
È arrivato via social l’annuncio della scomparsa del vescovo emerito di Caserta mons. Raffaele Nogaro da parte del vescovo di Caserta mons. Pietro Lagnese, figura centrale nella storia recente della città. “Carissimi fratelli e sorelle della Chiesa di Caserta, con profondo dolore vi annuncio che qualche istante fa ha concluso la sua giornata terrena monsignore Raffele Nogaro. Affidiamo padre Nogaro alla misericordia di Dio e ringraziamo il Signore per averlo donato a tutti noi”, ha scritto Lagnese. Il vescovo è scomparso nel pomeriggio di martedì 6 gennaio, all’età di 92 anni, dopo mesi di serena sofferenza. Notevolissima la risonanza mediatica dell’avvenimento, con personaggi campani e non ad esprimere il loro cordoglio. Roberto Saviano, da sempre ammiratore di Nogaro, ha condiviso sui social queste parole:” La sua fu una Chiesa che non restò in silenzio. Chiese alla Chiesa di smettere di essere fortezza e di tornare ad essere casa: casa accogliente, casa che non chiede documenti all’ingresso ma responsabilità e libertà nel cuore di chi la abita. Se una casa del Padre esiste, lui ci arriva da chi ha imparato, qui, come rendere abitabile il mondo”.
Raffaele Nogaro nasce a Gradisca, frazione di Sedegliano, provincia di Udine, nel 1933. Verrà ordinato sacerdote nel 1958, e vescovo di Sessa Aurunca nel 1982 da Giovanni Paolo II. Tutto il suo lungo ministero si svolse in Campania, che non esitò a definire “la mia terra”, tanto da restarvi anche dopo la fine del mandato. Nel 1990 viene trasferito a Caserta, dove si distinse per la lotta contro la camorra, non risparmiando aspre critiche nei confronti degli amministratori locali. Colpì però soprattutto le gerarchie ecclesiastiche, spesso incapaci, se non negligenti, nel combattere il fenomeno mafioso. Fu un acceso sostenitore della canonizzazione di don Peppe Diana, e si schierò contro la realizzazione delle cave tra Caserta e Maddaloni. Si distinse per il sostegno nell’accoglienza ai migranti, che lo portò ad operare insieme a suor Rita Giaretta della comunità Rut e a padre Alex Zanotelli. Definì la legge Bossi-Fini “disumana”. Nel 2000 la Regione Campania gli conferì il premio “Campania per la Pace e per i diritti umani”, insieme a Nelson Mandela.
Il suo impegno fu proteso anche al pacifismo: fatto, questo, che gli causò gravi scontri con figure istituzionali. Dopo il voto parlamentare che, nel 2001, autorizzava l’intervento militare italiano in Afghanistan, Nogaro criticò aspramente i parlamentari cattolici che avevano votato positivamente, scatenando un duro botta e risposta con l’allora presidente Cossiga. Nel 1999, dopo l’attentato di Nassiriya, pronunciò un’omelia in cui invitava a considerare i morti italiani come vittime, e a non strumentalizzarli in virtù della retorica dell’eroismo bellico.
Magazine Informare lo ricorda con le preziose parole che consegnò al direttore Antonio Casaccio in un’intervista del 2018, che testimoniano la peculiarità e la modernità di “Don Raffaele”: “Continuo ad insistere con la mia gente, con quelli che ho accanto, sull’importanza della disobbedienza civile. La protesta democratica nelle piazze deve assolutamente rinascere”.
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