
Il Consiglio dei Ministri ha decretato una riforma sulla cittadinanza, modificando la normativa per gli italo-discendenti.
Il “pacchetto cittadinanza” è l’insieme di misure legislative che sono state proposte dal Ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale per la riforma di alcuni punti relativi al conferimento della cittadinanza italiana a persone italo-discendenti nate all’estero.
«Non verrà meno il principio dello ius sanguinis e molti discendenti degli emigrati potranno ancora ottenere la cittadinanza italiana», spiega il Ministro Tajani, «ma verranno posti limiti precisi, soprattutto per evitare abusi o fenomeni di ‘commercializzazione’ dei passaporti italiani. La cittadinanza deve essere una cosa seria».
È prevista, inoltre, la nascita di un Ufficio centrale dedicato presso il Ministero degli Esteri, che accentrerebbe le competenze al momento affidate a consolati e comuni.
Durante la conferenza del 28 marzo, il Ministro Antonio Tajani ha segnalato un aumento delle richieste di cittadinanza italiana provenienti da Paesi dell’America Latina: «L’Argentina è passata da circa 20.000 richieste nel 2023 a 30.000 riconoscimenti l’anno successivo. Il Brasile è passato da oltre 14.000 a 20.000 nello scorso anno.Il Venezuela ha avuto quasi 8.000 riconoscimenti nel 2023».
Il nuovo decreto-legge riguarda principalmente la concessione dei passaporti e prevede la cittadinanza italiana automatica ai cittadini nati all’estero che abbiano un parente italiano solo entro le due generazioni precedenti. Chi ha un nonno, una nonna o un genitore nato in Italia, sarà cittadino italiano dalla nascita, precedentemente alla riforma bastava avere un trisavolo nato in Italia. Per chi nasce all’estero, sarà necessario che uno dei genitori abbia risieduto in Italia almeno due anni prima della nascita.
La riforma prevede, inoltre, che i cittadini nati e residenti all’estero debbano tenere nel tempo legami reali con il nostro Paese, esercitando i diritti e i doveri del cittadino almeno una volta ogni 25 anni. Ad esempio, bisognerà rinnovare il proprio documento d’identità e aggiornare i propri dati anagrafici e civili, andare a votare. Le persone non nate in Italia dovranno registrare entro il venticinquesimo anno di età il proprio atto di nascita.
Per quanto riguarda la burocrazia per le richieste di cittadinanza, questa prevede un aumento nel costo: il contributo per le domande varierà da 300 a 600 euro, con una proposta di portarlo a 700 euro per sostenere i costi amministrativi.
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