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Magazine di promozione culturale, periodico mensile gratuito, che nasce nel 2002 a Castel Volturno, fondato da Tommaso Morlando, in concomitanza con una forte attività associazionistica praticata dal Centro Studi Officina Volturno sul territorio, in termini di salvaguardia ambientale e testimonianza contro la criminalità organizzata.

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RUBRICA ANTIMAFIE. I business mafiosi nel ciclo dei rifiuti

Maurizio Giordano
Maurizio GiordanoRedazione Informare
13 dicembre 20237 min di lettura

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RUBRICA ANTIMAFIE. I business mafiosi nel ciclo dei rifiuti

Indice (4)

  • 1IL PROCESSO DI TRATTAMENTO 
  • 2I PERICOLI DEL CICLO DEI RIFIUTI
  • 3E LE DISCARICHE PER I RIFIUTI? 
  • 4COME REPRIMERE 

l settore dei servizi dedicati al trattamento dei rifiuti costituisce, da molti anni, uno dei punti di maggiore interesse delle organizzazioni mafiose, per via soprattutto dei forti guadagni che la gestione assicura. Per poter comprendere al meglio le ragioni di tanto interesse, appare opportuno introdurre, seppur sinteticamente, quale sia il procedimento legato al trattamento dei rifiuti ed in quale delle singole fasi di esso si annidi il pericolo maggiore di infiltrazione da parte delle organizzazioni mafiose. 

IL PROCESSO DI TRATTAMENTO 

Il rifiuto è costituito da tutto ciò che non occorre più all’uomo e che viene, pertanto, scartato, con la conseguenza che esso deve essere destinato ad un particolare trattamento, sia nel caso in cui possa essere riutilizzato come fonte per produrre altra materia, sia nel caso in cui debba essere destinato alla distruzione. Un primo segmento dedicato al cosiddetto ciclo dei rifiuti, allora, concerne innanzitutto la raccolta dei rifiuti, in particolare di quelli prodotti dalla cittadinanza e che vengono chiamati rifiuti solidi urbani. 

Tale servizio, ossia quello di raccolta, è fornito direttamente all’ente comunale da ditte specializzate, che si organizzano per raccogliere e smaltire i rifiuti prodotti dalla cittadinanza. Questo servizio è affidato dai comuni mediante gare di appalto, all’esito delle quali viene scelta la ditta che offre le condizioni più vantaggiose ed economiche per l’ente comunale. In cambio della prestazione di servizio, l’appaltatore riceve un corrispettivo dal Comune (o, comunque, dall’ente pubblico), in genere parametrato alla durata pluriennale del servizio appaltato. 

I PERICOLI DEL CICLO DEI RIFIUTI

Un primo pericolo di infiltrazione mafiosa, pertanto, si annida proprio in questa prima fase: è accaduto, infatti, che la partecipazione agli incanti – e la conseguente aggiudicazione del servizio – sia stata realizzata da ditte che avevano colluso con le organizzazioni mafiose, nel senso di essersi avvalse della forza di intimidazione che da esse promana per riuscire a vincere le gare di appalto, così assicurandosi – in maniera apparentemente lecita – dei profitti molto ingenti, destinati a durare anche per più anni. Ma i rifiuti sono, a loro volta, fonte preziosa di produzione di energia, oppure di altre materie: sicché, essi possono essere merce di acquisto da parte di società specializzate che, trattandoli in maniera chimicamente testata, li trasformano in altre materie, destinate ad esempio alla coltivazione, oppure alla produzione industriale. 

Da ciò discende che le società che detengono i rifiuti (per averli raccolti) possono vendere i rifiuti a terzi acquirenti, in cambio di un corrispettivo. In questo modo, la società venditrice del rifiuto lucra non solo per la raccolta (in quanto viene pagata dal Comune che le ha appaltato il servizio), ma anche per la vendita del rifiuto a terzi acquirenti, in cambio di un corrispettivo. Ciò spiega perché, allora, il servizio di raccolta e quello legato al trattamento dei rifiuti sia particolarmente appetito dalle organizzazioni mafiose. Si tratta, infatti, di un ciclo economico che non conosce interruzione, dal momento che quotidianamente la cittadinanza produce la materia prima (ossia i rifiuti) ed altrettanto quotidianamente i rifiuti prodotti vengono destinati ad impianti di raccolta e di compostaggio, ove si avvia la fase del loro trattamento. 

Ed infatti, la raccolta dei rifiuti implica la necessità che essi vengano trasportati verso i siti ove si attiva la procedura legata al loro trattamento: dunque, un ulteriore servizio che viene realizzato a titolo ovviamente oneroso e nel quale pure si annida il pericolo che le mafie possano infiltrarsi, costituendo società dedicate esclusivamente al trasporto – che viene realizzato ininterrottamente – dei rifiuti stessi, finalizzato al loro trattamento. 

E LE DISCARICHE PER I RIFIUTI? 

A proposito del trattamento, occorre distinguere quello che è destinato al riutilizzo del rifiuto (che a sua volta produce ulteriore lucro a favore della società che lo acquista e che, dopo averlo trattato, lo immette sul mercato in cambio di un corrispettivo), rispetto a quello che è destinato alla distruzione dello stesso, mediante conferimento nella discarica oppure mediante distruzione realizzata con l’inceneritore. Anche tale servizio è ovviamente oneroso, perché comporta dei costi a favore della società che conferisce il rifiuto all’interno della discarica e che vanno a tutto vantaggio della società che invece gestisce la discarica, destinata ad accogliere i rifiuti. Questa è la ragione per la quale le organizzazioni mafiose trovano utile – e molto conveniente – infiltrarsi nella gestione delle discariche, anche autorizzate, attraverso l’infiltrazione nelle società con cui la gestione della discarica viene compiuta. 

Dunque, a ben vedere, seguendo la filiera dedicata al ciclo dei rifiuti, ogni settore destinato al trattamento produce ricchezza: dalla raccolta, al trasporto, per passare poi al trattamento ed alla distruzione dei rifiuti. Ogni passaggio è caratterizzato da uno specifico servizio, che viene reso a titolo oneroso e che assicura, a favore delle società che lo realizzano, guadagni ingenti, destinati a non interrompersi mai, in perfetta coerenza con la stabilità della produzione dei rifiuti stessi. Tutto questo presuppone, ovviamente, che il ciclo dei rifiuti sia caratterizzato dalla formale liceità dei singoli servizi, dietro la quale si nasconde, a volte, la presenza mafiosa che, in tal modo, reinveste gli utili dell’associazione in attività molto lucrose ed apparentemente legittime. Ma, in altri casi, le mafie ricorrono anche a prestazioni in materia di rifiuti che si caratterizzano per essere illecite in sé. 

Ciò accade quando le cosche, per lucrare maggiormente sui profitti, abbattono i costi legati al trattamento dei rifiuti: così, ad esempio, possono simulare di avere trasportato i rifiuti fino al sito destinato al trattamento, salvo invece trasportarli in luoghi non autorizzati (ad esempio, in capannoni industriali dismessi o in aperta campagna), ove vengono abbandonati ed accumulati, fino a che devono essere bruciati per fare spazio agli altri rifiuti che intanto devono trovare una loro collocazione a seguito della incessante loro produzione. 

Anche in tal caso le organizzazioni mafiose intervengono con ampio margine di profitto; ed infatti, ad esse basta semplicemente reperire i siti ove conferire – trasportandoli ed abbandonandoli – i rifiuti; in tal modo, le società, che dovrebbero sopportare i costi di lecito smaltimento, chiedono alle mafie di poter offrire loro il servizio di “smaltimento” illecito dei rifiuti, confidando sul fatto che quasi nessuno oserà denunciare l’abbandono sui siti dei rifiuti, temendo per la propria incolumità. Ciò spiega perché vengano, a volte, scoperti siti che si rivelano come delle discariche non autorizzate o come luoghi destinati ad altre attività, per esempio quella industriale, ma che vengono poi riadattati come discariche abusive. 

COME REPRIMERE 

Si tratta, dunque, di un colossale affare che le mafie, sempre attente alle maggiori forme di lucro, hanno ben chiaro nel suo essere e nel suo divenire e che esige, da parte dello Stato, una sempre più radicale forma di controllo e di verifica sulla legittimazione antimafia da parte delle società di settore. 

Attraverso i cd “decreti interdittivi” antimafia (ossia, i provvedimenti prefettizi che vengono emessi a seguito dell’accertato pericolo di infiltrazione mafiosa all’interno delle società destinate ad offrire beni e servizi) è possibile, infatti, come forza di prevenzione amministrativa, porre un argine concreto al pericolo delle infiltrazioni mafiose nel settore; così come alle misure di prevenzione giurisdizionali – specie quelle patrimoniali, legate all’amministrazione giudiziaria, al sequestro ed alla confisca delle società impegnate in tale settore che abbiano maturato accertati legami di collusione con le organizzazioni mafiose –  è affidato il compito di attuare un programma sanzionatorio delle attività di infiltrazione mafiosa. 

di Maurizio Giordano

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  • #business
  • #gestione
  • #mafia
  • #rifiuti
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