
Recentemente mi è capitato di riflettere su alcuni aspetti della nostra società, partendo dalle notizie recenti che, per quanto rappresentino una moltitudine passeggera, sono lo spettro di un meccanismo costante che finisce per renderci tutti schiavi di un sistema sempre uguale. Sto parlando di un fenomeno che ci vorrebbe tutti distratti, accaniti su qualcosa che diventa un mezzo per distoglierci dall’essenziale, capace di farci ossessionare fino a coinvolgerci in continue lotte e schieramenti, senza comprendere fino in fondo che chi ci governa ci vorrebbe semplicemente parte dello schieramento.
Ed è così che posizioni secondarie, diventate argomento di cronaca, finiscono per rappresentare simboli di una posizione politica: una condanna o una grazia diventano rappresentazione della destra o della sinistra. I nostri canali social si riempiono di dettagli spesso irrilevanti rispetto alla questione principale, ma siamo così abituati alla ricerca continua di nuovi stimoli che finiamo per desiderarne sempre di più. Con maggiore attenzione e con ricerche più approfondite, ci si potrebbe rendere conto di quanti problemi molto più gravi accadano contemporaneamente nel mondo: crisi dimenticate, morti silenziose e questioni che ci riguardano direttamente ma che rimangono ai margini della discussione pubblica.
È proprio nelle distrazioni quotidiane che si nascondono verità più scomode. Presi da una vita frenetica e da un senso di impotenza, finiamo per allontanarci dai problemi reali, quelli sui quali potremmo intervenire, parlare e agire concretamente. Le questioni importanti sembrano spesso avere meno rumore rispetto a notizie superficiali capaci di catturare la nostra attenzione e dividere le persone. Per questo tali fenomeni possono essere combattuti soltanto attraverso l’informazione: conoscere, approfondire e documentarsi per evitare di perdere di vista i problemi più profondi della nostra società.
Sole Funaro, 17 anni
C’è chi parte con una valigia piena di sogni e chi con una lettera di assunzione già in tasca. Cambiano le destinazioni, cambiano le professioni, ma resta una costante: ogni anno migliaia di giovani italiani scelgono di costruire il proprio futuro oltre confine. Ultimamente su TikTok sta spopolando il racconto di un giovane italiano che, trasferitosi in Australia e lavorando nelle miniere, riesce a percepire uno stipendio lordo di 2500$ a settimana, con vitto e alloggio già pagato dall’azienda per cui lavora.
Da qui, ho cominciato ad interessarmi all’argomento, volendo trattare non solo i principali motivi per cui i giovani si stanno allontanando dal nostro Paese, ma anche delle conseguenze di questa emigrazione. Secondo il più recente Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, gli italiani iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani residenti all’estero) hanno superato i 6,4 milioni e tra il 2006 e il 2024 il saldo migratorio degli italiani è stato negativo per oltre 800mila persone. Il problema è che i ragazzi non partono soltanto per necessità economica come negli anni Sessanta: oggi molti “scappano” dall’Italia già laureati. Non fuggono dalla povertà, ma cercano possibilità.
Qui si apre quello che definirei il “paradosso italiano”; l’Italia investe per medici, ingegneri, ricercatori e professionisti circa 29,4 miliardi di euro complessivi in ricerca e sviluppo, ma poi sono altri Paesi a beneficare del nostro capitale umano. È una perdita non solo economica, ma anche sociale. Il Sud, invece, subisce un doppio processo di svuotamento: molti giovani lasciano prima il proprio territorio per raggiungere il Nord Italia, e successivamente partono dal Nord verso l’estero. Non è soltanto una “fuga dei cervelli”. È il sintomo di un Paese che fatica a trattenere le proprie energie migliori e di una generazione che cerca, altrove, ciò che spesso in Italia sembra ancora difficile trovare: opportunità, meritocrazia e prospettive di crescita.
Claudio Longobardi, 18 anni
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