
Migliorano le prestazioni della sanità in Campania, ma sul tema della prevenzione nell’ambito del sistema ospedaliero continua ancora ad affannare. È questo il quadro che emerge dalle indagini condotte sui cosiddetti Lea – acronimo di “Livelli essenziali di assistenza “- riferite al 2024 e aggiornate a maggio 2026. I dati – elaborati dal Ministero della Salute per ciascuna regione d’Italia, al fine di monitorare dove e in che modo è garantito il diritto alla salute in tutto lo Stivale – fotografano una realtà relativa alla regione Campania che supera complessivamente la sufficienza – distinguendosi nel panorama nazionale soprattutto per quanto riguarda la medicina distrettuale sul territorio, guadagnando un punteggio di 80 sulla soglia di sufficienza stabilita in 60.
Tuttavia, questa sufficienza registra una spia rossa accesa proprio sul fronte più debole del Servizio Sanitario Regionale: la prevenzione. Nonostante i notevoli sforzi messi in campo soprattutto nel 2022, ossia durante la fase decisiva di uscita dall’emergenza Covid, si registra un significativo arretramento, soprattutto nell’ambito dell’area ospedaliera.
Ogni sistema sanitario regionale viene valutato relativamente a ben tre macro-aree: la prevenzione, l’assistenza distrettuale e territoriale e l’assistenza ospedaliera. Al fine di non risultare “inadempienti”, ciascuna regione deve raggiungere almeno un punteggio pari a 60/100. Per quanto concerne la seconda macro-area, la Campania registra una performance di 80 punti precentuali. Un dato che colloca la nostra regione al vertice delle regioni meridionali, scavalcando persino il Lazio e la Valle d’Aosta.
In particolare, a funzionare, secondo il monitoragio del ministero, è soprattutto quella rete sanitaria locale volta ad assicurare i servizi di prossimità – pediatri, medici di base, l’assistenza domiciliare, la specialistica ambulatoriale, il rifornimento di farmaci e la presenza di consultori. In tutte queste prestazioni, infatti, la sanità campana ha rilevato nel corso degli anni una crescita esponenziale. I dati, dopotutto, parlano chiaro: se nel 2022 l’indicatore si fermava ad appena 55 punti percentuali – al di sotto, dunque, della soglia di sufficienza – già l’anno successivo, nel 2023, si attesta poco sopra al 70%, per poi raggiungere il suo culmine oggi, rendendo così la medicina di prossimità un fiore all’occhiello all’interno di tutto il sistema regionale. Si trattano di numeri che rappresentano anche l’effetto dei fondi del Pnrr indirizzati alle Case di Comunità e alla medicina di prossimità.
Eppure, accanto a questi risultati positivi, c’è meno da festeggiare di fronte al livello che la regione è riuscita a raggiungere sull’assistenza ospedaliera – che ingloba una serie di servizi come il pronto soccorso, i ricoveri, i day surgery, i day hospital, le attività di trasfusione, i trapianti e la riabilitazione. Sotto questo aspetto, la Campania ha totalizzato un punteggio di 68 su 100: un numero che già è sintomo di un lieve calo rispetto al 70 riferito all’anno precedente e al 69 del 2022. Un dato che sembra comunicare un affanno del sistema ospedaliero campano, aggravato ancora di più dal fatto che su questo fronte, a fare di peggio, vi sono solo tre regioni italiane che si trovano a confrontarsi con limiti geografici con i quali la Campania non deve misurarsi: si trattano del Molise (60), della Valle d’Aosta (63) e la Sardegna (66).
Ma non è tutto: la peggiore performance che registra la Campania è relativa principalmente al fronte della prevenzione. È proprio qui, infatti, che si gioca la partita più delicata per la nostra regione. Per quanto riguarda tutte le attività di screening oncologici, vaccinazioni, operazioni di sicurezza alimentare o sui luoghi di lavoro e gli esami diagnostici su persone asintomatiche, la nostra regione si colloca appena sopra la soglia minima di un punto, esprimendo un punteggio percentuale di 61/100. Un dato dinanzi al quale non si può restare indifferente, soprattutto se rapportato ai numeri espressi dalle altre regioni d’Italia: a fare di peggio è soltanto la Sicilia (49), e si colloca allo stesso tempo a debita distanza da realtà di eccellenza nazionale, come l’Emilia Romagna (97), la Lombardia (96) e la Toscana (96).
Ma le criticità non finiscono qui: il dato rilevato dal Ministero della Salute, infatti, è la spia di un trend negativo tutto campano, che non nasce di certo oggi. Se nel 2022, infatti, la Campania aveva ottenuto l’ottimo risultato di 70 su 100, già nel 2023 incomincia a registrare un lieve calo, attestandosi a 64/100. Un dato che, nel 2024, arriva addirittura a sfiorare “l’inadempienza”, e che si configura come una peculiarità tutta campana, dal momento che tutte le regioni italiane fanno registrare alcuni miglioramenti, anche se minimi, nella capacità di costruire sistemi di prevenzioni sanitaria.
Ancora, al di là del risultato delle singole regioni, dai monitoraggi sui Lea spicca in maniera ancora più evidente il notevole gap tra Nord e Sud. Difatti, anche a partire dall’NSG – acronimo di “Nuovo Sistema di Garanzia” – analizzato dal ministero per registrare le singole prestazioni dei vari sistemi sanitari, il confronto tra queste conferma un quadro che si protrae ormai da anni: quello di un’Italia che viaggia a due velocità, testimone di divari territoriali rimasti irrisolti. Si pensino, ad esempio, a regioni come il Veneto, l’Emilia-Romagna e la Toscana, che viaggiano per ciascuna area sopra i 90, toccando addirittura i 288 punti. A separare la Campania dalla prima – il Veneto – vi sono 79 punti.
I nodi da sciogliere restano molti, al di là dei dati, e incrociano i tanti problemi strutturali con cui la regione è costretta a fare i conti. Tra questi, non si può non sottolineare il contenzioso con i privati accreditati. Ancora, le tariffe restano ferme da anni – come la radioterapia e i contratti con le Asl scaduti, rimasti al palo per le Case di cura – e le prestazioni di pronto soccorso erogate dalle cliniche inserite nella rete dell’emergenza non sono state rivalutate.
Ancora, c’è il nodo dei salari: da mesi, infatti, i farmacisti e i fornitori aspettano ancora i saldi del 2025 e non hanno visto i propri contratti rinnovati per il 2026. Infine, non si può non segnalare il tema dell’assistenza ai disabili gravi. Per tutti coloro in regime residenziale intensivo, non è più possibile superare i 240 giorni a tariffa piena. Un dato che sta causando le dimissioni di pazienti e il licenziamento di personale. Dopodiché, si segnala anche l’urgenza di ridefinire budget e tetti di spesa per chiudere la programmazione dell’anno in corso.
Dunque, se da un lato i numeri relativi alle cure distrettuali dimostrano che gli investimenti di prossimità stanno pagando, dall’altro la prevenzione – per quanto sia stata promossa – rischia di far crollare tutto il sistema se non vedrà un cambio di passo radicale. È necessario, dunque, correre ai ripari oggi per impedire che la sufficienza di oggi si tramuti in un’insufficienza domani.
Leggi anche: Fillea Cgil: raccolta firme per appalti e sanità
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...