
Manifestanti fermati, due poliziotti feriti, vetrine spaccate, danni alle automobili parcheggiate e lanci di lacrimogeni. Il bilancio in aggiornamento del corteo in solidarietà con l’anarchico Alfredo Cospito, l’anarchico detenuto nel Carcere Opera di Milano al 41-bis e che sta rifiutando di nutrirsi da più di 100 giorni. Il corteo ha visto sfilare circa 500 persone nel centro di Torino, molti provenienti da tutta Europa.
Segnale importante verso la vicenda di Cospito, lo stanno dando quindi le piazze delle ultime settimane. Piazze e cortei in sostegno allo sciopero della fame di Alfredo Cospito e contro il 41-bis, ci raccontano qualcosa di più di una semplice mobilitazione.
Come abbiamo parlato già sui nostri canali, non poche persone sono convinte che il regime di carcere duro non sia un provvedimento figlio di uno Stato che chiede giustizia, bensì di uno Stato che chiede vendetta. I più garantisti pensano che il 41-bis non debba essere applicato a nessuno, in quanto questo particolare insieme di norme repressive sarebbe una vera e propria violenza legalizzata nelle mani dello Stato e dei suoi ministri.
Il punto di queste critiche è sostanzialmente uno e ripercorre in realtà l’ideale originario di chi ha inventato la norma relativa al carcere duro, Mario Gozzini: provare a concepire il periodo di detenzione come un processo di rieducazione e non di sola repressione, uno Stato che fa giustizia e non vendetta, appunto. Ma i fatti ci ricordano che esiste una parte di paese che pensa che il 41-bis sia un regime carcerario disumanizzante e praticamente ascrivibile alla tortura. Ritornando alle piazze, però, il clima sembra riscaldarsi giorno dopo giorno.
Gli ultimi scontri a Torino, ci raccontano della presenza di anarchici provenienti dalla provincia di Caserta tra quelli identificati dalla Digos di Torino e protagonisti della guerriglia nel corso della manifestazione per Alfredo Cospito e contro il 41bis. Una vera e propria battaglia urbana di cui la redazione di TorinoToday è stata diretta testimone sul campo. Vetrine rotte, auto danneggiate, cartelli stradali divelti, cassonetti incendiati, e lanci di petardi, bombe carta e sassi contro le forze dell’ordine. Il bilancio è di due agenti di polizia feriti e 34 persone fermate ed identificate.
Tra le persone identificate dagli investigatori della Digos, coordinati da Carlo Ambra, attivisti provenienti da Francia, Germania e da varie città italiane, come Imperia, Napoli, Udine, Avellino, Caserta, Roma, Trento, Brindisi. La questura, al termine della giornata, ha emesso undici fogli di via. La polizia ha, inoltre, sequestrato caschi, cesoie, giubbotti, maschere, bombolette spray, nastro adesivo, scudi artigianali e altri dispositivi di protezione.
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