
Il 29 aprile l’assemblea di Lega Pro ha dato il via libera alla proposta di un Salary Cap in Serie C. L’idea faceva già parte dei piani di Matteo Marani, attuale presidente di Lega, la quale l’aveva inserita tra le proposte del suo mandato.
Il Salary Cap è un tetto massimo degli ingaggi imposto i ai club. Nello specifico, il modello che verrà sperimentato sarà quello di un “relative Salary Cap“. Ciò significa che non c’è una soglia prestabilita, ma essa cambierà tra una squadra e l’altra: non si potrà spendere più del 55% del rapporto fra stipendi e valore di produzione del club. Per le società che sforeranno il tetto, almeno per questa stagione, non ci saranno penalizzazioni, ma solo multe, i cui soldi poi verranno usati per finanziare la riforma-Zola, ossia le attività di sviluppo dei settori giovanili.
Imporre un limite alle spese affinché il sistema, già precario, crolli su se stesso. Con uno sguardo ai modelli europei, si cercherà la formula più adatta alla terza divisione italiana. Un esempio nel nostro Paese è quello introdotto in Serie B nella stagione 2013/14: modificato nel corso degli anni, impone l’obbligo di rispettare il rapporto del 70% tra ingaggi e fatturato della stagione precedente.
In giro per l’Europa si trova qualche esempio. Basti pensare alla Spagna, in cui è presente un tetto salariale sia nella prima che nella seconda divisione. In breve, i club spagnoli hanno un “limite di costo del personale sportivo”, che non deve essere superiore alla differenza tra le spese non sportive preventivate per la stagione corrente (come affitti, bollette, stipendi dei dipendenti – “non sportivi” – ma anche le perdite della stagione precedente e i debiti non ancora pagati) e i ricavi preventivati in stagione. Si presenta un budget per le spese del personale sportivo e la Lega può approvarli o no.
La UEFA ha una sorta di modello di Salary Cap, ossia il Fair Play Finanziario. Le spese per i giocatori, gli allenatori, i trasferimenti e i compensi agli agenti non devono superare l’80% delle entrate dei club che partecipano alle competizioni europee. Tale percentuale, dalla prossima stagione, scenderà al 70.
Negli USA, dando uno sguardo alla Major League Soccer, si trova un modello diverso. Infatti, le franchigie hanno una cifra stabilita a inizio campionato, uguale per tutte. Ciò però è dovuto alla struttura della MLS: lì le squadre non hanno un sistema di promozioni e retrocessioni e l’obiettivo è far sì che esse abbiano tutte le stesse possibilità ai blocchi di partenza. Dunque, un tetto salariale non dovuto ai problemi economici, ma solo per una questione di competitività e spettacolo.
Il campionato di Lega Pro fa acqua da tutte le parti da anni. Nel tempo sono stati centinaia i punti di penalizzazione inflitti ai club. Quest’anno, poi, il culmine: ben due squadre escluse dal campionato a stagione in corso, ossia Taranto e Turris. Il girone C ha visto il sistema dei Playout modificato due volte.
È un campionato che perde di credibilità. Tantissime poi le squadre che vengono escluse (successe anche alla Casertana nel 2021/22) oppure ripescate nel pre-stagione. Investire nelle squadre di questo campionato è un rischio enorme, perché i profitti sono bassissimi. O si sale subito in B, oppure finiscono le risorse, ma l’ultima parola l’ha sempre il campo, per cui un episodio potrebbe mandare tutto all’aria.
Ciò è dovuto anche a un altro problema: la Serie C è il campionato più grande d’Europa. Sessanta squadre divise in tre girone. Ciò significa che incassi, già molto bassi, vengono divisi per un numero altissimo di squadre. Inoltre, ci sono club che farebbero fatica a sostenere anche solo una trasferta dall’altra parte del Paese, per cui non si può passare così facilmente a una lega nazionale. Subentra dunque un altro punto da evidenziare: i parametri per entrare in Serie C sono troppo bassi. Bisogna alzare la soglia per assicurarsi che vi entrino realtà più solide economicamente.
Adesso si giocheranno i Playoff e tra queste 60 società, ne saliranno solo 4: un imbuto decisamente troppo stretto e che urla, assieme agli altri problemi, a una riforma totale della divisione.
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