
Il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato la Nature Restoration Law, la Legge sul ripristino della natura, dopo uno stallo di circa due mesi. Questa si configura come uno dei tasselli principali del Green Deal, l’insieme delle iniziative politiche proposte dalla Commissione europea con l’obiettivo generale di raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050.
La legge si pone come scopo quello di contribuire al raggiungimento degli obiettivi europei riguardo l’emergenza climatica e la biodiversità. Entro il 2030 gli stati membri dovranno ripristinare lo stato di salute del 30% degli habitat, entro il 2040 del 60% ed entro il 2050 del 90%. Dovranno anche garantire che le zone ripristinate non tornino a deteriorarsi nuovamente. Dovranno poi adottare piani nazionali di ripristino con descrizioni dettagliate delle metodologie che verranno utilizzate. Tuttavia, su richiesta del Parlamento, la legge include un freno di emergenza che, in situazioni eccezionali, permetterà di sospendere gli obiettivi relativi agli ecosistemi agricoli se questi dovessero ridurre la superficie coltivata a tal punto da compromettere la produzione alimentare, rendendola insufficiente per i consumi dell’UE.
La Legge sul ripristino della natura è stata approvata dal Consiglio dell’Unione Europea grazie al decisivo voto dell’Austria, che all’ultimo minuto ha cambiato posizione. Il relatore spagnolo César Luena López ha dichiarato che la legge aiuterà l’Europa a rispettare gli impegni ambientali internazionali, ripristinando gli ecosistemi degradati senza compromettere l’agricoltura. L’approvazione ha causato tensioni in Austria, dove il Partito popolare austriaco ha contestato il voto favorevole della ministra dell’Ambiente, Leonore Gewessler, e ha annunciato un ricorso alla Corte di giustizia europea. L’Italia ha votato contro insieme a Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Finlandia e Svezia, mentre il Belgio si è astenuto. In Italia le iniziative sostenibili sono ancora insufficienti rispetto alla gravità della situazione.
Il tema della sostenibilità è sempre accompagnato da un misto di allarmismo e benaltrismo, una combinazione tanto antitetica e paradossale quanto attuale. Ciò dipende dalla visione dell’ambientalismo come una drastica rinuncia della mondanità e dei piaceri. Questa concezione porta automaticamente ad un distacco. Un tale stile di vita è fortemente incompatibile con la società odierna, che produce mondanità e contemporaneamente ne fruisce, con pochi spiragli di esistenzialismo prontamente soffocati. È chiaro che tutto ciò si riflette direttamente nella politica. Pare molto difficile comprendere che, se adesso possiamo ancora optare per una convivenza armonica con la natura, di questo passo perderemo progressivamente la possibilità di fare questa scelta e lottare per sopravvivere sarà l’unica opzione.
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