
Ci sarebbero tanti modi per raccontare la Palestina. Si potrebbero citare gli oltre 40mila palestinesi uccisi da Israele, di cui oltre 13mila bambini, e gli orrori che i media hanno nascosto per mesi, poi esplosi sui social. Le polemiche di chi difende a ogni costo “l’unica democrazia del Medio Oriente”, che nel nome della democrazia compie un genocidio. Ma la persona che abbiamo intervistato ha scelto piuttosto di agire: parliamo di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. L’abbiamo incontrata ad Avellino, alla presentazione del suo ultimo libro “Quando il mondo dorme”.
«Dopo aver sanzionato il procuratore della Corte Penale Internazionale e quattro giudici, gli Stati Uniti hanno sanzionato anche me. Mi hanno messa sulla lista dei terroristi, dei peggiori criminali internazionali. L’argomento ufficiale è la mia collaborazione con la Corte, di cui mi vanto: essa sta finalmente facendo il suo dovere sulla questione palestinese, investigando crimini di guerra e crimini contro l’umanità come affamare una popolazione sotto occupazione, ghettizzata e bombardata da anni. È necessario indagare e chiedere l’arresto dei responsabili. Per me è un dovere e un onore collaborare con la Corte.
In realtà il motivo è il mio ultimo rapporto, che ha scoperchiato il coinvolgimento di compagnie, multinazionali, università, banche, fondi pensione, agenzie turistiche e immobiliari, gran parte americane, nell’economia dell’occupazione. Ho condotto un’indagine di oltre 6 mesi: Israele da decenni sfrutta i territori occupati (Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est), integrando i profitti nella propria economia, che oggi è economia di genocidio. Ho dimostrato come 48 aziende abbiano approfittato, contribuito o persino causato violazioni che fanno parte del genocidio, la distruzione intenzionale del popolo palestinese a Gaza.
Per questo sono stata sanzionata. Sono la prima funzionaria internazionale nella storia ONU a subire una ritorsione di questo tipo, che definisco intimidazione mafiosa. È una violazione della Carta ONU e della Convenzione di Vienna sulla protezione dei funzionari internazionali. Mi colpisce anche sul piano personale: ho vissuto negli Stati Uniti, mia figlia è nata lì, avevo legami materiali come il conto bancario. Tutto questo è stato reso fuorilegge. Pago in prima persona».
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«Le sanzioni hanno una funzione deterrente? Per nulla. Queste tattiche da bullismo, da mentalità mafiosa come la concepivano Falcone e Borsellino – collusione tra settore economico-finanziario e politico – io le vedo e le denuncio. Finché avrò la possibilità di servire le Nazioni Unite continuerò a fare il mio lavoro. Anzi, mi sembra ci sia una presa di coscienza: oggi le maschere sono cadute. Dinanzi all’eccidio, allo sterminio, al genocidio di decine di migliaia di persone, con 2 milioni di palestinesi intrappolati a Gaza, Israele sta scrivendo una delle pagine più nere della storia contemporanea. La storia ci darà ragione. Noi abbiamo bisogno di un tempo culturale per assorbire quello che è stato fatto. Io so quello che ho visto e su cui ho reso testimonianza, e mi sembra che la gente lo stia capendo anche in Italia».
«Se il governo italiano fosse solo silente, non avrei problemi. Mi sorprende? No. Alcuni dei suoi componenti non avrebbero ragione di stare in politica visto il divieto costituzionale di ricostituire il partito fascista. Ci sono persone che inneggiano al fascismo nella compagine di governo, quindi non mi stupisco. Alla fine chi ci governa è un po’ un riflesso di chi siamo.
Quello che però, da relatrice speciale ONU, trovo estremamente problematico non è tanto ciò che il governo ha detto o non ha detto sul mio lavoro, ma l’appoggio politico, strategico e militare che ha offerto a Israele. È legittimazione e normalizzazione dell’illegalità. I governanti non sono legibus soluti: c’è la Costituzione e devono operare nei suoi limiti. Poiché questi vincoli sono stati violati, è tempo che rispondano dinanzi alla giustizia. Sono felice che un movimento di costituzionalisti, giuristi e avvocati italiani si stia mobilitando per riaffermare che, in nome della Costituzione, tutto questo è inaccettabile».
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