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Riforma Cartabia: le due facce della medaglia

Federica Colucci
Federica ColucciRedazione Informare
21 maggio 20245 min di lettura

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Riforma Cartabia: le due facce della medaglia

Indice (4)

  • 1Riforma Cartabia: l’interrogatorio telematico
  • 2I collegamenti audio e video
  • 3I limiti reali della Riforma Cartabia
  • 4Il caos “App”

Il d.lgs 150/2022, meglio noto come “Riforma Cartabia”, tra le molteplici novità apportate al codice di procedura penale ha implementato il ricorso agli strumenti telematici. Alcune disposizioni, che hanno preso spunto dalla esperienza maturata nel periodo emergenziale da Covid 19, meritano una valutazione positiva.

Riforma Cartabia: l’interrogatorio telematico

In particolare, è mutato il regime dell’interrogatorio di garanzia, a seguito dell’applicazione di misura cautelare inframuraria. Prima del d.lgs 159/2011, nel caso dell’indagato ristretto in applicazione di misura cautelare fuori dal circondario di appartenenza del giudice per le indagini preliminari che aveva emesso la misura, a meno che il giudice non ritenesse di procedere personalmente all’interrogatorio, delegava il giudice per le indagini preliminari del circondario nel quale l’indagato era ristretto. Quello di procedere personalmente all’interrogatorio è un’evenienza difficile, perché i tribunali hanno pochissime autovetture di servizio a disposizione sicché impegnarne una per una trasferta pregiudica il servizio per gli altri magistrati che si spostano nel circondario per convalide arresti, interrogatori o altre attività istituzionali.

Si perdeva così il significato e la rilevanza dell’interrogatorio di garanzia, quale primo momento nel quale il giudice per le indagini preliminari, che emette la misura cautelare, entra in contatto con l’indagato che ha quindi la possibilità di fornire la propria versione della vicenda e difendersi. Oggi la modifica dell’art. 294, comma 4, c.p.p. prevede che l’indagato ed il suo difensore possono fare richiesta al giudice che ha emesso la misura cautelare di parte- cipare a distanza all’interrogatorio. Attraverso la piattaforma teams il giudice procede all’interrogatorio a distanza e ciò con- sente di mantenere intatto il senso dell’interrogatorio di garanzia; invero attraverso lo strumento telematico si instaura l’immediato contraddittorio con il giudice che ha emesso la misura cautelare anche se l’indagato è ristretto a chilometri di distanza. E non è un caso che dall’entrata in vigore della modifica dell’art. 294, comma 4, c.p.p. moltissimi sono i difensori e gli indagati che chiedono che all’ interrogatorio di garanzia proceda, con modalità telematiche ed a distanza, il giudice che ha emesso la misura cautelare.

I collegamenti audio e video

Ancora in tale ottica, vanno positivamente valutate le norme che hanno modificato le modalità di documentazione delle prove dichiarative assunte nel corso del procedimento penale.
Invero, l’interrogatorio della persona che si trovi, a qualsiasi titolo, in stato di detenzione è oggi, a norma dell’art. 141 bis c.p.p., non solo fonoregistrato, ma videoregistrato, affinché resti agli atti ed i giudici delle fasi successive possano, visionandolo, avere la percezione diretta dell’indagato/imputato nel corso dell’interrogatorio reso. Allo stesso modo, è oggi previsto che le prove dichiarative (esame di testi, periti, consulenti, interpreti) in sede di rito abbreviato (art. 441 c.p.p.) e di dibattimento in primo grado (art. 510 c.p.p.) vengano video registrati, e ciò al fine di consentire ai giudici dell’impugnazione di avere la diretta percezione di tali esami. Infine l’art. 133 bis c.p.p. ha previsto in via generale la possibilità che il giudice disponga la partecipazione a distanza al compimento di un atto o alla partecipazione ad una udienza, attraverso lo strumento dei collegamenti audiovisivi.

I limiti reali della Riforma Cartabia

Nei casi esaminati appare chiara la ricaduta positiva del ricorso agli strumenti telematici nel processo. Per contro occorre tuttavia dire che mentre per la fonoregistrazione, prevista come ordina- ria modalità di documentazione nel regime ante d.lgs 150/2022, il Ministero ha sempre garantito la presenza di ausiliari tecnici per il giudice ed il cancelliere (che non hanno tali competenze), tanto non è avvenuto per la videoregistrazione. Ciò, unito all’assenza di corsi di formazione, sia per i magistrati che per il personale di cancelleria, ha creato difficoltà operative facilmente intuibili. A ciò si aggiunga la disponibilità limitata di aule predisposte per i collegamenti a distanza e per le videoregistrazioni, che inevita- bilmente rallenta i tempi dei processi; invero il giudice, nel fissare le udienze, deve assicurarsi la disponibilità di un’aula munita degli strumenti all’ uopo necessari.

Il caos “App”

Molto più problematica si sta mostrando la applicazione delle disposizioni del d.lgs 150/2022 relative al deposito, comunicazione e notifiche con modalità telematiche degli atti del processo penale. Il ricorso obbligatorio al sistema App per i procedimenti di archiviazione ha posto magistrati e cancellieri di fronte ad una modifica radicale del loro modo di lavorare sulla scorta di un’attività di formazione del tutto inidonea rispetto alla novità del sistema ed alla sua complessità di funzionamento.

Peraltro il sistema App, che è divenuto obbligatorio utilizzare per le archiviazioni già dal 15 gennaio 2024, ancora oggi presenta numerose problematiche che rallentano il lavoro nei tribunali. In tal senso i capi di alcuni dei più grandi uffici giudiziari di Italia, hanno segnalato immediatamente al Ministero le problematiche del sistema App e le conseguenze negative sul funzionamento del procedimento penale. La scelta di rendere obbligatorio un sistema – che è apparso ancora in fase di sperimentazione – senza una idonea formazione di quanti, magistrati e cancellieri – che non hanno tra le loro competenze principali la informatica – sono chiamati ad utilizzarlo, e la decisione, incomprensibile, di applicarlo in prima battuta al settore delle archiviazioni, che tra noti ed ignoti raggiunge numeri elevatissimi, ha determinato il rischio concreto di produrre in soli tre mesi significativi arretrati negli uffici Gip.

Se ciò non è avvenuto è solo perché i capi degli uffici giudiziari si sono assunti la responsabilità di rilevare le disfunzionalità del sistema App e di ricorrere alle modalità tradizionali (cartacee) per la trattazione dei procedimenti di archiviazione. Appare tuttavia chiaro che le difficoltà evidenziate tradiscono la finalità cui deve tendere il ricorso alla tecnologia in ambito giudiziario: agevolare il lavoro degli ope- ratori di diritto, magistrati, avvocati e cancellieri, nell’interesse superiore di un efficiente e rapido funzionamento della giustizia ed a tutela dei cittadini che vengono in contatto con la giustizia penale, siano essi imputati o persone offese.

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  • #d.lgs 150/2022
  • #Riforma Cartabia
Federica Colucci
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