
«L’ambiente è casa nostra, e da tale dobbiamo trattarlo come merita», così inizia la mia chiacchierata con Marialuisa Faella, coordinatrice del movimento “Rigenera Campania”. Quest’ultimo è composto da architetti, ingegneri, medici e associazioni che insieme lottano per sostenere il bisogno e la cura dell’ambiente. Il loro è un lavoro che prende in considerazione tutte le dimensioni legate alla crisi ambientale che viviamo ai giorni nostri. A tal proposito il movimento ha lavorato mesi e mesi per stipulare una proposta di legge popolare e regionale, che però non ha trovato ancora la sua approvazione in Regione.
La proposta di legge di Rigenera Campania riguarda l’ambiente al tempo dei cambiamenti climatici: quali sono le caratteristiche principali da dover tener presente in questo momento in cui i disastri ambientali fanno parte della nostra quotidianità?
Il progetto ha tre punti cardine: «Non consumare più un metro di suolo – ci spiega la coordinatrice – perché non c’è la possibilità di dare vita ad altro cemento rispetto alla richiesta che abbiamo ogni giorno di più verde. Non solo verde come spazi pubblici, ma anche verde agricolo». Il secondo punto spinge sulle energie rinnovabili, su tutto quello che le comunità energetiche avrebbero dovuto fare in modo da diminuire il consumo di energia fossile, petrolio e il derivato di quest’ultimo. Il terzo punto riguarda l’agricoltura sostenibile: «Un’agricoltura di prossimità. La definirei “del passato” perché prima c’era il rispetto della terra e della ciclicità della terra, dell’ottimizzazione di quest’ultima. Attualmente le grandi catene alimentari di questo si disinteressano».
L’iter per far sì che una proposta di legge riceva l’approvazione è il seguente: dopo aver preso il numero di firme richieste da statuto, quest’ultime passano all’ufficio elettorale per un controllo sulla loro validità. Esse vengono poi consegnate alla regione che ha 90 giorni dalla presentazione della proposta per discuterla. «Noi l’abbiamo presentata il 16 maggio, ad agosto sono scaduti i 90 giorni. Siamo a dicembre e non si sa ancora niente. È stata assegnata alla prima, alla seconda, alla terza e alla settima commissione ambiente. La prima ha dato il suo parere positivo, la seconda e la terza non si sono espresse e la settima ci ha convocato dicendo che se non si esprimeva tutte le commissioni non potevano andare avanti con l’iter. Quindi ci hanno ascoltato per modo di dire» mi spiega Marialuisa.
C’è da ribadire che il movimento Rigenera Campania ha presentato la proposta con un consenso di tredicimila firme. In più 18 comuni, tra cui quello di Avellino, Pozzuoli e Marano, nel loro consiglio comunale hanno letto la nostra proposta e l’hanno fatta propria. Quindi se l’importanza di questa legge è stata percepita da entità grandi come quelle menzionate, perché la Regione non ne comprende la rilevanza? «Rimane nel cassetto perché fondamentalmente è una legge scomoda», afferma la coordinatrice.
Non è scontato che un gruppo di cittadini sia dedito ad un progetto che fin troppo spesso trova il disinteresse da parte della comunità e delle istituzioni. Da dove trovano la motivazione per continuare? «Gianfranco Nappi (Direttore InfinitiMondi, ex parlamentare del PCI fino al PDS), uno dei fautori della proposta di legge, durante un evento riuscì ad invitare Vandana Shiva, un’attivista ambientale indiana. Lei ci ha spiegato che era giusto che noi facessimo una guerra affinché i semi non fossero in mano alle multinazionali del cibo, bensì che i proprietari fossero i contadini. Questo principio ci ha dato la carica per fare qualcosa. Abbiamo fatto un anno di seminari su questo e l’anno successivo abbiamo posto in essere la proposta di legge». Inoltre, Marialuisa tiene a specificare che sui tre capitoli principali della pdl, in particolare sul consumo di suolo, ha dato una grande mano il Professore Architetto Alessandro Dal Piaz, venuto a mancare due mesi fa. «Siamo un movimento che mensilmente fa le sue assemblee, convegni, seminari e proviamo a sensibilizzare l’opinione pubblica su dei temi che sembrano marginali nella nostra vita quotidiana, ma che invece possiedono un senso concreto» conclude la coordinatrice.
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