
Il dossier “Piccoli schiavi invisibili” svela l’orrore quotidiano vissuto da milioni di bambini nel silenzio della comunità internazionale.
12 milioni di bambini. Non si tratta di un fenomeno marginale né relegato a zone “altre” del pianete perché lo sfruttamento batte ovunque, anche in Europa e in Italia.
In pratica una persona su quattro ridotta in schiavitù è minorenne. Tra i 12,3 milioni di bambini e adolescenti coinvolti, la gran parte, quasi 9 milioni, è vittima di matrimoni forzati. Gli altri sono impiegati in forme brutali di sfruttamento sessuale (1,6 milioni), 1,3 milioni lavorano in modo coatto o in modo illecito, fino ai lavori forzati imposti da autorità statali che coinvolgono circa 320mila minori. Questi bambini non hanno un’infanzia: ciò che vivono è una prigione invisibile, fatta di ricatti, violenze, silenzi. Sono i piccoli schiavi, come li definisce il dossier, a cui il mondo ha tolto la possibilità del futuro, di essere visti e spesso perfino l’identità
Tra le vittime minorenni nel mondo, il 57% sono bambine e adolescenti. Inoltre, nel 60% dei casi lo sfruttamento che subiscono è di tipo sessuale. Ai ragazzi, invece, tocca più frequentemente il lavoro forzato. Il corpo di questi bambini, la loro energia e il loro tempo diventano la merce in mano a trafficanti che operano in modo indisturbato e coordinato.
L’eco di questa denuncia fatica però a fare rumore nonostante i numeri: in America Centrale e nei caraibi il 67% delle vittime ha meno di 18 anni; In Africa subsahariana il 61%; nel Nord Africa il 60%. Ma anche l’Europa non esente. Secondo il dossier, nel 2023 le vittime minorenni di tratta continentale rappresentava il 12,6%. In Italia il fenomeno resta perlopiù sommerso, ma è visibile soprattutto tra le giovani immigrate.
Dal 1° gennaio al 31 maggio 2024, il Numero Verde Nazionale in aiuto alle vittime di tratta ha svolto in Italia 1150 nuove valutazioni. Tra queste, 62 hanno riguardato minorenni. L’81% di loro aveva tra i 16 e i 18 anni. Le nazionalità più colpite: Nigeria, Costa d’Avorio, Marocco. Il nostro sistema di accoglienza e protezione, nonostante l’impegno di alcune realtà, mostra delle crepe profonde nel tutelare davvero chi arriva in condizioni di estrema fragilità.
Ma oggi a rendere ancora più drammatico lo scenario è l’uso illecito della tecnologia. Il rapporto parla di e-trafficking, una nuova frontiera dello sfruttamento in cui il digitale diventa strumento di adescamento e controllo migliorando le reti logistiche di chi costruisce la tratta.
Ora che Save the Children ha lancia l’allarme dicendo che nel mondo ci 12 milioni di bambini schiavi cosa faranno le istituzioni?
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