
Salari italiani fermi, fra gli ultimi in Europa e diminuiti negli ultimi 30 anni. Lavoratori inermi, abbandonati da Politica e Sindacati. Un unico indice prima di tutti, che crea sgomento e fa riflettere: “I nati dopo il 1986 hanno il reddito medio più basso di sempre.”
L’inflazione galoppante, gli aumenti esponenziali relativi alla guerra in Ucraina insieme a precarietà, sfruttamento, instabilità tra domanda ed offerta, creano quasi un incubo nell’affrontare la questione lavoro, nel presente e futuro, in cui si dilatano contraddizioni sociali gigantesche fino al cannibalismo sociale dal basso, e troni dorati dall’alto.
Dalla fine degli anni novanta si è iniziato politicamente a dare input legislativi finalizzati ad una progressiva liberalizzazione del mercato del lavoro, prima sulle tipologie contrattuali, poi su tempistica e relative modalità. È stato un crescendo del posizionamento del lavoratore sempre più proiettato sulla competitività e slegato dalle caratterizzazioni identitarie ed ideologiche che avevano portato a lotte e risultati in termini di welfare e diritti sociali a cavallo degli anni ’60 e ’70.
Il risultato, dunque, di un percorso che viene da lontano, incontrando quasi nessuna opposizione di chi, di dovere, avrebbe dovuto fare le barricate per la classe lavoratrice, al di là della retorica e degli argomenti di distrazione di massa, spesso divisivi ed utili a creare nebbiosa conflittualità di opinione mentre, nei banchi del potere, si preparavano riforme epocali di adeguamento sociale al Mercato ed al liberismo più scellerato.
La via crucis, di emergenza in emergenza, di governo tecnico a commissariamento da spread, da spending review a fiscal compact, venivamo traghettati nella riforma Fornero e nel Job Act. Il debito pubblico mastodontico ed in continuo aumento, l’obbligo del pareggio di bilancio con minaccia continua di procedura di infrazione per deficit eccessivo da parte dall’Unione europea per correggere livelli eccessivi di disavanzo. Siamo all’epoca della crisi dei conti pubblici della Grecia che fa da monito a tutta l’area mediterranea euro: licenziamenti in massa di dipendenti pubblici, welfare devastato, privatizzazione selvaggia degli apparati infrastrutturali nazionali, uno scempio sociale senza precedenti, e bisogna ricordarlo, pochi aiuti concessi a differenza di quelli che saranno poi inviati in Ucraina. Ma questa è un’altra storia.
Non bisogna dimenticare l’attacco silenzioso, ma assordante, che c’è stato, anche, all’art.18 ma in generale a tutto lo Statuto dei Lavoratori, l’epica Legge 300/1970, uno dei bastioni normativi di argine all’anarcocapitalismo, alla ferocia delle regole della globalizzazione, alla tentacolare uniformità del mondialismo. Poi ci sarà, sotto il profilo formativo, la riforma della Buona Scuola, l’alternanza scuola/lavoro, i crediti formativi, e per finire l’impossibilità di poterti recare a Lavoro, e dunque di poter sfamare te stesso ed i tuoi cari, a meno che non ti fossi sottoposto ad una iniezione sperimentale obbligatoria. Silenzio anche lì, senza clamore, buio.
Adesso meravigliarsi che i salari sono fermi da oltre trent’anni, che i giovani emigrano e non hanno futuro, che il lavoro come forma di identità umana non esiste più e siamo diventati tutti merce esposta al mercato da vendere, significa aver vissuto sulla luna dalla fine degli anni ’90.
Adesso, non so se è più colpa nostra, cioè demerito delle masse, o capolavoro del potere e delle classi dominanti, se lavori per essere povero e non sei nel periodo egizio, alla corte dei faraoni per costruire le piramidi, evidentemente c’è qualcuno o qualcosa che ha funzionato o davvero troppo bene, o malissimo. E non ve lo mando certo a dire.
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