
Nel cuore di Sant’Antimo, in Piazza della Repubblica, spicca un maestoso castello, risalente al XVI secolo. Il castello, dichiarato monumento nazionale, testimonia una storia di cui non tutti sono a conoscenza, la storia di una città che ha ospitato nobili, che affonda le proprie radici in un passato assai remoto, che merita di veder valorizzato il proprio patrimonio artistico e culturale.
Il castello fu costruito nella seconda metà del ‘500. All’epoca i feudatari di Sant’Antimo erano i Revertera, una famiglia nobile di origine spagnola. Il castello mantiene ancora la struttura della facciata costruita allora, oggi rivestita d’intonaco. I balconi e le finestre erano, invece, adornati dal piperno. I vani del piano terra, a differenza di quanto si può notare odiernamente, non avevano alcuna apertura sulla rampa antistante il castello, ma vi si accedeva soltanto dal cortile interno.
Durante la reggenza dei Revertera, nonostante le carestie e le epidemie, a Sant’Antimo ci fu un aumento della popolazione, così come crebbero il commercio e l’artigianato. La città divenne meta di flussi migratori ed afflussi di capitali di famiglie napoletane. I Revertera furono collaborativi con gli eletti del popolo, difatti, fu in questo periodo che l’Università, ossia l’amministrazione comunale di Sant’Antimo, acquisì un effettivo potere.
Nel 1629 il castello e il feudo di Sant’Antimo furono acquistati da Francesco Ruffo, duca di Bagnara Calabra. Nel 1641, Sant’Antimo divenne un Principato e i Ruffo furono riconosciuti come Principi della città. Con il Principe Giuseppe, in particolare, si inaugura un periodo di forte collaborazione con l’Università. Egli contribuisce, inoltre, alla realizzazione della statua d’argento raffigurante il Santo patrono, ancora oggi conservata nella Chiesa principale della città. Il progetto fu affidato allo scultore napoletano Domenico Antonio Vaccaro. I Ruffo possedevano un palazzo anche a Napoli, dove, circa due secoli dopo, ospiteranno il celebre pittore Francesco Hayez. Questo ritrarrà Sarah Louise Strachan, moglie di Vincenzo Ruffo, nel celebre dipinto “La principessa di Sant’Antimo”, conservato al Museo di San Martino, a Napoli.
Il feudo e il castello di Sant’Antimo furono venduti, nel 1756, al principe di Teora Francesco Maria Mirelli. Dal 1796 al 1800, ebbe luogo una ristrutturazione completa del castello. Al Principe Francesco Mirelli sono dedicate alcune pagine de “Il Corricolo” di Alexandre Dumas. Lo scrittore e drammaturgo francese narra di come il Principe fosse stato colpito da un cattivo presagio sin dalla nascita: il giorno in cui venne al mondo, il monaco che suonava le campane per annunciare il lieto evento ebbe un incidente e morì. Dumas racconta, inoltre, di come, quando il Principe aveva ormai venticinque anni, le moine de Sant’Antimo iniziò ad apparire al giovane ogni notte. Le apparizioni durarono tre mesi, per poi terminare a seguito di un duello tra il fantasma e il Principe. L’autore della nota opera francese descrive Francesco Mirelli come un esempio di coraggio patriottico, fisico e morale.
I Mirelli furono gli ultimi feudatari di Sant’Antimo, perché nel 1806 fu emanata la legge sull’abolizione della feudalità. I beni dei signori feudali furono, dunque, progressivamente acquistati da privati. Anche il castello, infatti, fu venduto ed è ancora oggi una proprietà privata. Nel 1896 il Comune espropriò il giardino piccolo antistante il monumento, quella che attualmente è Piazza della Repubblica.
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