
Ieri sera, nel casertano, un’enorme nube nera ha oscurato il cielo. A bruciare è stato un rogo a Pastorano, un deposito di rifiuti riciclabili. L’ennesimo rogo estivo in provincia di Caserta. Un copione già visto, con danni incalcolabili per la salute e l’ambiente. E ogni volta ci chiediamo: fino a quando?
Martedì 9 luglio, poco dopo le 19:30, un violento incendio ha colpito un deposito della ditta Sacco, specializzata nel recupero di carta e plastica. Il rogo, sviluppatosi nella zona industriale di Pastorano, ha generato un fumo denso e tossico visibile da chilometri.
Decine di vigili del fuoco sono intervenuti per contenere le fiamme. Il Comune ha diffuso un’allerta ai cittadini: chiudere porte e finestre, evitare di esporsi all’aria aperta. Intanto, l’ARPAC ha avviato i controlli sull’inquinamento dell’aria.
Non è un caso isolato. Ogni estate, tra Napoli e Caserta, si contano centinaia di roghi di rifiuti, spesso in siti industriali dismessi o impianti attivi ma non vigilati. Nel 2023, si sono registrati oltre 400 incendi sospetti tra giugno e settembre.
Le sostanze rilasciate sono pericolose: diossine, PM10, metalli pesanti. Penetrano nei polmoni, nel suolo, nel cibo. E nessuno può dire con certezza quali saranno le conseguenze tra 10 o 20 anni.
Il danno ambientale è evidente. Ma c’è anche quello sanitario. L’incidenza di patologie respiratorie aumenta, soprattutto nei bambini. E c’è un terzo livello, più subdolo: la rassegnazione. Ci si abitua all’odore di bruciato, si smette di fare domande.
I depositi come quello di Pastorano sono spesso carenti di misure antincendio. Le autorizzazioni vengono rilasciate, ma raramente controllate. I materiali si accumulano, gli impianti invecchiano, la vigilanza è minima.
Così, quando arriva la scintilla – dolosa o accidentale – tutto diventa cenere. Ma chi risponde? Quasi mai qualcuno. In Campania esistono comitati, associazioni, movimenti. Monitorano, denunciano, chiedono risposte. Ma spesso vengono lasciati soli. Serve un’alleanza vera tra istituzioni, cittadini e media.
L’estate in Campania ha un odore preciso: quello della plastica che brucia. Ogni rogo come quello di Pastorano è un segnale. Possiamo ignorarlo. Oppure possiamo reagire. L’alternativa è semplice: continuare a chiudere le finestre o iniziare a chiedere giustizia.
L’estate in Campania ha un suo suono: le cicale, i condizionatori, il fuoco lontano. Ha un suo odore: la plastica bruciata. E ha una sua colpa: quella di lasciar passare tutto come inevitabile.
Ma niente di tutto questo è inevitabile. Occorre scegliere: proteggere o abituarsi. Respirare o sopravvivere. Guardare il fumo e chiedersi da dove viene, o semplicemente chiudere la finestra.
Il rogo di Pastorano è l’ennesimo segnale. Quanto ancora possiamo ignorarlo?
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