
Le consultazioni regionali sono da sempre un termometro perfetto per misurare gli equilibri nei partiti politici e il consenso nei cittadini. Ma le elezioni locali ci riservano sempre strategie politiche degne di nota, spesso negativamente: cambi di casacca, unioni molto discutibili e tanto altro ancora. Cercheremo di raccontarvele nel più breve tempo possibile ma senza trascurare i dettagli. Ecco, quindi, la nostra “Flop Five”, la classifica dei peggiori inciampi politici dell’ultimo mese.

Il primo posto di questa classifica appare scontato. Il Napoleone salernitano ottiene la sua vittoria, questa volta senza passare per i cittadini ed avendo contro la segreteria nazionale del proprio partito, il PD, che si sottomette alle pressioni del governatore campano e consegna al figlio Piero la segreteria regionale del partito. A De Luca senior permette invece di entrare in coalizione, insieme al suo esercito di portatori di voti, ottenendo quindi mezza corona. Il regno? La regione Campania.

Un partito immobile, schiavo di una fideiussione in debito verso Vincenzo De Luca, da pagare a quanto pare a vita. La segretaria napoletana, con il duo Ruotolo-Sarracino, ha abbattuto qualsiasi limite morale o ideologico, consegnando a Piero De Luca la segretaria regionale del partito, con un congresso senza avversari. Più che un partito collegiale, pare ormai dinastico.

Il centrodestra “unito”: Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia litigano sul nome da proporre alla presidenza della Regione Campania. Nel frattempo, i territori e le segreterie provinciali dettano nomi e liste, senza un programma e (al momento della scrittura di questo articolo) un candidato. Decine di aspiranti consiglieri regionali hanno iniziato ad investire in mega cartelloni e pubblicità, ma senza avere un nome.

Il volto più noto della politica casertana passa dal centrosinistra a Forza Italia: un passaggio che gli vale un posto assicurato nella compagine italiana alle prossime Olimpiadi. Lo sport? Il salto in alto. In questo caso, più che in alto il salto è a destra, nelle braccia dell’amico Fulvio Martusciello, che lo accoglie pur sapendo che il suo flirt con Vincenzo De Luca non è terminato, anzi prosegue. Come abbiamo ribadito più volte, al di là del suo bacino elettorale, quella di Zannini potrebbe essere una spina nel fianco per il centrodestra.

Il leader di “Noi di Centro” continua a minacciare e rivendicare pacchetti di voti. Tattica nota, ma a furia di innalzarsi rischia di infastidire gli alleati ed il già debole filo conduttore che lega un ampio, ampissimo centro-“sinistra”. L’usato sicuro di Clemente Mastella è quel colore che non passa di moda. Le sue ospitate in Tv non fanno altro che sottolineare la sua diversità da Roberto Fico, candidato alla presidenza per il centrosinistra, e dai 5stelle.
Il 23 e il 24 novembre si terranno le elezioni regionali in Campania. Vincenzo De Luca, attuale presidente, è stato il protagonista principale degli ultimi mesi. Affondato definitivamente il suo piano per un terzo mandato, ha fatto la guerra prima alla Corte costituzionale e subito dopo al suo partito, il PD. Quest’ultimo si è inchinato però a Re Vincenzo, aprendo le porte del centro-sinistra alle sue liste e concedendo un ruolo di primo piano al figlio Piero, che probabilmente diventerà segretario regionale del partito. Dopo inesorabili trattative, Il centro-sinistra converge sul nome di Roberto Fico, che guiderà la coalizione. Una panacea molto ampia, tutti dentro: da Conte a Mastella, passando per Renzi e i Deluchiani. Al contempo, però, il super carrozzato centrodestra, in Campania fa “fetecchia”. Mesi e mesi di incontri per arrivare al nulla: nessun programma e nessun nome per la presidenza (almeno fino al 28 settembre). Il tutto a meno di due mesi dalle consultazioni, con i territori che bramano già spartizioni e liste da comporre. Nel frattempo, però, non mancano cambi di casacca: sia da destra che da sinistra.
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