
Napoli annovera le catacombe più estese dell’intera cristianità. San Gennaro non è solo il sangue: ecco i segreti e la meraviglia delle catacombe. L’Italia, e Roma in particolare, è il luogo che conta il numero più alto di catacombe, luoghi che i cristiani dell’età apostolica utilizzavano per la sepoltura dei propri defunti. Insieme alla capitale e a Siracusa, Napoli è la città che annovera le catacombe più estese dell’intera cristianità. Sono ben dodici ma solo alcune di esse sono aperte al pubblico.
Quasi tutte si trovano nel Rione Sanità e per grandezza e bellezza spiccano le catacombe di San Gennaro, ubicate nella collina di Capodimonte sotto l’omonima Basilica del Buon Consiglio. A Napoli, così come a Siracusa, città marinare i cui porti nell’antichità romana erano molto frequentati, il Cristianesimo è arrivato pochi decenni dopo la morte di Gesù. Gli Atti degli Apostoli raccontano che Paolo di Tarso, nel suo ultimo viaggio missionario che lo condurrà a Roma, dove sarà ucciso in nome della fede (siamo intorno al 60 d.C.), giunto a Pozzuoli abbia trovato una comunità di cristiani.



Le catacombe di San Gennaro si svilupparono attorno alla tomba di una ricca famiglia romana e alla fine del III secolo accolsero le spoglie di Sant’Agrippino, sesto vescovo di Neapolis, diventando così luogo di venerazione di colui che, prima di San Gennaro, era il patrono della città partenopea. Sulle catacombe fu successivamente costruita una basilica che nel 305 accolse il corpo di San Gennaro dopo il martirio avvenuto a Pozzuoli. San Gennaro non aveva alcun legame con Napoli ma, da vescovo di Benevento, si era recato nella città flegrea a visitare la comunità cristiana. Qui incappò nelle persecuzioni di Diocleziano che lo condussero al martirio. Il suo culto si sviluppò così tanto che le catacombe presero il suo nome. E, così come era successo per Agrippino, attorno alla tomba di San Gennaro si moltiplicarono le sepolture e gli ambulacri, furono aperti e decorati nuovi cubicoli, così che il sito catacombale assunse la forma che ha ancora oggi.
In esso si trova il più antico ritratto di San Gennaro che risale al quinto secolo, sotto la scritta Sancto Martyri Januario, al Santo Martire Gennaro. All’interno delle catacombe si trova una grande basilica ipogea, scavata interamente nel tufo, dove i cristiani si riunivano per il culto. Era prassi antica che essi si ritrovassero, anche per la messa, attorno alle tombe dei defunti, ed in particolare dei martiri, di coloro cioè che avevano testimoniato la fede fino all’effusione del sangue.
Le catacombe di San Gennaro si sviluppano su due livelli, entrambi ricchi di decorazioni ad affresco e ciò che colpisce è la grande luminosità di tutti gli ambienti. A differenza delle catacombe romane, dagli ambulacri molto stretti e bui, quelle di Napoli sono caratterizzate da ambienti ampi, resi possibili dalla particolare conformazione del sottosuolo di Napoli. Il tufo giallo napoletano, nato dall’attività vulcanica dei Campi Flegrei, è particolarmente resistente ed ha un’alta capacità di isolamento termico, rendendo il materiale perfetto per la costruzione di opere e costruzioni.
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