
La copertina del Times, dove si vede Biden uscire dal riquadro rosso, con al fianco la scritta “Panic” è quanto mai eloquente. Dopo il dibattito di due sere fa, la politica Dem negli USA è sprofondata nel caos. La leadership del partito sembra infatti compatta attorno al candidato ottantunenne, ma la campagna elettorale rischia di diventare complicata per l’abbandono dei grandi finanziatori miliardari, senza il cui apporto è impossibile procedere. Il ritiro di Biden è un passo più vicino.
Come si è accennato in un precedente articolo, rimuovere un candidato in corsa, peraltro da presidente, è un qualcosa di estremamente complesso per la tradizione politica americana. Eppure il caso Biden, in particolare dopo il disastroso dibattito in diretta sulla CNN, continua a far parlare la stampa e alimenta le chiacchiere di partito. L’establishment di partito è nettamente favorevole a Biden, complici anche le pressioni della first lady Jill, che dal palco di un comizio del marito ha tenuto a precisare che un dibattito andato male non cancella quanto di buono fatto da questa amministrazione. Ciò che è certo, però, è che una frangia del partito sta riflettendo su un cambio di marcia. Una eventuale conferma di queste voci creerebbe un clima da guerra civile all’interno della forza progressista. Il tutto mentre Trump continua a macinare consensi e a mantenere saldo il suo comando sul partito repubblicano, strizzando l’occhio alle forze complottiste di QAnon e dell‘ultradestra suprematista.
Ad alimentare le voci contribuisce un serio problema per la campagna di Biden. I multimiliardari che finanziano l’intero sistema di consenso del candidato democratico, infatti, starebbero minacciando di tagliare i fondi fino ad ora fondamentali. Negli USA, infatti, le campagne elettorali dei presidenti sono finanziate sostanzialmente da grandi capitali privati, che possono influire nettamente sullo svolgimento delle stesse. Trump in questo è abilissimo: il suo supporto economico è estremamente forte e radicato, con ingenti capitali a sua disposizione, anche grazie agli appoggi che il conservatore riscuote nelle classi imprenditoriali americane. I fornitori di capitali di Biden, invece, potrebbero clamorosamente pretendere un cambio al vertice. Il problema non è nuovo: ormai da mesi Biden è vittima di pesanti critiche e prese in giro per il suo aspetto apparentemente perso e lo sguardo vacuo. Ora, però, sembra si stia arrivando ad una resa dei conti.
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