
Il lavoratore indiano, Satnam Singh, è il centesimo lavoratore straniero morto quest’anno. È morto dopo aver perso il braccio in un macchinario non aveva un contratto, come molti altri lavoratori nell’agro pontino, dove l’agricoltura si regge sullo sfruttamento delle persone. L’uomo è deceduto ieri mattina all’ospedale San Camillo di Roma, dove era ricoverato in condizioni gravissime e con prognosi. Il braccio era stato abbandonato accanto a Singh, poggiato su una cassetta della frutta, un dettaglio scioccante di una storia di crudeltà e sfruttamento.
«Ho visto l’incidente, ho implorato il padrone di portarlo in ospedale ma lui doveva salvare la sua azienda agricola. Ha messo davanti a tutto la sua azienda agricola», ha raccontato a la Repubblica, Sony, la moglie di Satnam che lavorava nella stessa azienda agricola tra Borgo Santa Maria e Borgo Montello, due frazioni di Latina. «Il padrone ha preso i nostri telefoni per evitare che si venisse a sapere delle condizioni in cui lavoriamo. Poi ci ha messi sul furgone togliendoci la possibilità anche di chiamare i soccorsi».
Il datore di lavoro, Antonello Lovato, 37 anni, è accusato di omicidio colposo, omissione di soccorso e violazione delle norme sulla sicurezza.
La tragedia purtroppo non è isolata. I dati ufficiali dell’INPS dicono che i lavoratori indiani sono circa 9mila, ma molti lavorano senza contratto e senza avere il permesso di soggiorno, perciò si stima che siano almeno il doppio. I lavoratori vengono reclutati dai cosiddetti “caporali”. Persone che fanno da intermediari tra i titolari delle aziende e la comunità sikh. Oltre a procurare il lavoro, i caporali si occupano di trovare una casa ai lavoratori e di portarli al lavoro. Sono servizi che vengono pagati con una cospicua parte dello stipendio. Il reclutamento spesso avviene attraverso i social network.
Gli stranieri deceduti in occasione di lavoro nel mese di gennaio, sono 8 su 33. Con un rischio di morte sul lavoro che risulta essere quasi triplo rispetto agli italiani. E infatti gli stranieri registrano 3,4 morti ogni milione di occupati, contro l’1,2 degli italiani che perdono la vita durante il lavoro.
Il rischio per gli immigrati cresce anche perché la loro debolezza legale ed economica li conduce ad accettare condizioni di lavoro più ingrate.
Si può rilevare da qualche tempo un fatto nuovo. Si assiste a un’apertura maggiore verso i nuovi ingressi di lavoratori immigrati nelle politiche governative, sotto la spinta delle istanze imprenditoriali. Cominciata sotto Draghi, la tendenza è stata accelerata dal governo Meloni, che ha previsto 452.000 nuovi ingressi in tre anni, allargando di molto la lista dei settori e delle occupazioni accessibili. Quasi tutte ad alto rischio infortunistico.
Piero Santonasta ha creato una pagina Facebook ‘Morti di lavoro‘, progetto che punta a raccontare e dare conto del fenomeno degli incidenti sul lavoro al di là dei dati ufficiali. Nel giugno 2024 sono già 70 gli infortuni mortali (sul lavoro 46; in itinere 24; media giorno 3,6) e in tutto il 2024 sono 534 (sul lavoro 409; in itinere 125; media giorno 3,1). A guidare la triste classifica la Lombardia con 84 morti (53 sul lavoro – 31 in itinere); 55 Campania (44-11); 44 Emilia Romagna (32-12); 43 Veneto (30-13); 42 Sicilia (29-13); 38 Lazio (25-13); 36 Toscana (30-6); 27 Puglia (22-5); 26 Piemonte (22-4); 20 Abruzzo (16-4); 18 Calabria (15-3).
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