
“San Leucio. Una company town nel Regno di Napoli” (Rubbettino, 2023), firmato da Gerardo Cringoli e Andrea Pomella, è molto più di un saggio storico. È un viaggio nelle pieghe profonde della storia meridionale che restituisce centralità a una delle più straordinarie esperienze comunitarie ed economiche dell’Europa moderna: San Leucio, laboratorio sociale e manifatturiero voluto da Ferdinando IV di Borbone sul finire del XVIII secolo. Attraverso una rigorosa analisi storico-economica, gli autori delineano con chiarezza l’unicità della “company town” leuciana: non solo un opificio serico d’avanguardia, ma un’intera comunità organizzata secondo criteri di giustizia sociale, merito, uguaglianza tra i sessi e istruzione universale. Il celebre Codice Leuciano del 1789, ispirato ai principi illuministi e cristiani, prevede l’abolizione del lusso, la distribuzione equa delle risorse, l’accesso gratuito alla scuola e all’assistenza sanitaria, l’uguaglianza tra uomini e donne. In tempi di industrializzazione selvaggia, San Leucio anticipava una forma di economia civile in cui il benessere collettivo veniva prima del profitto.
Il volume, impreziosito dalla prefazione dello storico Giovanni Luigi Fontana e dalle presentazioni di Edoardo Currà e Maria Antonietta Ciocia, si distingue per il rigore scientifico e la chiarezza divulgativa. Cringoli e Pomella non si limitano a ricostruire l’impianto storico dell’esperienza leuciana, ma la interpretano come un modello ancora attuale, capace di fornire risposte a molte delle sfide contemporanee: dal lavoro dignitoso alla coesione sociale, dalla valorizzazione del territorio alla sostenibilità.
Un passaggio particolarmente efficace del volume invita a considerare San Leucio come un possibile “Solomeo del Sud”. Solomeo è un piccolo borgo umbro, rinato grazie all’imprenditore Brunello Cucinelli che, dal 1985, ha trasformato un villaggio in decadenza in un polo d’eccellenza del Made in Italy, basato su artigianato di qualità, umanesimo del lavoro e rigenerazione culturale. Così come Solomeo è oggi il cuore pulsante di un capitalismo etico, San Leucio potrebbe diventare per la Campania un esempio di rinascita fondato su memoria, cultura e visione. Non è solo un auspicio. Il volume dialoga con le più avanzate riflessioni internazionali sull’archeologia industriale e sulla valorizzazione dei paesaggi produttivi. I riferimenti alla Carta di Nizhny Tagil (2003) e ai Principi di Dublino (2011) sono tutt’altro che marginali. La prima è il documento fondativo dell’archeologia industriale, riconosciuto dall’ICOMOS e dall’UNESCO, e stabilisce i criteri per identificare, proteggere e promuovere i siti industriali di valore storico. I Principi di Dublino, invece, sottolineano l’importanza del coinvolgimento delle comunità locali nella gestione di questi beni, favorendo usi sostenibili e coerenti con l’identità del territorio. In questo quadro, San Leucio non è solo patrimonio da conservare, ma risorsa viva da riattivare.
Gli autori propongono, in filigrana, un’idea di futuro che poggia su una solida consapevolezza del passato: rilanciare San Leucio come cittadella dell’arte tessile, della memoria sociale e della cultura del lavoro significherebbe restituire dignità a un Sud che, troppo spesso, viene letto solo nei termini del ritardo e della dipendenza. La storia della Real Fabbrica è invece la prova che il Mezzogiorno, quando viene investito di progettualità e fiducia, può generare modelli replicabili e anticipare visioni.
“San Leucio. Una company town nel Regno di Napoli” è dunque un libro prezioso. Per gli studiosi offre fonti inedite, una lettura innovativa dei processi storici e una bibliografia solida. Per i cittadini e gli amministratori, è uno strumento utile per ripensare il rapporto tra territorio e sviluppo. Per tutti, è un invito a guardare con occhi nuovi un luogo che fu — e può tornare a essere — emblema di progresso e umanità.
di Achille Callipo
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