
È il fulcro del progetto di riqualificazione, promosso dal Comune di Napoli, che interessa l’area del Quadrivio di Secondigliano. A quasi trent’anni dal crollo di una galleria in costruzione, il luogo è stato lasciato a sé stesso fino ad ora. Cumuli di detriti costeggiano ancora l’area, poco distante dalle “Case Celesti”, complesso residenziale molto comune nel quartiere.

Dalla speranza e dall’impegno di persone e associazioni, è nato un progetto di riqualificazione dell’area: “Era, È, Sarà Quadrivio”, che sarà gestito dallo studio di architettura Orizzontale, il quale si occuperà sia del gruppo tecnico, responsabile della progettazione urbana, sia del gruppo multidisciplinare.
Il lavoro di questi team, insieme a quello della psicologa Filomena Carillo, dell’architetto Stefano Cuntò e del fotografo Roberto Apa, è incentrato sul cambiamento, attuato non solo dalle istituzioni, ma anche dai cittadini stessi. Cambiamento non solo di tipo architettonico, ma anche sociale e culturale. Difatti, si cercherà di ascoltare le persone del luogo, anche grazie alla partecipazione di varie associazioni territoriali, proprio per capire cos’è che a Secondigliano manca. Si dovrebbe attuare un lavoro di pulizia dell’area, rendendola accessibile e attrezzata.
Il 23 gennaio 1996, durante i lavori di scavo per la Strada Statale tra Miano ed Arzano, crollò la volta del tunnel in costruzione. Conseguentemente, ci furono unafuga di gas e uno scoppio, che aprirono una voragine al centro del Quadrivio. In questa tragedia persero la vita 11 persone, tra lavoratori e residenti, persone che non sono state mai dimenticate. Grazie al lavoro collettivo, sarà possibile attuare un cambiamento significativo: sono state organizzate varie attività preliminari alla fase di progettazione grazie all’aiuto di diverse associazioni, tra cui l’associazione “Familiari delle vittime della voragine di Secon-digliano”, l’associazione “CosDam”, l’educativa territoriale “Oltre la Strada” e tante altre. Ma anche progetti creativi ed educativi come “Tracce d’abitare”, un laboratorio d’arte partecipata con i bambini delle Case Celesti.

«L’idea è quella di creare la possibilità che la comunità resti oltre i progetti» affermano Carillo e Cuntò. I residenti hanno risposto in maniera positiva e c’è curiosità dinanzi ad un qualcosa di nuovo. Come è giusto che sia, non mancano i timori legati alle tante promesse fatte e mai mantenute in passato. Tra i progetti, ci sono da segnalare anche “Passeggiata di quartiere”, per ascoltare e guardare con occhi diversi le strade che i residenti percorrono ogni giorno; o “Nuovo Cinema Quadrivio”, un laboratorio di teatro delle ombre. Ce ne saranno tanti altri, con l’obiettivo di ricostruire le relazioni attraverso narrazione e condivisione.
«Siccome è diffi-cile portare fuori dalla propria realtà i bambini delle case popolari, abbiamo pensato di creare uno spazio in cui lavorare con loro e raccontare il tema della memoria collettiva» afferma Carillo. «La cosa più importante e interessante è stata la possibilità di mettere in contatto il fuori e il dentro. È come se fosse una realtà che si vive in maniera nascosta rispetto al resto del territorio. Unire le due cose significaportare in contatto un pezzo della comunità» continua. Come si costruisce la memoria di un luogo? La risposta la si cerca insieme,essendo la memoria stessa un fatto collettivo, così come cita il cartellone realizzato dai bambini delle “Case Celesti”
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