
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori.

In “La grande cecità”, Amitav Ghosh offre un saggio brillante e provocatorio sul perché la letteratura contemporanea e la società stiano fallendo nel raccontare la crisi climatica. Il libro intreccia magistralmente storia, critica letteraria e riflessione personale, analizzando le radici del capitalismo e il nostro tragico immobilismo di fronte all’Antropocene. Ghosh usa la sua esperienza per dimostrare come la natura venga percepita erroneamente come sfondo inerte anziché come forza attiva. È un’opera fondamentale che scuote le coscienze, evidenziando l’urgente necessità di ripensare il nostro modo di immaginare il futuro prima che sia troppo tardi. In buona sostanza, ecco come l’autore analizza questo cortocircuito: L’illusione della stabilità: la politica e l’economia moderna si basano sull’idea che il futuro sarà una continuazione lineare del presente; Il calcolo a breve termine: i leader mondiali operano su cicli elettorali o trimestrali economici. Non riescono a elaborare una minaccia che richiede di ripensare i prossimi secoli; Rimozione della minaccia: ammettere la realtà del cambiamento climatico costringerebbe i potenti a dichiarare il fallimento dell’intero sistema di crescita infinita. Dunque, per i potenti rinunciare alle fonti fossili significa cedere quote di potere geopolitico. Preferiscono rischiare la catastrofe globale piuttosto che accettare una redistribuzione delle risorse e una decrescita. In sintesi, per Ghosh la scienza perde la battaglia della persuasione perché parla una lingua logica a un sistema politico ed economico guidato da tutt’altri interessi: il mantenimento del potere, il profitto e un’incapacità cronica di immaginare la fine del mondo moderno.

Il graphic novel “Il suo odore dopo la pioggia”, disegnato da José Luis Munuera e adattato dall’omonimo romanzo di Cédric Sapin-Defour, è un’opera toccante che esplora il legame profondo e incondizionato tra un uomo e il suo cane, Ubac. Il maestro Munuera traduce in immagini la malinconia, la gioia e il dolore della perdita. Il tratto dell’autore risulta essenziale e coinvolgente, esaltando una storia che tocca nel profondo senza mai cadere nella retorica. Il fumetto riesce a restituire il vero significato di un amore primordiale e totalizzante. La lettura del volume consigliato necessita di alcune considerazioni circa lo stile grafico: il tratto è morbido, essenziale e poco geometrico rispetto ai suoi lavori precedenti, concentrandosi sull’essenza delle emozioni. Munuera evita l’antropomorfizzazione; il cane Ubac non ha espressioni umane, ma la sua emotività emerge dai movimenti del corpo, dalla postura e dagli sguardi realistici. La tavolozza cromatica è studiata per riflettere gli stati d’animo. I colori cambiano marcatamente per separare i momenti di gioia quotidiana dai toni cupi e malinconici della vecchiaia e della perdita. La natura non è un semplice decoro, ma diventa un personaggio attivo che amplifica il senso di libertà e la connessione primordiale tra l’uomo e il cane. Nelle scene di complicità silenziosa, Munuera utilizza vignette ampie o sequenze mute (senza dialoghi). Questa scelta dilata il tempo percepito, focalizzando l’attenzione sull’istante presente. L’iniziazione può dirsi compiuta solo quando il dolore smette di essere paralizzante e si trasforma in gratitudine. Il protagonista capisce che la morte di Ubac non cancella il loro legame, ma lo fissa nel tempo. La creatura Ubac ha ridefinito l’uomo.
di Raffaele Mercaldo
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