
Ritrovare i borghi, un atto d’amore oltre che politico. Nella costante corsa verso le metropoli, il lavoro fuori orario e la movida notturna molte più persone scelgono di rallentare, ritornare a quei luoghi dove spazio e tempo sembrano dilatarsi, dove l’unico rumore sembra quello dei propri passi. La riscoperta dei borghi, il desiderio di libertà, di sostenere e produrre creatività oltre i confini urbani, può essere una concreta possibilità?
A questa domanda sa di certo rispondere Antonio Maiorino che, insieme al suo compagno, Massimo Pastore, hanno fondato nel comune di Tora e Piccilli (borgo di 700 abitanti circa) l’associazione Primo Piano. Ma non si sono di certo fermati qui, creando anche un presidio culturale e di enogastronomia: Corpo Celeste. Il nome è un riferimento al libro di Anna Maria Ortese ‘Corpo Celeste’. Il testo restituisce la necessità di riconquistare l’appartenenza a un’altra realtà che superi l’inerzia e di una umanità che ricominci a credere nella gentilezza della Natura. Così il luogo che Antonio e Massimo hanno costruito non può che avere questo nome, anche perché governato dal continuo mutamento, da una metamorfosi che propone nuove esperienze d’arte, di gusto, di musica, di performance, d’ambiente.
Da quattro anni portano avanti la rassegna di musica e teatro Forestàte – Il paesaggio delle differenze. Al prossimo appuntamento, sabato 3 agosto, salirà sul palco del suggestivo borgo cinquecentesco di Foresta Gnut con il suo ultimo lavoro «Nun te ne fa’» con Ilaria Graziano e Michele Signore.
«Abbiamo creato anche un laboratorio teatrale in collaborazione con il Teatro Sanità di Napoli, con un gruppo di ragazzi che hanno già debuttato con due spettacoli all’interno del progetto Forestàte».
Partita il 7 luglio, Forestàte – Il paesaggio delle differenze è la rassegna di musica e teatro nata nel 2020 e che giunge quest’anno alla sua quarta edizione. Un progetto indipendente che ha acceso i riflettori sul suggestivo borgo cinquecentesco, frazione minuscola del “comune sparso” di Tora e Piccilli, tra i boschi del Parco regionale di Roccamonfina: un pugno di case, un’unica strada e una chiesa, e venti abitanti circa.
«Abbiamo disegnato un cartellone che porta sulla scena del Borgo Culturale di Foresta nuove produzioni teatrali e musicali unitamente ad artiste e artisti di grande esperienza e di indiscussa qualità. Una programmazione che, in maniera trasversale e inclusiva, guarda sia alla tradizione, rielaborata dai nuovi talenti, sia alla sperimentazione, con le voci della giovane drammaturgia, sia a progetti musicali originali e innovativi. Volere il bene, potere il bello», queste le parole di Antonio Maiorino, direttore artistico e co-fondatore di Forestàte insieme a Massimo Pastore.
Il borgo ha subito da dopo gli anni ’60 una migrazione, la popolazione scarseggia. Non c’è una politica veramente attiva che consenta a questi paesi di vivere normalmente. «È una sfida vivere qui, mancano i servizi come ad esempio il trasporto. Vogliamo stimolare l’idea di una parte di nazione che ha bisogno di più servizi, in maniera tale da consentire alle persone di trasferirsi nei borghi senza considerarla una scelta eroica».
Ma qualcosa si smuove. Le case che un tempo erano abbandonate vengono a poco a poco acquistate da personalità attente alla vita di questo borgo. «Il borgo non ha più una casa libera! Il rettore della facoltà di antropologia di Edimburgo ha comprato una casa qui e anche da una coppia di antropologi, lei francese lui indiano che lavora in Germania, un campione di Judo, una delle personalità del teatro Mercadante anche. Insomma, noi e questi amici siamo stati un po’ un motore di questo tipo di popolamento del borgo. Con la nostra rassegna siamo riusciti a portare anche la Rai, che farà un servizio qui!»
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