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Magazine di promozione culturale, periodico mensile gratuito, che nasce nel 2002 a Castel Volturno, fondato da Tommaso Morlando, in concomitanza con una forte attività associazionistica praticata dal Centro Studi Officina Volturno sul territorio, in termini di salvaguardia ambientale e testimonianza contro la criminalità organizzata.

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Russia e Occidente sono interessati al golpe in Niger

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6 agosto 202312 min di lettura

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Russia e Occidente sono interessati al golpe in Niger

Indice (5)

  • 1Cosa sta succedendo in Niger
  • 2Le risposte internazionali
  • 3La dolorosa storia del Niger e del Sahel
  • 4Cosa fa l’Occidente in Niger
  • 5Una zona centrale

Mercoledì 26 luglio, il colonnello Amadou Abdramane ha una divisa militare blu sbottonata dal quale si intravede una canottiera bianca, è seduto ad un tavolo ed è circondato da un gruppo di uomini in tenuta militare, sta annunciando in diretta sulla televisione nazionale nigerina che è avvenuto un colpo di stato e il presidente Mohamed Bazoum è stato deposto e viene tenuto prigioniero all’interno del palazzo presidenziale a Niamey. Le immagini mostrano l’autoproclamato Consiglio nazionale per la salvaguardia del paese (CNSP), tra questi spunta un uomo alto con una divisa diversa dagli altri, Abdourahmane Tchiani, è il capo della Guardia presidenziale e si proclama nuovo leader del Niger.

Cosa sta succedendo in Niger

Mercoledì mattina, 26 luglio, alcuni membri della Guardia presidenziale hanno circondato il palazzo presidenziale di Niamey e hanno iniziato un colpo di stato che si è concluso con la cattura e la detenzione del presidente Bazoum. Nella mattinata di giovedì 27 luglio i militari hanno annunciato la sospensione di “tutte le istituzioni”, la chiusura delle “frontiere aeree e terrestri” (ora parzialmente riaperte) e l’istituzione del “coprifuoco” dalle 22 alle 5 ora locale (ora rimosso). Poco dopo la presa di potere e il giorno dopo la stessa ci sono state alcune proteste dei sostenitori di Bazoum, ma i golpisti le hanno sedate piuttosto rapidamente e hanno richiesto il supporto della Russia.

Il Ministro degli esteri e attuale premier ad interim, Hassoumi Massoudou, ha respinto il colpo di stato e ha affermato che “Il potere legale e legittimo è quello esercitato dal presidente eletto del Niger, Mohamed Bazoum” e che il presidente si trova nel palazzo in buona salute. Al contrario, il capo di stato maggiore dell’esercito del Niger ha annunciato di “sottoscrivere la dichiarazione” dei golpisti. “Il comando militare delle Forze armate nigerine (Fan)” ha “deciso di sottoscrivere la dichiarazione delle Forze di difesa e sicurezza”, si legge in un comunicato firmato dal capo di Stato maggiore delle forze armate del Niger, generale Abdou Sidikou Issa, al fine di “evitare uno scontro mortale tra le diverse forze”.

Ad oggi i golpisti hanno anche richiesto l’abbandono delle forze francesi nell’area, hanno sospeso le trasmissioni delle emittenti radiofoniche e televisive francesi RFI e France24 ed hanno “rottamato” i cinque accordi di cooperazione nel campo della sicurezza e della difesa stipulati tra il 1977 e il 2020 con la Francia.

Sono già stati attivati dei voli per permettere il rimpatrio di cittadini europei presenti nell’area, in particolare, un volo spagnolo ha riportato in Spagna 20 civili e la Francia ha chiesto assistenza tramite il meccanismo di protezione civile dell’Ue per sostenere il rimpatrio di cittadini dell’Ue in Niger. La Commissione europea ha sostenuto che la Francia ha già terminato le operazioni di evacuazione dei propri connazionali con il sussidio dell’Unione.

Le risposte internazionali

“L’Unione europea chiede l’immediato rilascio del presidente” nigerino Mohamed Bazoum, sono le parole espresse in un tweet dall’Alto rappresentante dell’Ue, Josep Borrell. Anche Ursula von der Leyen si è aggregata alle dichiarazioni che condannano i golpisti in Niger.

La Comunità economica degli stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS), di cui fanno parte 15 Stati africani, dalla quale sono stati recentemente esclusi Mali, Burkina Faso, Guinea e ora anche il Niger, ha recentemente tentato di incontrare a Niamey il generale Abdourahmane Tchiani e di vedere il presidente deposto Mohammed Bazoum. La delegazione, guidata dall’ex presidente della Nigeria Abdulsalami Abubakar, non è riuscita nel suo intento e non ha nemmeno trascorso la notte a Niamey. Il presidente di turno dell’ECOWAS, il capo di stato nigeriano, Bola Tinubu, ha dichiarato recentemente di voler risolvere la crisi in Niger in modo pacifico, ricorrendo alla guerra solo come extrema ratio. Mali e Burkina Faso hanno affermato che qualsiasi attacco armato nei confronti del Niger e della nuova giunta verrà considerato come un attacco anche nei propri confronti e saranno pronti a rispondere. La zona del Sahel, dal 2020, è stata funestata da diversi colpi di stato, questo in Niger è il settimo. Bola Tinubu si è espresso con grande durezza il 9 luglio e ha detto che non sarebbe stato disposto a tollerarne altri, minacciando anche interventi armati come avvenuto in Gambia nel 2017. L’ECOWAS ha già applicato sanzioni economiche e una no-fly zone, ma la cosa che desta maggiori preoccupazioni è l’ultimatum fatto ai golpisti che scadrà domenica 6 agosto. Nel caso in cui il potere non dovesse venir restituito al presidente Bazoum entro tale data dovrebbe iniziare una risposta militare.

Nabila Massrali, portavoce dell’UE per la politica estera, ha aggiunto “non commentiamo le dichiarazioni di Mali e Burkina Faso” riferendosi al comunicato congiunto nel quale i governi di Bamako e Ouagadougou avvertivano che qualsiasi intervento militare in Niger verrebbe considerato “una dichiarazione di guerra” contro di loro. “La nostra reazione e posizione politica è estremamente chiara: condanniamo fermamente il colpo di stato in Niger, rappresenta una minaccia per la stabilità e democrazia in Niger”

Dmitri Peskov, portavoce di Putin, ha detto “è improbabile che l’interferenza di alcune forze extra-regionali possa cambiare in meglio la situazione”, auspicando l’astensione dei governi occidentali e dell’ECOWAS.

La dolorosa storia del Niger e del Sahel

Divenuto indipendente dalla Francia nel 1960, è uno dei Paesi più poveri del continente africano. Secondo l’ONU, 4.3 milioni di nigerini, il 17% della popolazione, necessita di aiuti umanitari, la Nazione africana è stata duramente colpita da cambiamenti climatici, inondazioni e siccità che l’hanno gravemente danneggiata. Il Niger fa parte della regione del Sahel, zona di confine del deserto del Sahara (Mauritania, Mali, Burkina Faso, Ciad e Niger hanno firmato nel 2014 una convenzione per formare il G5), l’area è drammaticamente povera e risulta essere la più colpita da atti terroristici. Secondo il Global Terrorist Index, il 43% delle morti globali dovute al terrorismo avvengono in questa regione. Ha inoltre registrato un aumento del 7% rispetto allo scorso anno e dal 2007, l’area ha visto un incremento del 2000%.

Gli Stati del G5 hanno cercato di dar vita nel 2017 ad una forza armata congiunta per far fronte al terrorismo che infesta la zona, difendendo i confini e promuovendo la soft-security. 

Dal 2019 gli attacchi di Boko Haram e dell’ISWAP sono stati causa di grandi atrocità nel sud-est del Niger, i conflitti armati tra i gruppi terroristici e le forze di difesa nigerine hanno portato a violenze ed esecuzioni sommarie anche contro i civili. 

Nel gennaio 2021, secondo Human Rights Watch, sono centinaia i casi accertati di violenze verso i civili; le azioni di ambo le parti comportano una violazione dei diritti umani e dell’articolo 3 della Convenzione di Ginevra del 1949 che regola la salvaguardia dei civili durante i conflitti armati. Sul governo del Niger, già allora con a capo Mohamed Bazoum, grava l’onere di investigare. Il 15 marzo, come riportato da RFI, è avvenuto l’attacco più grave, 137 civili sono stati uccisi nella zona di Tillia, nella regione di Tahua, mentre si trovavano nei pressi di alcuni pozzi per raccogliere acqua per sé e per i propri animali.

Sempre secondo HWR, le forze di sicurezza sarebbero responsabili di almeno 185 delle 496 morti riportate dall’ottobre 2019. Le crisi umanitarie, ambientali ed economiche del Paese non fanno che dipingere un quadro ancora più tragico.

Cosa fa l’Occidente in Niger

Le missioni militari di Stati Uniti, Francia, Germania, Italia e Canada sono finalizzate alla lotta al terrorismo, al contrasto dell’immigrazione e alla difesa degli investimenti stranieri nel Paese.

A fare da apripista sono stati gli Stati Uniti dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001. Nel 2003 gli Stati Uniti crearono la Pan Sahel initiative, coinvolgendo il Ciad, il Mali, la Mauritania e il Niger nell’addestramento di unità dell’esercito specializzate nel contrastare le minacce terroristiche e la diffusione del radicalismo. Nel 2004 l’iniziativa è stata sostituita dalla Trans-Sahara counterterrorism partnership, un’alleanza più ampia che comprende anche l’Algeria, il Burkina Faso, il Camerun, il Marocco, la Nigeria, il Senegal e la Tunisia.

Mentre la missione francese nel Sahel, nota come “Operazione Barkhane” avente base nel Mali, era iniziata nel 2013 con l’obiettivo di combattere i numerosi gruppi jihadisti attivi da anni nell’area. Inizialmente comprendeva circa 3mila soldati e doveva durare qualche settimana: alla fine è durata anni e i soldati sono diventati circa 5mila. Questo aveva reso la Francia lo stato straniero con la maggior presenza militare nella regione. La cosa, collegata al recente passato coloniale francese, ha generato molti malumori soprattutto in Niger. Durante il golpe ci sono state molte manifestazioni per richiedere l’abbandono dei soldati francesi.

Dal 2018 l’Italia opera in Niger nell’ambito dell’operazione Misin, la missione è condotta in concerto con altri Stati europei e Stati Uniti. Misin prevede il dispiegamento di fino a 500 uomini (attualmente sono 350 stanziati presso l’aeroporto di Niamey), 6 mezzi aerei e fino a 100 mezzi di terra, ad oggi sono stati addestrati circa 9100 soldati nigerini.

La più recente, è la nuova missione europea, Eumpm-Niger, alla guida del colonnello dell’Esercito Antonio d’Agostino, fatta partire nel 2022 per contrastare gli atti terroristici sul territorio.

Quando le missioni militari si sono intensificate nel 2018, dopo che 4 militari statunitensi e 4 nigerini sono stati uccisi in un’imboscata nell’ottobre dell’anno precedente, al governo c’era Mahamadou Issoufou, ex presidente del Niger ed esponente dello stesso partito di Bazoum. La popolazione ha protestato a lungo contro la massiccia presenza delle forze armate straniere nel Paese. La presenza di militari porta all’affermazione di un clima politico molto oppressivo che può sfruttare le forze armate fortemente politicizzate in Niger o finire per divenirne preda a sua volta.

Una zona centrale

Il Sahel è una regione colpita da gravi disastri umanitari e calamità naturali, la cosa si aggrava particolarmente quando andandola ad esaminare si nota che è anche particolarmente povera di risorse naturali. L’esportazione di uranio da parte del Niger è l’unica che potremmo considerare rilevante. Ma anche questa, in fin dei conti, appare piuttosto trascurabile. Adalbert Jahnz, portavoce della Commissione europea, ha parlato in merito allo stop alla fornitura di uranio disposta dai golpisti. Il Niger è un grande fornitore di uranio per l’Unione, che viene poi arricchito in Francia e Spagna, secondo Jahnz le quote di uranio già presenti sono sufficienti per far fronte ad uno stop nel breve periodo e le forniture globali permettono di guardare con tranquillità anche al medio e lungo periodo. Quindi si può far fronte con relativa serenità anche ad un eventuale interruzione.

Il vero valore di tutto il Sahel e, in particolar modo, del Niger sta nella sua collocazione. Per gli Stati europei, il Sahel costituisce una fascia che permette di schermare le migrazioni che provengono dalla zona subsahariana, gli accordi di partenariato hanno molto spesso questo fine. Le zone vengono militarizzate e le forze armate locali vengono istruite per centellinare i flussi migratori, tenerli lì con ogni mezzo in cambio di risorse, armi e aiuti umanitari. Probabilmente il principale motivo per cui i governi europei concludono accordi con i governi locali, soprattutto il governo di Bazoum era visto come un grande interlocutore per l’Unione e un golpe potrebbe portare una serie di effetti a catena.

La Russia, già molto presente nell’area con svariati gruppi di mercenari, soprattutto la Wagner, ha spesso operato in questa fascia per cercare di accaparrarsi risorse e simpatie dei gruppi militari locali. L’operato dei mercenari russi è sempre stato inizialmente accolto in modo benevolo, il loro arrivo è salutato con gioia dai locali che beneficiano dell’azione repentina ed efficace di questi gruppi. Ma poi le cose peggiorano rapidamente, sono innumerevoli i report che dimostrano le violenze contro la popolazione civile di cui di macchiano. Uccidono, depredano tutte le risorse, stuprano e distruggono villaggi, divengono rapidamente peggio dei precedenti oppressori che hanno cacciato e poi abbandonano la zona permettendone il ritorno. La Russia ha particolare interesse a destabilizzare l’area per ottenere le risorse di cui necessita, per aumentare la propria influenza così da orientare i flussi migratori e per tenere buoni i numerosi gruppi di mercenari che utilizza. Le operazioni in Africa permettono a tali compagnie di arricchirsi e di ottenere prestigio con il minimo sforzo e senza curarsi dei diritti umani.

Se realmente l’ECOWAS dovesse iniziare un attacco armato contro il Niger e il Mali, il Burkina Faso e la Guinea dovessero rispondere, si creerebbe uno scenario di cui è impossibile prevedere gli esiti. Sicuramente l’attacco non verrebbe approvato dal Consiglio di sicurezza dell’ONU, dal momento che, in accordo all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, solo questi può autorizzare un attacco armato. Cosa che certamente non avverrebbe visto che Russia e Cina siedono nei membri permanenti del Consiglio. Ergo, l’attacco verrebbe visto come teoricamente illegittimo, cosa che potrebbe dare adito a diverse proclamazioni e pretese. Inoltre, l’ECOWAS non sembra avere le risorse per preparare e attuare un attacco armato in così poco tempo e la cosa potrebbe non condurre agli esiti sperati dalla Comunità economica, portando ad un crollo di legittimità della stessa e del suo rappresentante. Il presidente nigeriano Bola Tinubu è stato accusato dal suo sfidante di non aver vinto le elezioni e la sentenza è prevista per fine settembre. Tinubu è alla guida di una Nazione con enormi potenziali di crescita come la Nigeria, ma anche innumerevoli e gravissimi problemi, per lui, muoversi correttamente in questo momento vorrebbe dire guadagnare i consensi necessari per divenire la nuova figura forte del continente, ma sbagliare potrebbe attivare una serie di ripercussioni per tutto lo scacchiere internazionale.

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