
Sono due anni che sono uno studente fuorisede. Ho lasciato Caserta per spostarmi a Roma, in cerca di opportunità migliori per studiare. Non sono un ragazzo che rientra spesso nella propria città. Non è odio, è necessità. È la tensione continua tra il voler mantenere vive le radici che mi legano alla Campania, a Caserta, e il saper anche costruire nuovi ponti senza che la nostalgia mi riaccompagni indietro.
Chi parte sa cosa lascia e non sa cosa trova, è un salto nel vuoto. Caserta e Roma condividono solo la presenza di buche per strada. Caserta è piccola, per molti dei miei amici di giù è addirittura stretta.
Conosco i volti delle persone che comprano al supermercato sotto casa mia, che camminano nella via della mia vecchia scuola e che mangiano nel mio pub preferito. Mi dà qualcosa a cui aggrapparmi quando quel vuoto in cui mi sono lanciato mi fa paura.
Anche se comunque qualcosa cambia a prescindere: i volti più vecchi spariscono e dei volti più giovani rianimano le strade; ogni tanto un negozio chiude e al suo posto trovo una nuova pizzeria.
Roma è confusione allo stato puro. Tra un quartiere e l’altro sembra di cambiare città. Quando sono arrivato qui, il mio disorientamento non era dovuto solo all’adattarmi ai mezzi pubblici, ma anche al fatto di non vedere più dei volti noti. Prendo da due anni la metro e il tram per raggiungere l’università, eppure non vedo mai le stesse persone. Al supermercato l’unica faccia che riconosco è quella della cassiera. Sembra sempre di essere di corsa: la grande città ti trascina in un loop di corse per le coincidenze dei trasporti e per chissà cos’altro.
L’appartamento in cui vivo è diverso dalla mia casa. È più piccolo, non ha tutte le comodità, anzi. I proprietari delle case variano dall’essere i più gentili e disponibili del pianeta all’essere sciacalli che lucrano sulla disperazione degli studenti. Essere fuori sede non cambia solo il luogo in cui studi: vivi da solo per la prima volta, devi saper organizzare la giornata tra pulizie, spesa, tempo libero, studio.
Le case dei fuorisede sono uno spettro che va dalla giungla fino a una cristalleria. Vivi potenzialmente con nuovi coinquilini e possono nascere bellissime amicizie o, come nella maggior parte dei casi nella mia esperienza, traumi. La tua libertà cambia rispetto a quando sei con la tua famiglia: inizialmente sembra aumentare, ma se non sai gestirla diviene la più stretta delle prigioni.
Non avevo il desiderio di fuggire davvero da casa. Per me Roma è stata una possibilità. Molte volte in realtà sottovalutiamo le nostre realtà. Decine di volte mi è stato chiesto perché non abbia deciso di fare il pendolare a Napoli, per farvi un esempio.
Ci sono però studenti fuorisede che nei loro appartamenti in affitto hanno ripreso a respirare. Spesso ambiscono non a opportunità migliori o ad atenei più blasonati, ma a città in cui disperdersi, costruire nuove reti, spezzare i vecchi ponti.
C’è chi ha passato gli anni del liceo con angoscia e aspettava l’esame di maturità come il segnale che la loro agonia era finita. Loro sperano di rientrare a casa il più tardi possibile.
Non sappiamo mai perché qualcuno ha deciso di lasciare tutto e partire. Anche coloro che sono felici di scappare, dentro forse avranno quel desiderio di poter tornare a casa, un giorno, e di poterla definire tale.
di Marco Ciotti
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...