
Un manoscritto ritrovato svela il poema dantesco nella sua forma quasi integrale. Un prezioso manoscritto della Divina Commedia di Dante Alighieri è stato recentemente scoperto in una biblioteca di un collezionista di libri venuto a mancare, in una normale casa di Milano. Questo straordinario codice risale alla fine del XIV secolo ed è composto da 93 carte, disposte su due colonne con rubriche in rosso. Ottimo è lo stato di conservazione, con una legatura moderna in pieno marocchino naturale.
Il manoscritto, che include quasi integralmente il poema dantesco, comprende in fine il Capitolo attribuito a Pietro Alighieri e il Capitolo di Busone Raffaelli da Gubbio, per complessive 93 carte su 94 (manca la carta 25 comprendente i versi 34-139 del Canto XXIX e i versi 1-57 del Canto XXX), disposto su due colonne, 42 righe per pagina, misure 40 x 27 cm.

La scrittura appare nell’insieme di una sola mano, databile tra la fine del XIV secolo e i primi due decenni del XV. Elegante e raffinata la disposizione del testo con rubriche in rosso. Il codice, scritto in Italia, presenta caratteristiche fiorentine. Il codice, che rappresenta una scoperta eccezionale per la filologia dantesca, grazie alla sua integrità e allo stato di conservazione impeccabile, potrebbe rivelare nuove varianti del testo, arricchendo la comprensione della tradizione critica della Commedia.
Con caratteristiche tipicamente fiorentine, questo manoscritto è stato identificato come parte della famiglia dei codici danteschi definita “gruppo dei Cento”, distinta dai codici Strozziani e dalla sezione dei codici derivati dal Vaticano. Il codice presenta tuttavia originali caratteristiche, che il raffronto testuale con altri della stessa famiglia rende via via più evidenti (ma la ricerca è ancora in fieri); sarà assolutamente necessario uno studio più approfondito dei suoi rapporti con l’intera tradizione, anche alla luce delle recenti acquisizioni ecdotiche emerse dalle recenti edizioni critiche di Giorgio Inglese (Carocci, 2016) e di Paolo Trovato (Libreria Universitaria, 2022).
Dal punto di vista linguistico, una prima ispezione consente di confermare l’ipotesi che il codice sia di mano colta toscana, come è testimoniato dal comportamento delle vocali “o” ed “e” toniche (dittongate e talora risolte nel monottongo) dal comportamento delle consonanti doppie (perlopiù conservate), dal comportamento delle palatali (sempre conservate, “c”, “g”, “sci” etc.) dalla scrittura della palatale “l” (=lli), etc.
Codici interi della Divina Commedia non compaiono sul mercato antiquario da decenni; negli ultimi anni si segnalano aggiudicazioni internazionali di singole carte presso Christie’s e Sotheby’s, spesso utilizzate come fogli di rinforzo in legature. L’eccezionalità del ritrovamento è data da almeno tre aspetti, quali l’altezza cronologica del manoscritto (fine XIV-Inizi XV secolo), la sua completezza quasi assoluta e, infine, il suo stato di conservazione.
Questa opportunità unica per vedere un codice che potrebbe offrire nuove lezioni e varianti del poema, rafforzando la nostra comprensione della tradizione dantesca, è stata offerta da Pineider, storica maison fiorentina dedita alla produzione di strumenti di scrittura, carta pregiata e pelletteria di lusso, che nel 2024 celebra i suoi 250 anni.
Grazie alla collaborazione con Finarte, prestigiosa casa d’aste italiana, nella sua sede di via dei Bossi, a Milano, è stato possibile ammirare in anteprima una miniatura inedita del prezioso manoscritto della Divina Commedia. Attualmente, è in corso una trattativa per far sì che il manoscritto possa essere acquisito al patrimonio dello Stato.
Pineider, forte della sua tradizione secolare, ha anche reso omaggio al Sommo Poeta e alla sua opera immortale attraverso un’esperienza immersiva con un workshop di calligrafia in Antico Fiorentino, guidato da Caterina Scardillo, una delle maggiori esperte italiane di lettering e paleografia. Caterina Scardillo, con la sua esperienza su manoscritti storici, ha saputo trasmettere la passione per la calligrafia a livello internazionale.
È notizia di questi giorni, poi, del ritrovamento a La Spezia, nell’Archivio di Stato, di due pagine della prima edizione della Divina Commedia, scoperte durante un trasloco di materiali d’archivio. Si tratta di due pagine dei canti del Purgatorio e del Paradiso, scritte intorno al XIV. Dante, a distanza di secoli, continua ad affascinare.
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