
Caserta e i suoi dintorni sono aree ricchissime di storia e cultura, non sempre valorizzate adeguatamente per ragioni storiche e di proprietà. Dalle segnalazioni di alcuni cittadini di Caserta, abbiamo registrato l’abbandono di due perle della città. Stiamo parlando del Casino Vecchio situato nel borgo di San Leucio e della Cappella San Donato in centro città. Due luoghi di proprietà privata ad oggi lasciati così, senza un’idea di recupero, a non poter brillare come meriterebbero. Una fine impietosa per due pezzi di storia della nostra città.
Partiamo dal Casino Vecchio, situato in zona Vaccheria. Il bene è raggiungibile tramite una strada dove da anni, nonostante il divieto di scarico rifiuti, si accumula immondizia mai raccolta. Il Casino fu una delle residenze di caccia più importanti dei sovrani borbonici, e in particolare la preferita di Ferdinando IV, almeno fino a quando non avvenne un tragico evento: proprio nella tenuta il primogenito ed erede al trono Carlo Tito morì di vaiolo ad appena quattro anni. Forse fu anche questo avvenimento che favorì l’abbandono della residenza da parte di Ferdinando, che fece costruire poi il Belvedere di San Leucio. Con il nucleo di San Leucio il Casino Vecchio condivide anche l’architetto: Francesco Collecini, il più illustre allievo di Vanvitelli. Dopo l’abbandono della corte esso divenne residenza dei guardacaccia, intraprendendo un lento e inesorabile declino, che ha portato questo edificio alle condizioni in cui è oggi.

Il monumento presenta gravi infiltrazioni di umidità che potrebbero minarne perfino la stabilità strutturale; danni incalcolabili agli affreschi originali del ‘700, in alcune parti ancora leggibili dall’esterno; infine, una ingente quantità di graffiti, erbacce e rifiuti costellano la facciata. Di fianco al Casino, vi è quel che resta di un ristorante, abbandonato da anni e ora popolato da una colonia di gatti. Il paesaggio dei colli Tifatini che si ammira dall’antistante punto panoramico è mozzafiato, ma lo spiazzale è invaso da tegole rotte, pezzi di vetro e rifiuti sparsi ovunque. Il bene è privato e dal Comune c’è stata solo qualche vana promessa perduta nel tempo per un luogo che, se sottratto al suo stato di abbandono, potrebbe essere visitato ed utilizzato dalla comunità favorendo iniziative turistiche e culturali.
Tornando in centro città, troviamo la Cappella di San Donato, al tempo possedimento dei Della Ratta, conti di Caserta tra il XIV e il XVI secolo. Situata proprio nel Vicolo Della Ratta, la Cappella è un rarissimo esempio di architettura casertana addirittura precedente alla rivoluzione urbanistica, che ha preceduto la costruzione della Reggia.

L’edificio presenta interessantissimi tratti architettonici, con uno stipite sorretto da un frontone che raffigura un angelo e un teschio, un cosiddetto “memento mori”, figura tipica dell’età barocca che ricorda l’ineluttabilità della morte. All’interno si intravedono ancora il delicato azzurro delle pareti e i pregevoli fregi barocchi. La Cappella è al momento murata, con probabili problemi di stabilità strutturale; piante rampicanti si avvinghiano alle pareti e coprono la facciata, privando, forse per sempre, la città di una preziosa testimonianza del proprio passato. Anche questo bene è privato, e le amministrazioni non hanno mostrato alcun segno di interesse nella sua riqualificazione.
Dalle foto e dalle ricerche sul web – o ancora meglio, recandosi presso questi due luoghi – si può capire la bellezza di quello che abbiamo intorno a noi. Ma nascosto. Caserta e i suoi dintorni sono ricchi di luoghi traboccanti di arte, storia e cultura, che aspettano solo di essere recuperati e messi a disposizione della cittadinanza e dei turisti. Una città che non tutela il suo passato è una città senza futuro, e a Caserta, al momento, di speranze per la cultura ve ne sono ben poche.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...