
“Scavi abusivi e opere d’arte trafugate. Un patrimonio immenso sottratto alla collettività” è il titolo del convegno tenutosi nella mattina del 29 ottobre, presso la Sala Filangieri dell’Archivio di Stato di Napoli. Organizzato da Informare e da Centro Studi Officina Volturno, il convegno ha visto susseguirsi l’intervento di personalità illustri del settore dei beni culturali e della loro tutela. Ad aprire il convegno le parole del fondatore dell’Associazione Centro Studi Officina Volturno Angelo Morlando e del Direttore di Informare Antonio Casaccio. L’illustre parterre dei relatori è stato composto da: Massimo Osanna, Direttore Generale dei Musei Italiani; Candida Carrino, Direttrice dell’Archivio di Stato di Napoli; Francesco Sirano, Direttore del Parco Archeologico di Ercolano; Nunzio Fragliasso, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata; Massimo Esposito, Comandante del nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli.


Al centro della discussione vi è il tema della sinergia tra enti pubblici e privati: una collaborazione fondamentale e necessaria affinché la piaga che affligge il nostro paese, quella dei beni culturali trafugati, possa finalmente estinguersi. È dalle parole del Comandante Massimo Esposito che emerge, con particolare forza, la concretezza del tema. Narrando alcuni aneddoti, il Comandante ha esposto alcuni dati: nei primi dieci mesi del 2024 sono stati recuperati dai Carabinieri circa 13mila beni archeologici trafugati, di cui circa 10mila frammenti e intorno alle 3mila monete. Questi straordinari risultati sono stati raggiunti anche, e soprattutto, grazie all’implementazione dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, i numeri riportati dal Comandante non sono l’unica sorpresa che l’incontro ci ha riservato. È notizia di pochi giorni fa l’approvazione del progetto esecutivo e dei fondi destinati alla Villa Florio di Boscoreale: gli scavi sono infatti programmati per dicembre.
Le aree archeologiche del nostro paese, come riferisce il Direttore del Parco Archeologico di Ercolano Francesco Sirano, si stanno aprendo sempre più alla comunicazione con i visitatori: il rapporto che s’instaura tra l’ente e il pubblico non è più di tipo verticale, ergendosi come un muro invalicabile, bensì orizzontale, che favorisce lo scambio e un vivere i beni culturali italiani in maniera più immediata e accessibile. Si tratta di un rapporto di rinnovata fiducia con il pubblico: è spesso grazie alle segnalazioni di privati che i Carabinieri possono intervenire e recuperare beni che, altrimenti, resterebbero eternamente rinchiusi nella casa di qualcuno.
Si è parlato tanto dei cosiddetti tombaroli. Nel ricordare un aneddoto legato al Parco Archeologico di Ercolano – quando, negli anni ’90, il caveau venne svaligiato e tutti gli ori rubati – si è voluta sottolineare la difficoltà legata al loro ritrovamento, in quanto questi materiali sono di difficile immissione sul mercato poiché rigorosamente schedati. La refurtiva diventa, così, uno strumento di riscatto nei confronti dell’ente, che si vede costretto a non cedere alla pressione. Il nucleo TPC dei Carabinieri – un fiore all’occhiello riconosciuto non solo a livello nazionale, ma anche all’estero – si affianca alle procure, agli archivi di stato, alle università e ai centri di ricerca per debellare una piaga che infesta l’Italia sin dall’alba dei tempi: «fare rete – sostiene Massimo Osanna – è l’unica soluzione per riuscire a combattere il fenomeno degli scavi abusivi e il traffico illecito di opere d’arte». E lo Stato vince lì dove questi beni trafugati vengono strappati dalle dimore dei trafficanti d’arte e riportati nel posto in cui dovrebbero essere: sotto gli occhi dell’intera comunità.
Massimo Osanna, Direttore Generale dei Musei Italiani
«I grandi musei hanno un proprio referente territoriale nei nuclei distaccati sul territorio, e grazie a loro si adottano strategie non solo per recuperare, ma anche per tutelare il patrimonio. Si sta lavorando anche ad un finanziamento per dotare di sistemi di videosorveglianza sofisticatissimi i musei e i parchi archeologici, che sono spesso più fragili. In questo modo stiamo portando anche i nostri musei nel mondo contemporaneo».
Nunzio Fragliasso, Procuratore di Torre Annunziata
«Su Civita Giuliana non ho particolari meriti. Sono stato fortunato perché ho trovato già una realtà operativa, frutto di un’idea tanto semplice quanto geniale di chi mi ha preceduto. L’idea fu quella di coinvolgere la direzione del Parco Archeologico di Pompei e procedere in un percorso congiunto, che io chiamo di “archeologia giudiziaria”, di cui noi rappresentiamo il primo esempio. La novità è stata appunto quella di procedere insieme ad indagini archeologiche e attività investigativa pura, con un interscambio sul campo. Si scavava assieme, con una osmosi investigativa».
Candida Carrino, Direttrice dell’Archivio di Stato di Napoli
«L’operazione che abbiamo attuato da anni e che continueremo a fare è semplice: parlare ai giovani attraverso gli strumenti che utilizzano di più, ossia i social. Bisogna adoperare un linguaggio consono ad una generazione differente per riuscire ad avvicinarli a quello che è il nostro patrimonio culturale. Un’idea è stata innestare nelle mostre che abbiamo fatto una fruizione multimediale immersiva. Questa è stata la cifra decisiva per ottenere, nell’ultima mostra su Picasso, 60.000 visitatori in due mesi».
Francesco Sirano, Direttore del Parco Archeologico di Ercolano
«Dobbiamo cercare di evitare la perdita di materiale antico per trasferirlo alle future generazioni. È davvero fondamentale. Nel passato il patrimonio culturale di Ercolano è stato sottoposto a rapine gravi ed onerose, come quella famosa degli ori di Ercolano. Bisogna stare attenti».
Massimo Esposito, Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Napoli
«Tutte le opere che vengono messe in vendita online in maniera illecita vengono intercettate dal monitoraggio dei siti fatto dagli addetti alla sezione “elaborazione dati” del Comando Tutela Patrimonio Culturale di Roma. Le immagini vengono acquisite, confrontate e comparate con quelle presenti in banca dati, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Questo è un acceleratore molto importante che consente in poco tempo l’intercettazione e il recupero di numerose opere d’arte che sono state messe sul dark web».
ph: Sara Corno
Il convegno è stato realizzato grazie al contributo della Direzione generale Educazione, Ricerca e istituti Culturali.
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