
Come ogni mese, Informare consiglia ai lettori alcuni testi da sfogliare e leggere.
È il primo volume dedicato alla Storia di ciò che diventò parte fondante dell’Italia unitaria. Sull’importanza dell’analisi storica di ciò che viene comunemente definito “passato” si sono scritte intere biblioteche e talvolta scritti inopportuni e saccenti ne definiscono arbitrariamente scopi e struttura; altrettanto stupidamente si annette al valore storico della ricerca l’obiettivo di recupero delle tradizioni. Il risultato spesso distorce i passi salienti, disinforma, diseduca: in una parola si confeziona un vero e proprio disastro culturale. La presentazione del volume (dicembre 2025) è il risultato di un lavoro certosino e prudente, che ha proposto puntata dopo puntata (ci riferiamo al mensile che avete tra le mani) un viatico irto di trappole e meandri poco conosciuti ai più: senza pudori l’Arte grafica di Folda, con tratti garbati, ha tracciato personaggi che, come in un gioco di ruolo, hanno composto la Storia del Regno di Napoli. La descrizione architettonica dei vicoli, delle strade, dei palazzi, senza tradirne l’essenzialità, contribuisce ad una dinamica soffice dei luoghi; il tratteggio e la segnatura appartengono allo stesso mondo sognante di un’altra coppia di Maghi dell’Arte. Chi conosce lo stile della sceneggiatura e della letteratura disegnata ritrova quel sottile filo rosso che unisce Morlando e Folda a Moebius e Jodorowsky. Il risultato non era affatto scontato; la resa finale ha messo da parte luoghi comuni ed ovvietà. Non ci sono nell’Arte disegnata altri modelli cui affidarsi per sfuggire alla malinconia nostalgica e fuorviante che sovente respinge in un anfratto poco dignitoso la Testimonianza del valore della Storia. Agli Autori ed allo staff di collaboratori un vivo ringraziamento; a noi lettori l’augurio di leggere presto le successive edizioni.

L’Italia degli anni Ottanta: una nave potente, spericolata, inaffondabile. Si aprono con un boato: quello alla stazione di Bologna, il 2 agosto, ottantacinque persone muoiono sotto le macerie. È l’inizio di un decennio che si presenta con una strage e si chiude con un muro che crolla. In mezzo ci sono le guerre di mafia, camorra e ’ndrangheta, P2 e fascisti. Al Sud si uccide con ferocia, mentre il paese, spensierato, non bada agli spari e cambia pelle: smette di credere nella politica e comincia a credere nella televisione. In Sicilia lo Stato sembra assente, i magistrati vengono ammazzati e il Sud si fa laboratorio di un capitalismo delinquenziale. Ci sono più di diecimila morti: è stata “guerra civile che non si volle vedere”. Ci sono gli assassinii di Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Walter Tobagi e Carlo Alberto Dalla Chiesa. L’ascesa di Cutolo e di Riina e la voce ferma di Giovanni Falcone. Ci sono i funerali di Berlinguer, l’ascesa di Bettino Craxi e la Milano da bere, un enigmatico Cossiga che diventa Presidente della Repubblica. Così affannata tra imbarazzi e disillusioni l’Italia si riscopre moderna e cinica, affamata di successo e di status. Un’euforia diffusa convive con un gigantesco e inedito esperimento criminale che marchia a fuoco il decennio. Enrico Deaglio e Ivan Carozzi raccontano questi dieci anni come un grande romanzo civile, costruito attraverso cronache, voci, immagini, fatti, sogni, mode e paure. Una narrazione in cui la Storia entra nelle case con il telegiornale e la pubblicità, con le stragi e con la musica. Gli anni Ottanta di Deaglio è il ritratto lucido e appassionato di un paese che sopravvive ai propri fantasmi: è la storia di come abbiamo cominciato a diventare quello che siamo.

Rubrica a cura di Raffaele Mercaldo
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