
L’infiltrazione della criminalità organizzata, sia essa mafia, camorra o ’ndragheta, nel settore degli appalti pubblici risulta accertata in numerosi provvedimenti giudiziari, anche passati in giudicato. Tra i settori pubblici particolarmente lucrativi, sotto plurimi profili, vi è quello della sanità, pubblica e privata.
Va premesso che le riforme susseguitesi negli anni hanno portato prima alla regionalizzazione del settore sanitario, poi alla esternalizzazione di molti servizi ospedalieri ed infine, negli ultimi anni, alla graduale espansione della medicina privata a scapito di quella pubblica. La regionalizzazione della sanità pubblica, dopo gli scandali emersi nel corso delle inchieste degli anni ’90 che avevano investito figure centrali della sanità nazionale, era stata vista come una soluzione per ridurre la corruzione. Tuttavia, la spesa per la sanità – che a tutt’oggi si attesta tra il 70% e l’80% dell’intero bilancio di ciascuna regione – è condizionata dalla politica ed è improntata a criteri discrezionali; le inchieste giudiziarie dimostrano come la regionalizzazione della sanità pubblica non ha in alcun modo ridotto il fenomeno corruttivo. Con la esternalizzazione dei servizi, la capacità di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore sanitario è lievitata. Basti pensare alla gestione dei parcheggi delle strutture ospedaliere, alle imprese di pulizia, di sanificazione, di vigilanza, di fornitura dei pasti, di trasporto dei rifiuti ospedalieri. Ed ancora alla gestione dei bar e dei distributori automatici all’interno delle strutture ospedaliere. Si tratta di settori nei quali non è richiesta competitività sotto il profilo della qualità produttiva o della innovazione tecnologia. Piuttosto i profili che contano sono due: la capacità di mantenere costi bassi per le prestazioni offerte e la capacità di infiltrazione nel settore della politica e della pubblica amministrazione. Sotto il primo profilo appare evidente come le imprese mafiose hanno metodi di operatività che rendono più agevole mantenere costi bassi per le prestazioni offerte. Si tratta di imprese che operano nella illegalità, spesso senza le autorizzazioni di legge, senza il rispetto delle normative sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, con lavoratori che solo formalmente hanno stipendi in linea con i CCNL; la qualità delle loro prestazioni è scadente, ma con la loro forza di intimidazione non hanno problemi a superare i controlli. Allo stesso modo ricorrono alle sovrafatturazioni senza temere controlli o verifiche.
Quanto alla capacità dei clan di infiltrarsi nel settore della politica e della pubblica amministrazione, proprio nel territorio del napoletano e del casertano la storia giudiziaria restituisce vicende di enti pubblici, soprattutto territoriali, monopolizzati dalla criminalità organizzata. E sotto questo profilo appare opportuno sgombrare il campo da un equivoco di fondo. La corruzione e la capacità di intimidazione mafiosa non si escludono a vicenda. Piuttosto, nel settore dei pubblici appalti, dove la corruzione si annida, la provenienza della proposta corruttiva da imprenditori intranei ai clan, attribuisce quel ‘quid pluris’ che consente loro di sbaragliare la concorrenza degli altri corruttori. Infine, la infiltrazione della criminalità organizzata nel settore della sanità si è ulteriormente allargato nel momento in cui si è scelto di dare spazio alla medicina privata a discapito di quella pubblica; ciò, infatti, ha fatto emergere il rilievo economico degli accreditamenti delle strutture private (cliniche e laboratori). A conferma della significativa infiltrazione dei clan nella sanità pubblica, emergono non solo le inchieste giudiziarie, ma anche gli atti di scioglimento di alcune Asl in Campania e Calabria (in Sicilia non vi sono stati casi di scioglimento ma in numerosi processi è emersa la infiltrazione della mafia nel settore sanitario, tanto che sono numerosi i sequestri di laboratori di analisi privati e cliniche). Va tuttavia evidenziato che il fenomeno non è limitato al sud Italia. Come le sempre più numerose inchieste giudiziarie dimostrano, la mafia, la camora e la ’ndrangheta sono stabilmente impiantate nelle regioni del centro e del nord Italia proprio con le attività di riciclaggio e reimpiego dei capitali di illecita provenienza nelle attività imprenditoriali.
Le conseguenze di tutto ciò sono evidenti. La forza delle organizzazioni criminali è quella di distribuire le “mesate” agli affiliati, di mantenere le famiglie dei detenuti, di fornire assistenza legale ai sodali arrestati nel compimento delle attività illecite del clan. Ma non solo. I clan a vocazione imprenditoriale riescono, attraverso le attività imprenditoriali controllate, a creare numerosi posti di lavoro, che consentono a tante persone di trovare un’occupazione lecita restando a casa propria. Non può tacersi dunque che proprio la capacità di infiltrarsi nel tessuto economico rappresenta uno dei punti di forza delle organizzazioni criminali, ma anche uno strumento per porsi rispetto alla popolazione come una alternativa allo Stato. Ed è inutile tacersi la realtà; la omertà che circonda la operatività della criminalità organizzata è in parte legata alla paura, ma in parte è legata al consenso di parte della popolazione. Quando la infiltrazione della criminalità organizzata avviene nel settore della sanità, questi profili si amplificano. Da un lato per l’ingente importo di finanziamenti pubblici che gira intorno agli appalti di servizi ed agli accreditamenti. L’aggiudicazione di tali appalti diviene per le imprese mafiose un’occasione di guadagno significativo, sicché di fatto si addiviene al paradosso che i finanziamenti pubblici stanziati per il settore sanitario finiscono per divenire in parte uno strumento di finanziamento della criminalità organizzata. Dall’altro perché il settore sanitario è fondamentale; vi si accentrano interessi e bisogni primari delle persone. E quando vi sono – nelle inchieste giudiziarie – intercettazioni che in modo chiaro dimostrano come affiliati a clan che controllano strutture ospedaliere sono in grado persino di ottenere ricoveri, o accelerarli, o agevolare la erogazione di prestazioni sanitari in favore di chi si rivolge a loro, il ritorno in termini di consenso popolare è fortissimo.
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