
All’età di 91 anni si spegne un’icona della moda, del savoir-faire e dell’arte, indubbiamente destinata all’immortalità. Annoverato tra i più grandi stilisti della storia, la vita di Re Giorgio Armani è stata caratterizzata da un’instancabile dedizione al lavoro e da un profondo rispetto per la bellezza.
Giorgio Armani nacque l’11 luglio del 1934 a Piacenza, figlio di Ugo Armani e Maria Raimondi. Dopo il diploma si iscrisse alla facoltà di Medicina presso l’Università di Milano, ma, dopo il servizio militare, decise di abbandonare gli studi. Così, nel 1957, cominciò a lavorare per Rinascente. Questo impiego diede indubbiamente un gran contributo alla sua personalità artistica: anche nell’apice del successo, si è occupato personalmente di revisionare le vetrine dei propri atelier in giro per il mondo. Nel 1965 fu notato da Nino Cerruti, il quale gli offrì un posto di lavoro alla Hitman. Dopo sette anni, in compagnia di Sergio Galeotti fondò la Giorgio Armani, avviando un successo destinato a rivoluzionare la moda italiana.
È proprio nel 2025 che cade il cinquantesimo anniversario dalla fondazione del’Azienda Armani. Nata nel 1975 con Sergio Galeotti, socio e compagno in amore, la casa di moda ha saputo esprimere la propria concezione d’arte attraverso capi di abbigliamento, calzature, accessori e gioielli ma anche arredi e design per la casa, con il marchio Armani/Casa. Nella cinematografia, i capi di Giorgio Armani hanno fatto la differenza: nel 1980 hanno vestito Richard Gere in American Gigolò. Inoltre, lo stilista curò i look di diversi film di Martin Scorsese, come Quei Bravi Ragazzi e The wolf of Wall Street. L’Azienda è presto diventata un colosso economico. L’Europa ha contribuito al 49% del fatturato, America e Asia Pacific al 21% ciascuna, mentre il 9% proviene dai restanti mercati.
Si stima che il patrimonio di Giorgio Armani sia tra gli 11 e i 13 miliardi di euro. Lo stilista non ha eredi diretti, ma, all’interno dell’autobiografia “Per Amore”, egli aveva dichiarato: «Anche io un giorno dovrò cedere il comando e concludere il mio percorso di stilista: non avverrà nell’immediato, ma ci penso da tempo, perché voglio che il frutto di tanta fatica, questa azienda alla quale ho dato tutta la mia vita e tutte le mie energie, vada avanti, a lungo, anche senza di me. Il piano di successione l’ho preparato con il mio usuale programmatico pragmatismo e la mia grande discrezione, ma non lo rivelo adesso, perché ci sono ancora».
Riguardo alla storia con Galeotti, lo stilista dichiarò: «È stato il grande, ineguagliato amore della mia vita». Sergio Galeotti, architetto originario della Toscana, non è stato soltanto il compagno di vita di Giorgio Armani, ma la scintilla che ha dato forma alla sua carriera. Fu lui a incoraggiare lo stilista a inseguire il proprio talento e a fondare insieme la maison Giorgio Armani. Una storia intensa, all’insegna della complicità, destinata però a interrompersi troppo presto: Galeotti si spense a soli quarant’anni, negli anni in cui l’Aids era ancora avvolto dal silenzio e dal pregiudizio. «Con lui è morta una parte di me», avrebbe detto Armani. La famosa linea Emporio Armani è stata dedicata proprio a Galeotti, in onore del suo spirito artistico e giovanile.
La fase della maturità è segnata dalla presenza discreta ma fondamentale di Leo Dell’Orco, suo compagno e collaboratore per oltre quarant’anni. Egli conobbe Armani nel 1974 a Milano, in modo del tutto casuale, durante una passeggiata con i rispettivi cani. Da quell’incontro nacque un legame profondo. All’interno della maison, Leo si affermò come figura centrale, diventando uno dei consiglieri più fidati di Armani. Quella che inizialmente fu una collaborazione professionale si trasformò nel tempo in una relazione affettiva stabile, capace di accompagnare lo stilista lungo il percorso della sua maturità personale e creativa. Il filo conduttore del loro rapporto è sempre stato la discrezione: una vita lontana dai riflettori, all’insegna di una privacy che Giorgio Armani ha sempre desiderato e difeso.
Giorgio Armani, dopo una vita dedicata interamente alla moda, aveva lavorato fino agli ultimi giorni nonostante i problemi di salute che già lo avevano costretto, a giugno, a saltare per la prima volta la Milano Fashion Week dopo oltre cinquant’anni di presenza costante. Ricoverato per accertamenti e poi in convalescenza, aveva rassicurato il pubblico con un messaggio ottimista: «Ci rivediamo a settembre». Il gruppo Armani ha comunicato così la morte dello stilista: «Il Signor Armani, come è sempre stato chiamato con rispetto e ammirazione da dipendenti e collaboratori, si è spento serenamente, circondato dai suoi cari. Negli anni ha creato una visione che dalla moda si è estesa a ogni aspetto del vivere, anticipando i tempi con straordinaria lucidità e concretezza. Lo ha guidato un’inesauribile curiosità, l’attenzione per il presente e le persone».
Innumerevoli gli omaggi da parte di attori, stilisti e VIP. Demi Moore, Michelle Pfeiffer, Julia Roberts, Naomi Campbell, Isabella Ferrari, Donatella Versace, Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti sono solo alcuni tra i VIP che hanno ricordato e ringraziato lo stilista. Anche il Sindaco di Milano Beppe Sala, annunciando il lutto cittadino per lunedì 8 settembre, ha dichiarato: «Giorgio Armani è stato e resterà per sempre uno dei massimi rappresentanti della moda italiana e milanese nel mondo. A Milano mancheranno il suo sguardo creativo, la sua partecipazione attiva e il suo sostegno alla vita di questa città.» La camera ardente sarà aperta a partire da sabato 6 settembre. Resterà visitabile fino a domenica 7 settembre, dalle 9:00 alle 18:00, a Milano, in via Bergognone 59, presso l’Armani/Teatro. Su espressa volontà del signor Armani, i funerali si terranno in forma privata.
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