
Scene intricate, parole che si presentano stringate ed essenziali, fili che si perdono per ricomporsi desiderose di seguire il proprio sentiero. Il romanzo di Robecchi palpita e scalpita come e più nella migliore tradizione noir: sussurri a colmare le indecisioni, la melanconia ad accompagnare il tempo che separa

l’alito dal respiro. Come nelle piccole e pericolose onde opera del fiero sasso nell’acqua, così muovono passi due poliziotti a caccia di uno scassinatore introvabile e di un criminale appena evaso. La tavola è imbandita per lo sprovveduto lettore, che alquanto sorpreso, apprende che uno dei due segugi è titolare di una segreta missione: indagare il collega. Buona lettura.

Titolo esplicativo che a pieno merito entra a far parte della collana “Scienza e Idee” fondata da Giulio Giorello. Sentiero tortuoso eppure generoso di indizi: si dipana la nebbia sul come i “contrari per principio” e i “professionisti del NO” si avvalgono di prove insufficienti per dimostrare l’impossibile; una pseudo arte per negare evidenze a chi non la pensa allo stesso modo.
Potrebbero starsene tranquillamente a casa. Quale è la differenza tra l’esprimere la propria opinione e mentire? Gli autori, seppur con animo e parole caustiche, provano a districare una materia complessa; a mio parere ci riescono efficacemente.

Telefonate, interviste, lettere ed altro ancora, tutto materiale raccolto da Igort (pseudonimo di Igro Tuveri). Sgomento, amarezza, rabbia, sono i sentimenti che vivono in questo racconto disegnato. L’affetto per la terra ucraina e per le persone che la abitano rende maggiormente penosa ed avvilente una vergognosa pagina mai sufficientemente divulgata.
È la storia di una guerra infame, come tutte le guerre e che a dispetto di ciò che vomita il dittatore russo e la sua cricca, produce odio, rancore, lacerazioni irrimediabili che anche l’occidente farà bene a comprendere e ricordare. Occidente che troppe volte, ha preferito il torcicollo alle evidenze dell’immediato futuro.

Primo romanzo di Delia Owens che si offre ai lettori con un racconto forte, feroce, ricco di delicate sensibilità e di orridi luoghi comuni. Si pasteggia con croccantini intrisi di veleni razziali, di giudici togati e “giustizieri” tronfi di iniquità: tutti intenti a confezionare sospetti e a non esitare nell’esprimere condanne rabberciate.
La Palude, indiscusso scenario del racconto, custodisce segreti ma non per Kia, coccolata da sempre dalle creature che abitano quel territorio. A chi si avventura in questa lettura un solo preavviso: prepararsi a sipari improbabili e prestare attenzione a profumi e pensieri ipnotici poiché non ci sarà alcuna rete di protezione.
di Raffaele Mercaldo
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