
Riflessioni a cura dell’avv. Fabio Russo:
“A distanza di qualche mese, sbollito l’inopportuno tifo da stadio, superato l’agonismo mistificatorio ed il livello di scontro ideologico sul quale ci aveva condotto la magistratura a difesa dei loro interessi corporativi, qualche riflessione su cosa avrebbe potuto essere il referendum con un esito diverso va fatta. Ancora oggi percepisco in giro che chi ha votato NO lo abbia fatto per motivi eccentrici rispetto al quesito e al cuore della riforma al quale si riferiva.
Ma non solo. Capisco che chi ha votato NO non abbia mai riflettuto sui reali effetti pratici che quella scelta avrebbe avuto se si fosse ascoltata la voce della maggioranza dei penalisti. Penso alle tante storie di vita distrutte da scelte della magistratura sbagliate, senza che mai nessuno paghi per gli errori commessi.
La cronaca ce lo ricorda ogni giorno – io lo vivo quotidianamente da avvocato – quanto sia sbagliato un sistema dove pubblica accusa e magistratura giudicante vestono la stessa maglia pur con ruoli diversi. E questo è tanto più vero nella fase delle indagini preliminari. Ma attenzione qui non parliamo solo di teoria, di chiacchiere da sezione di partito che tanto piacciono ad una parte politica, ma di casi veri, di uomini, di carcere, di esistenze compromesse.
Dicevo, chi ha votato NO seguendo le favole di qualche megafono togato, oggi si domanda come sia possibile che dopo aver fatto scontare 10 anni di carcere ad Alberto Stasi, la Procura di Pavia indaghi un altro uomo quale unico autore del delitto di Garlasco!
Parliamo di quell’Alberto Stasi assolto in primo e secondo grado, con una “doppia conforme” direbbero i giudici della Cassazione, gli stessi che però annullarono la sentenza e la rimandarono indietro per un nuovo giudizio di appello. Oggi scopriamo che 10 anni fa quel dubbio ragionevole che animò il Gup di Vigevano e la Corte di Appello di Milano probabilmente era sacrosanto, e che la Corte di Cassazione ha partorito una giurisprudenza che oggi possiamo dire temeraria, decisione che ha spedito in carcere un potenziale innocente.
Attenzione, cerchiamo di fare ordine. 10 anni fa i dubbi sulla colpevolezza di Stasi e sul possibile coinvolgimento di Sempio erano forti, importanti. Eppure, la Cassazione annullò una doppia conforme assolutoria, spedendo Stasi al patibolo di un nuovo giudizio farlocco, stracciando i granitici argomenti del ragionevole dubbio declamati dal Gup Vitelli. Dall’altro lato abbiamo un PM – forse corrotto come pare emergere dalle cronache – che chiedeva frettolosamente l’archiviazione per Sempio, ed un Gip forse non troppo attento l’accoglieva. Dopo un lustro scopriamo che nulla era come deciso. Abbiamo scherzato. Qualcuno degli artefici di questo pastrocchio credete che pagherà per avere distrutto la vita di Alberto Stasi?
Ma tutto questo, direte, che c’entra con il referendum? A mio avviso c’entra su un duplice piano: Da un lato ci si domanda se qualcuno dei magistrati che hanno commesso errori pagherà? Domanda lecita se a giudicarli saranno gli stessi loro colleghi, che per motivi correntizi potrebbero chiudere un occhio, laddove un organo terzo avrebbe un contegno diverso.
Ricordate l’Alta Corte di giustizia, che chi ha votato NO ha ripudiato? Avrebbe sancito il principio che la responsabilità dei magistrati non può essere valutata da loro stessi, ma occorre un organo super partes.
Su altro versante penso alla richiesta di archiviazione per Sempio formulata da quel PM che oggi parrebbe implicato in una vicenda corruttiva. Un Gip più autonomo, più indipendente, con un percorso professionale separato, sarebbe stato meno accondiscendente? Resta il dubbio, ma in concreto si capisce dove voglio arrivare.
Ma non c’è solo Stasi. C’è la vicenda di Gianluca Callipo, giovane e promettente amministratore del PD che si è fatto 7 mesi di carcere da innocente. Vittima di un massacro giudiziario. Chi ha pagato per quelle scelte? Ritorna il tema dei facili arresti di alcuni GIP, troppo vicini ai PM per avere l’indipendenza di far cadere indagini frettolose. Perché la carriera di uno sovente dipende dall’altro in seno al CSM.
Pensate alla vicenda di Stefano Esposito, ex parlamentare del PD, coinvolto per 7 anni e mezzo in una vicenda giudiziaria, cosiddetta “Bigliettopoli“, che la Corte costituzionale ha etichettato come indagine preordinata dal PM. Sapete cosa è successo? Esposito è stato prosciolto dalle accuse, ma con un percorso politico totalmente vanificato. Qualcuno ha pagato? Per rispondere riportiamo le stesse parole di Esposito: ‘Io ho denunciato sia il pm che il gip, ma alla fine ha avuto giusto un buffetto perché è stato trasferito dal penale al civile e da Torino a Milano e gli hanno tolto un anno di anzianità che oggettivamente fa ridere…in un paese normale non sarebbe tra virgolette premiato mandandolo da Torino a Milano e passandolo dal penale al civile’.
È notizia di questi giorni che l’UCPI abbia proclamato l’estensione nazionale dei penalisti dall’8 al 12 Giugno, e ciò perché, nel corso di un procedimento penale pendente innanzi alla Procura della Repubblica di Perugia, è emersa la sistematica e indiscriminata captazione dei colloqui tra detenuti e i propri difensori svoltisi nelle sale colloqui della casa circondariale di Perugia “Capanne”. Episodio scandaloso, ma non isolato.
A Napoli, in un procedimento penale pendente dinanzi alla Corte di Assise, a seguito di atti processuali che avrebbero fatto emergere dati diversi da quelli emesi nel corso delle indagini, la Procura della Repubblica di Napoli ha disposto attività investigativa a carico dei difensori degli imputati, riprese ed intercettazioni ambientali, nelle adiacenze dell’aula di udienza.
Qualcuno riesce ad immaginare la deriva inquisitoria di queste decisioni? Chi ha votato NO riesce a comprendere la gravità di scelte che vanificano le garanzie difensive? Chi sanzionerà queste condotte? La sezione disciplinare correntizia del CSM? Sempre a Perugia l’Avv. Daniela Paccoi, penalista, viene indagata dalla Procura per aver suggerito al suo assistito di non rispondere, ovvero avvalersi di un sacrosanto diritto costituzionalmente garantito. Riuscite a capire di cosa parliamo? È la vendetta contro noi avvocati, ormai sempre più indesiderati nei Tribunali?
La magistratura adesso si sente fortificata nel suo status da quel voto popolare. Voto raggiunto attraverso la chiara mistificazione dei contenuti del quesito e grazie ad una parte della politica che aveva come unico obiettivo mettere in difficoltà questo Governo.
La verità è che, come scritto da Oliviero Mazza sul Riformista, dopo il NO al referendum, il progetto chiaro dell’ANM, forte del consenso popolare, è “…portare alle estreme conseguenze l’efficientismo cartabita e restaurare un processo smaccatamente neo-inquisitorio…”. Ne stiamo già pagando tutti le conseguenze.
Speriamo che almeno adesso, a bocce ferme, qualcuno lo capisca.”
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