
La procura di Napoli ha deciso di interrompere la collaborazione con l’ex capoclan dei Casalesi, Francesco ‘Sandokan’ Schiavone, poiché rivelatasi mancante di dichiarazioni utili.
Francesco Schiavone, noto come Sandokan, è un ex-capo mafioso del clan dei Casalesi. Durante gli anni Settanta e Ottanta, è stato uno dei principali leader della camorra. Ha orchestrato numerosi traffici illeciti di armi, droga e rifiuti, sia in Italia che all’estero, e ha partecipato a diversi scontri tra clan camorristici. Schiavone venne arrestato l’11 luglio del 1998 in un bunker a Casal di Principe. È stato uno dei principali imputati del noto processo Spartacus e nel 2010 ha ricevuto la prima condanna definitiva all’ergastolo. Schiavone è stato accusato di numerosi reati, tra cui associazione a delinquere, omicidio, occultamento di cadavere, porto illegale di armi e altri crimini minori. È stato dichiarato colpevole degli omicidi di Saverio Iannello, un agricoltore legato al clan di Raffaele Cutolo, e del vigile urbano Antonio Diana.
Prima di Sandokan, nella famiglia Schiavone avevano deciso di pentirsi il figlio primogenito Nicola, nel 2018, e il secondo figlio Walter, nel 2021. Negli ultimi giorni di marzo di quest’anno, in seguito al trasferimento nel carcere dell’Aquila in Abruzzo, Sandokan si era pentito e aveva dichiarato di voler collaborare con la giustizia. Un programma di protezione fu messo a disposizione della sua famiglia. Tuttavia nelle ultime ore gli inquirenti hanno deciso di interrompere la collaborazione e di revocare il programma di protezione, ritenendo che le dichiarazioni finora rilasciate siano irrilevanti. Il Ministero della Giustizia ha quindi disposto per Sandokan il ritorno alla detenzione in regime di 41 bis.
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