto fotovoltaico. Gli accertamenti hanno rivelato che le ditte coinvolte nel progetto, una società greca con sede operativa a Milano e un’altra società milanese che aveva acquisito il sito, non avevano le necessarie autorizzazioni per i lavori e per il deposito dei materiali. Le verifiche preliminari hanno inoltre evidenziato un deposito sospetto di rifiuti, confermato poi durante i sopralluoghi svolti con il supporto dei tecnici dell’ARPAC (Agenzia Regionale Protezione Ambientale Campania).
L’area oggetto del sequestro è completamente ricoperta da rifiuti provenienti da demolizioni edili. Tra i materiali rinvenuti ci sono plastiche, legno, miscele bituminose, guaine, batterie al piombo e pezzi di amianto, rifiuti che rappresentano un grave pericolo per l’ambiente e la salute pubblica. Alcuni di questi rifiuti hanno innalzato il livello del terreno fino a 2 metri rispetto alle aree circostanti, alterando così la geomorfologia del sito.
La situazione è emersa chiaramente durante un sopralluogo del 1° ottobre, quando i militari del NIPAAF e il personale tecnico dell’ARPAC hanno verificato l’assenza di documentazione che attestasse la provenienza dei rifiuti e hanno constatato che i materiali erano stati depositati in modo incontrollato, senza alcuna autorizzazione per il riempimento del suolo. Ulteriori analisi tecniche sono in corso per stabilire con precisione la natura dei rifiuti e il loro impatto ambientale, ma già ora si parla di un elevato rischio di dispersione aerea delle fibre di amianto.
La scoperta di amianto nell’area solleva forti preoccupazioni per la salute pubblica, considerando il pericolo legato alla possibile dispersione delle fibre di questo materiale cancerogeno. Non solo, il deposito massiccio di rifiuti ha modificato la conformazione del terreno, con un riempimento irregolare che rischia di aggravare ulteriormente la situazione ambientale.
Le indagini continuano per quantificare esattamente il danno causato, ma già gli elementi raccolti sono sufficienti per configurare il reato di inquinamento ambientale. La Procura della Repubblica, preoccupata per il rischio di ulteriori danni, ha emesso un decreto di sequestro preventivo dell’area il 2 ottobre, successivamente eseguito dal NIPAAF. La zona è stata quindi affidata in custodia giudiziaria al sindaco di Villa Literno.
Questo sequestro è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi che confermano il continuo sfruttamento illegale e dannoso del territorio del litorale domitio da parte della criminalità ambientale. La zona, che dovrebbe essere un’area protetta e tutelata per il suo valore naturalistico, è invece diventata teatro di sversamenti illeciti e attività abusive che ne compromettono irrimediabilmente l’equilibrio ecologico.
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