
“Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito” è la prima cosa alla quale ho pensato vedendo le reazioni del nostro governo alle manifestazioni di lunedì 22 settembre per la Palestina. In particolare, il nostro ministro dei trasporti Matteo Salvini, adirato per quei pochi scontri che sono avvenuti, ha avuto la brillante idea di introdurre delle cauzioni per chi organizzerà cortei. “A Genius” come direbbe un altro Matteo.
Come fai a spiegare almeno 75 città e 60 piazze italiane riempite da una marea di persone pacificamente scese in strada contro un governo che appare omertoso e distante? Ti concentri su quei pochi vandali che hanno sfasciato gli ingressi della stazione di Milano Centrale, spostando completamente l’attenzione dal vero problema. Ora chiariamoci: la violenza è sempre sbagliata e va sempre condannata. Trovo però molto più problematico un governo che non spende una parola per un genocidio in corso, che non un centinaio di persone che non hanno nulla a che fare con il vero senso delle manifestazioni.
Nonostante le manifestazioni siano avvenute in oltre 75 città e coinvolgessero decine di migliaia di persone, l’attenzione mediatica si è focalizzata in larga parte sui pochi scontri. Per quanto riguarda Milano, parliamo di più di 10 fermati e 60 agenti feriti, un numero che può sembrare alto. In realtà paragonato a quello di chi ha manifestato pacificamente è nulla: a Roma si stimano circa 30.000 persone, a Bologna tra 10-12.000 fino a 50.000 secondo gli organizzatori, a Palermo circa 20.000, ed infine a Napoli tra le 30.000 e le 40.000 persone secondo gli organizzatori.
“Impediremo che si ripeta e chiederemo una cauzione a chi organizza cortei e manifestazioni, in caso di danni pagheranno di tasca loro”, non si può non iniziare da Salvini, il ministro delle cause mediatiche, che sembra dimenticare di non governare da solo. Forza Italia prende le distanze da questa proposta, in particolare Raffaele Nevi: “Non neghiamo che il problema esista, ma per far sì che si possa fare bisognerebbe dimostrare che i violenti sono gli organizzatori e oggettivamente non è quasi mai così. Mi sembra difficilmente applicabile”.
Una proposta pubblicizzata alla grande sia sui social di Salvini e della Lega, che però ha spiazzato tutti, da Piantedosi a Fratelli d’Italia, e che di base appare solo come l’ennesima trovata per la prossima campagna elettorale. Una narrazione che sposta l’attenzione dal vero problema e che, così facendo, diventa pericolosa: la nostra classe politica è completamente assente e dissociata ed utilizza volutamente una comunicazione distorta e controllata.
Come se non bastasse la proposta delle cauzioni, Salvini ha concesso un’intervista alla tv israeliana i24News che ha il sapore della passerella propagandistica. Tra sorrisi compiaciuti e dichiarazioni formulate ad hoc per soddisfare l’interlocutore, il ministro ha ribadito il sostegno incondizionato a Israele, attaccando Onu e manifestazioni pro Palestina in Italia.
Nessuna parola di equilibrio, nessun cenno al dramma umanitario che ha spinto migliaia di persone a scendere in piazza. Un comportamento che mostra non solo quanto la politica italiana sia scollegata dalla realtà del Paese, ma anche quanto il governo preferisca la teatralità alle risposte concrete: mentre le piazze chiedono pace e diritti umani, il vicepremier fa campagna elettorale oltremare.
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