
Essere di Caserta, ma soprattutto essere un giovane di Caserta oggi, vuol dire essere cresciuto con il “mito” della Juvecaserta. Vuol dire avere il rammarico di non aver vissuto quegli anni d’oro del basket, dall’80 al ’90, ma avere comunque intrinseco quei ricordi, immaginare quelle emozioni, attraversare quelle esperienze, grazie ai tantissimi racconti e testimonianze di chi c’era. Di chi ha sudato tutte le finali, di chi ha vissuto il riscatto del meridione inseguendo un pallone da basket e di chi, nel gran finale, sventolava quelle bandiere bianconere a Corso Trieste, Piazza Dante o fuori il “Miracolo dei cento giorni”, la seconda Reggia casertana: il Palamaggiò. “Caserta campione d’Italia”: tutti i più grandi quotidiani sportivi parlavano di uno degli eventi che ha segnato non solo la storia del basket, ma dello sport in generale. Un risultato senza precedenti che grazie alla docuserie “Scugnizzi per sempre” è stato raccontato in modo così vivo e forte, al punto da riaccendere quel fuoco che, col passare degli anni, si è affievolito, senza mai però spegnersi. “Scugnizzi per sempre”, per la regia di Gianni Costantino, prodotta da Rai, narra dell’esperienza umana e sportiva di un gruppo di giovani casertani che, nell’Italia degli anni ‘80 e ‘90, entrò a piccoli passi nel mondo della pallacanestro italiana fino a conquistare la vetta. «Noi non volevamo fare una serie che piacesse a tutti – afferma Gianni Costantino, regista della docuserie – ma che trasmettesse dei valori perché sono quelli che stiamo perdendo».
Quei valori di grinta, forza e determinazione che il regista, insieme agli autori, ha ritrovato nei giovani casertani che hanno preso parte al progetto, ripercorrendo le vite dei cestisti “scugnizzi” che hanno fatto la storia della Juvecaserta: sulle orme di Nando Gentile ed Enzo Esposito. «Sono andato sul territorio – afferma il regista – sia per cercare delle facce che avessero una somiglianza con i protagonisti, ma soprattutto volevo vedere dentro di loro se avessero quella mentalità, la stessa “cazzimma” che avevano Enzino e Nando». «Dal mio punto di vista – afferma Sante Roperto, autore di Scugnizzi per sempre – non credevo che questo tipo di storia potesse trovare uno spazio tra i giovani, perché dagli anni ’80 sono cambiate molte cose, anche il basket stesso. L’aspetto umano, invece, ha trionfato: questi ragazzi degli anni ’80 avevano gli stessi sogni, la stessa grinta e la stessa determinazione dei ragazzi dei nostri giorni».
«Ripercorrere due vite così importanti – afferma Michele Foschino, 18anni, interprete di Enzo Esposito da giovane – per lo sport casertano è stata un’emozione e fonte di ispirazione anche per tanti giovani che, seguendo le orme di Enzino, hanno iniziato a credere in sé stessi, nei loro sogni e nelle proprie capacità. Non tutti hanno delle famiglie alle loro spalle che credono in loro, quindi bisogna porsi degli obiettivi, crederci e dimostrare agli altri quanto vali: questo è stato un insegnamento fondamentale».
«Per me è stato bellissimo – afferma Antonio Formato, 17 anni, interprete di Nando Gentile da giovane – soprattutto perché sono un giovane allievo della Juvecaserta e vedere Nando Gentile tutti i giorni, è stato come incontrare il proprio mito. Inoltre, non mi aspettavo di ritrovarmi coinvolto in questo: è stata una full immersion in una storia che non immaginavo così bella e profonda».
«Io ho vissuto un’esperienza diversa – afferma Federica Struffolino, 18anni, aiuto regia – da quella di Antonio e Michele perché ho lavorato di più nel comparto regia e scenografia. Nonostante sia l’indirizzo dell’Istituto che frequento, ho sempre visto questo mondo molto lontano da me, non ci ho mai creduto. Avere, invece, la possibilità a 18 anni di vivere un’esperienza del genere, a contatto con tanti professionisti, mi ha fatto scattare la scintilla e credere di più nelle mie possibilità: a settembre, infatti, frequenterò la facoltà di cinematografia. È stata una crescita personale, oltre che professionale».
«Il set mi ha aiutato a crescere molto – afferma Vladislav Rykavets, 19anni, autore e cantante della colonna sonora – sia come persona che a livello artistico. Infatti, è stata proprio quest’esperienza a darmi l’ispirazione per lavorare alla colonna sonora della serie». «Noi eravamo un po’ gli scugnizzi sul set. Non conoscevo così intensamente questa storia, qualche volta mi è stata raccontata da mio padre, ma vivendola ho proprio sentito quella voglia di riscatto e spero che sia di motivazione anche per altri giovani che, sentendosi stretti nella piccola Caserta, riescano ad accendere la scintilla per seguire i loro sogni»- afferma Andrea Moretti, 18 anni, aiuto reparto produzione.
Cosa vuol dire rivivere quel mito, oggi, per Caserta?
«Ogni cosa che succede ha il suo tempo – continua il regista Gianni Costantino –, siamo noi che, con gli anni, la mitizziamo. Non vivo a Caserta dal ’90 e ad oggi vedo una città spenta: in quegli anni era accesa. Sicuramente perché c’era lo sport in fermento, ma la sentivi davvero vivere. Adesso questo non accade perché le persone che governano la città vogliono che essa sia in un acquitrino, un “tutto va bene e ci accontentiamo di quel che ci danno”. Noi abbiamo organizzato, in occasione della presentazione di “Scugnizzi per sempre”, un’anteprima a Caserta con oltre mille persone, ma non c’erano i rappresentanti delle istituzioni. Con la serie io non volevo mitizzare Caserta, ma raccontare l’unicità di una parabola che è stato uno dei più grandi avvenimenti che hanno segnato la storia di una città».
Come Marcelletti, anche tu hai puntato tutto sui giovani. Possiamo dirlo vinto questo scudetto?
«Non volevo né vincere, né perdere, però devo dire che mi aspettavo un risultato nettamente inferiore. Poi, per una serie di coincidenza, sta andando davvero benissimo ed è molto apprezzata non solo dalla critica, ma soprattutto dalle tante persone di Caserta e di tutta Italia che si stanno commovendo, ricordando quegli anni e quella realtà meravigliosa che è stata la Juvecaserta» conclude il regista.
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