
Rispetto all’Europa, l’Italia è uno dei Paesi con il tasso di divorzi più bassi. In coincidenza all’introduzione del cosiddetto “divorzio breve”, nel 2014 questo tasso è aumentato significativamente, fino a toccare il picco 100mila nel 2016. Secondo i dati Istat rispetto al 2020, in quell’anno i divorzi si aggiravano intorno ai 65mila, mentre le separazioni circa 80mila.
A partire dal 1 Marzo 2023 è entrata in vigore la Riforma del processo civile, che prende il nome dell’ex Ministro della Giustizia Marta Cartabia. La riforma ha l’obiettivo di semplificare l’iter processuale, riducendone le tempistiche e garantendo la tutela dei minori e delle vittime di violenza.
Le nuove norme introdotte dalla Riforma Cartabia hanno una rilevanza significativa in materia di separazione e divorzio. I tempi sono accelerati dalla possibilità, introdotta dalla Riforma, di poter fare un unico ricorso di separazione e divorzio. Inoltre, entro 3 giorni dal deposito della documentazione, è previsto che venga fissata la prima udienza. Quest’ultima, il primo tentativo di conciliazione, deve avvenire entro 90 giorni. Queste nuovi termini permettono di velocizzare l’iter processuale, che dovrebbe concludersi tra gli 8 e i 12 mesi.
Un’altra novità riguarda i minori coinvolti nel divorzio, tutelati attraverso un “Piano genitoriale“. Questo documento, obbligatorio per i genitori nel procedimento contenzioso, contiene le abitudini, relazioni con parenti ed amici e la scuola del minore. Il giudice ha la facoltà di sanzionare il genitore che non rispetta i tempi e le modalità contenute nel Piano genitoriale.
Inoltre, è possibile un risarcimento quando uno dei due genitori ometta dettagli riguardanti la propria condizione economica, per pagare un assegno di mantenimento inferiore. Insieme al ricorso, i genitori sono infatti tenuti a presentare una documentazione economica completa.
L’obiettivo della Riforma-incluso anche nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)– è l’istituzione di un Tribunale per le persone, i minorenni e le famiglie nel 2024. Questo dovrebbe risolvere la situazione di frammentazione giuridica e riunire le competenze in un unico tribunale.
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