
Uno smottamento ha colpito la frazione collinare di Talanico, nel comune di San Felice a Cancello, in provincia di Caserta. L’emergenza è stata immediata: le squadre di soccorso hanno lavorato incessantemente durante tutta la notte per evacuare alcune abitazioni, mentre si proseguono le ricerche di due persone disperse.
Sono 13 gli operatori e due i mezzi della CRI impegnati a sostegno della popolazione e a supporto dei Vigili del Fuoco nella ricerca dei dispersi a San Felice a Cancello, nel casertano. “Non vi lasceremo soli”, le parole di Rosario Valastro Presidente della CRI.
Il panorama del disastro è desolante: case allagate, automobilisti bloccati nelle loro vetture, strade trasformate in veri e propri torrenti e frane che hanno devastato la zona. Un fenomeno atmosferico intenso, caratterizzato da piogge torrenziali e violenti nubifragi, ha investito diverse aree della Campania a partire dal tardo pomeriggio dell’altro ieri. San Felice a Cancello si ritrova sotto le frane del maltempo: ma quanto sono vulnerabili le nostre comunità?
L’urgenza adesso è ripartire, come spesso accade in situazioni simili. La macchina dei soccorsi è stata attivata tempestivamente, e i mezzi di emergenza sono in azione per limitare i danni. Il sindaco di San Felice a Cancello, Emilio Nuzzo, ha ricordato ancora una volta la vulnerabilità del territorio, già colpito in passato da eventi catastrofici. È impossibile non pensare alla drammatica alluvione del 1998 a Sarno, che aveva segnato profondamente l’intera regione, o agli allagamenti ricorrenti degli ultimi anni.
Ma c’è un interrogativo che diventa sempre più impellente: perché questi eventi atmosferici, pur intensi, sembrano mettere in ginocchio intere comunità ogni volta? Certo, la quantità di pioggia caduta in poche ore è stata eccezionale, con picchi di 60-70 mm, ma la domanda fondamentale riguarda la fragilità idrogeologica del territorio.
Il problema è noto da tempo. Le colline di quest’area sono estremamente vulnerabili, e basta un evento atmosferico particolarmente violento per causare frane e smottamenti. I terreni, spesso mal gestiti o completamente abbandonati, non riescono a trattenere l’acqua. Le infrastrutture idriche e di drenaggio, in molti casi obsolete o insufficienti, non fanno altro che aggravare la situazione.
La realtà è che non si tratta solo di eventi naturali fuori dal nostro controllo, ma anche di una gestione del territorio che, a distanza di decenni dalle prime alluvioni devastanti, sembra ancora insufficiente. Il cambiamento climatico ha certamente amplificato la portata dei nubifragi, ma la mancanza di piani di prevenzione e l’abbandono di politiche di tutela del territorio giocano un ruolo determinante.
Le parole del sindaco Nuzzo non possono che sottolineare una realtà che non può più essere ignorata. La fragilità del territorio casertano è ben nota, e nonostante i continui allarmi e le tragedie passate, si continua a intervenire solo in emergenza, senza una visione a lungo termine.
Se la “ripartenza” diventa ogni volta l’unica soluzione proposta, resta da chiedersi: quando si inizierà a investire davvero sulla prevenzione? Quando si smetterà di rincorrere gli eventi atmosferici, per affrontare seriamente le cause profonde che rendono queste comunità così vulnerabili?
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