
Il decreto delle Infrastrutture si chiama ufficialmente “Asset”, ma potrebbe chiamarsi anche “Ambizione”, “Accerchiamento”, o “Accozzaglia”. Il motivo? Dentro c’è un po’ di tutto: il Ponte sullo stretto, la stretta sulle tariffe aeree, le concessioni autostradali. È il classico provvedimento omnibus, ma con l’impronta inconfondibile di chi sogna di lasciare un segno: Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture. La sua scommessa è abbastanza chiara: dimostrare (con 16 articoli) che questo governo non solo governa, ma costruisce. Che il Ponte, mito berlusconiano prima, ora totem leghista, è possibile. Adesso la bozza del decreto legge è all’esame della Ragioneria e non stupirebbe quindi che nei prossimi giorni l’articolato possa ancora cambiare volto.
Il cuore simbolico del decreto delle Infrastrutture è lì, sullo Stretto. Un cantiere promesso per la primavera 2025, una conclusione prevista per il 2032. Costo: oltre 13 miliardi. Ufficialmente, 120 mila posti di lavoro. Ufficiosamente, una voragine aperta nei conti pubblici. Il governo parla di rinascita infrastrutturale. Adesso, il decreto stabilisce che eventuali aumenti dei costi per servizi accessori alla costruzione del ponte non possano superare il 50%. Oltre questa soglia, sarà necessaria una nuova gara d’appalto per garantire trasparenza e competitività. Per progetti di grandi dimensioni (oltre 2 miliardi di euro), la percentuale minima di indennizzo richiesta può essere ridotta fino al 3% del valore dell’opera, in linea con i principi di proporzionalità.
Le nuove regole prevedono restrizioni più severe per i subappalti. Le gare pubblicate dopo il 31 dicembre 2024 dovranno conformarsi a queste nuove disposizioni, mentre quelle precedenti potranno continuare a utilizzare le certificazioni dei subappaltatori per le qualificazioni SOA
Nel mirino del decreto anche le compagnie aeree, in particolare le low cost che minacciano di abbandonare le tratte meno redditizie, mentre i residenti temono che le nuove regole peggiorino l’accessibilità, anziché migliorarla. Il governo vieta l’uso degli algoritmi per i rincari “a domanda elevata” e impone un tetto alle tariffe per le isole: non oltre il 200% del prezzo medio. Salvini lo chiama «buon senso per i cittadini». Ma dietro la retorica pro-consumatori si nasconde una realtà più amara. Viene specificato che il tetto al caro voli verso le zone periferiche (come le piccole isole) varrà solo per alcune categorie di passeggeri.
Il problema del caro-voli verso Sicilia e Sardegna è strutturale: poche rotte, scarsa concorrenza, zero alternative su rotaia. E il rischio concreto è che, con le nuove norme, i vettori decidano semplicemente di ridurre le tratte meno redditizie, penalizzando ancora una volta chi abita lontano dai centri economici.
Il decreto prevede, inoltre, anche misure per accelerare la realizzazione di tutti i progetti finanziati con il Pnrr o i fondi strutturali europei. Inoltre, un altro fronte incandescente: i taxi. In sintesi: il nuovo decreto Infrastrutture promosso da Matteo Salvini introduce novità sul Ponte sullo Stretto (con limiti ai costi accessori e più poteri alla società appaltante), sul Codice degli Appalti (stretta sui subappalti), sulle concessioni autostradali (tariffe definite dall’Autorità di regolazione) e sui voli per Sicilia e Sardegna (stop alla profilazione dei passeggeri e tetto ai rincari). L’obiettivo sarebbe maggiore efficienza, trasparenza e tutela dei consumatori. Grandi opere con ritorno incerto, soluzioni tampone per problemi sistemici, e tanta voglia di mostrare i muscoli. Nel frattempo, i nodi veri restano: treni regionali fatiscenti, periferie senza trasporto pubblico, autostrade con concessioni opache. Ma nessuna norma nel decreto li tocca davvero. È lo stile Salvini: annunciare, semplificare, polarizzare. Il resto, come sempre, lo farà la propaganda.
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